D-Air lab: proteggere il corpo umano nella vita di tutti i giorni

Traiettorie
mercoledì, 16 luglio 2025 alle 13:00
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Oggi diamo per scontato che chi va in moto sia disposto a spendere i propri soldi e sacrificare il proprio comfort per essere protetto. Non è sempre stato così. Fino agli anni ’70 le tute in pelle erano sottili come fogli di carta e in strada si andava in moto senza casco. Oggi non si può entrare in pista senza paraschiena e non si può fare una gara di alto livello senza airbag. A nessuno verrebbe in mente di andare in giro senza casco e protezioni facoltative come il paraschiena sono ormai diventate uno standard per chiunque vada in moto con un minimo di continuità.

Sviluppo senza sosta

Questo percorso lungo decenni si basa sullo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate e, in parallelo, sulla crescita della sensibilità degli utenti, sempre più consapevoli dell’importanza di proteggersi e disposti a scendere a compromessi. La chiave è trovare il miglior equilibrio possibile tra protezione, comfort e stile. Sicurezza vuol dire far prodotti che proteggano in caso di caduta, ma prima di tutto che siano effettivamente utilizzati. Inutile fare la protezione più efficace del mondo, se poi è troppo scomoda o troppo brutta perché le persone la utilizzino. Il design, in questo senso, svolge un ruolo fondamentale, non solo per sviluppare prodotti il più possibile efficaci e funzionali, ma soprattutto per superare la barriera del rifiuto e rendere il prodotto desiderabile oltre che accettabile.

L'airbag è la frontiera più affascinante

In questo percorso lungo più di mezzo secolo, l’airbag indossabile è l’innovazione che più di tutte promette di cambiare il paradigma e diffondere la sicurezza in tutti i campi. Un dispositivo indossabile che, grazie a un algoritmo che riconosce il movimento del corpo nello spazio e distingue la caduta dalle normali attività, gonfia automaticamente un airbag che protegge il corpo dall’impatto. Una protezione molto maggiore di qualsiasi protettore tradizionale che c’è soltanto quando serve, limitando al minimo l’ingombro.

Dallo sport alla vita di tutti i giorni: una sfida ancora più complessa

La capacità della protezioni airbag di offrire protezione in modo confortevole l’ha resa il candidato ideale per diffondersi al di fuori dei circuiti della MotoGP, entrando nella quotidianità di motociclisti stradali. Ma anche anche  lavoratori e persone anziane. Proprio su quest’idea nel 2015 nasce  D-Air lab  da un’idea di Lino Dainese, fondatore dell’omonima azienda, con l’obiettivo di portare la tecnologia airbag D-Air nella vita di tutti i giorni. WorkAir gilet è l’airbag per i lavoratori in quota. FutureAge è invece una cintura airbag per proteggere l’anca degli anziani in caso di caduta.

Una sfida tecnica enorme

Tanto più ci sia allontana dal mondo professionistico e ci si avvicina a un uso quotidiano e generalista, tanto più diventa difficile sviluppare protezioni efficaci ma, soprattutto, accettabili. Da un lato le persone sono meno disposte ad accettare compromessi per proteggersi. Questo sia per una minor percezione del rischio, sia perché la protezione deve inserirsi all’interno di attività con una maggiore durata e maggiormente integrate con la propria giornata.  Indossare una protezione per il motociclismo sportivo significa indossare qualcosa per poche decine di minuti, dovendo fare una sola attività. Indossare una protezione nella quotidianità significa doverla indossare anche per diverse ore, coprendo un ventaglio di attività molto ampio, e quindi difficilmente tutte compatibili con lo stesso dispositivo. 
A ciò si aggiunge un importante distinguo psicologico. Chi va in moto sceglie deliberatamente di esporsi a un pericolo e vive la protezione come un accessorio per svolgere un’attività di svago, finanche a ostentarla come un simbolo della propria intraprendenza. Un anziano che rischia di cadere non ha questa libertà di scelta, essendo costretto a vivere un rischio quotidiano e rendendo l’acquisto di una protezione una sorta di ammissione dei propri limiti.

Algoritmi sempre più efficaci

Dall’altro lato, sviluppare airbag per le attività quotidiane significa sviluppare algoritmi sempre più robusti in grado di prevedere una varietà di possibili casistiche molto maggiore. Già il motociclismo da strada richiede algoritmi ancora più complessi di quelli della pista.  Si pensi alla varietà di tipologia di moto e stili di guida, alla presenza di dossi, buche e marciapiedi, alla possibilità di portare un passeggero o indossare uno zaino, ma anche di scendere dalla moto per una sosta al bar. La sfida diventa ancora più complessa per applicazioni veramente quotidiane come l’airbag per anziani. Distinguere una caduta da attività normali come sedersi, alzarsi, sdraiarsi, chinarsi ad allacciarsi le scarpe o raccogliere qualcosa, andare in bagno, lavarsi, prendere un autobus, è una sfida tecnica raffinatissima che ha richiesto 10 anni di sviluppo.

La sfida di domani: protezioni ancora più efficaci

Che sia in pista, su strada, in un cantiere o in una casa di riposo, il percorso per creare protezioni airbag sempre più efficaci è ancora lungo e prevede sfide simili da superare. Due gli aspetti principali:

Algoritmo

Oggi ciascuna applicazione richiede un suo algoritmo specifico, di modo da poter essere tarato più precisamente possibile per riconoscere tutti i casi in cui è necessario aprire l’airbag, ma anche tutti quelli in cui non deve accadere. Si pensi all’airbag per gli anziani rispetto a uno per lo sci:  non avrebbe senso addestrare l’algoritmo per la vita di tutti i giorni a reagire a velocità superiori a 100 km/h, ma sarà invece fondamentale istruirlo ad interpretare tutti quei movimenti della quotidianità che potrebbero essere svolti durante l’utilizzo.
Vale esattamente l’opposto per lo sci, dove si può escludere che una persona si sieda in poltrona durante l’uso, ma viceversa potrebbe normalmente effettuare un salto di decine di metri che deve essere riconosciuto in quanto tale. Un unico algoritmo universale, con la capacità di riconoscere l’attività svolta e adattare di conseguenza le proprie soglie di attivazione, è un obiettivo ambizioso a cui puntare, ma, finalmente, quanto meno immaginabile grazie agli straordinari progressi dei modelli di intelligenza artificiale.

Area protetta

L’infortunio alla gamba di Luca Lunetta ad Assen di qualche settimana fa ci ha ricordato quante parti del corpo siano ancora scoperte da protezioni airbag. È interessante notare il parallelismo tra motociclismo e vita quotidiana nel percorso che ha portato all’evoluzione degli airbag indossabili. Il primo prototipo di airbag indossabile di Dainese, nei primi anni 2000, era un gilet che integrava al suo interno un enorme sacco di stampo automotive che copriva tutta la parte superiore del corpo, testa inclusa. Il primo airbag andato sul mercato nel 2011, pensato per un uso in pista, proteggeva solo la spalla, ossia quella parte del corpo che non è possibile proteggere efficacemente con le protezioni tradizionali per una combinazione di energia di impatto.
Spesso la spalla è la parte del corpo su cui si riatterra dopo un highside ma c’è bisogno di garantire al pilota la necessaria mobilità. La concentrazione dell’airbag su una parte del corpo specifica ha permesso di massimizzarne il vantaggio e diffonderne l’utilizzo, iniziando un percorso di familiarizzazione con la tecnologia che ha portato negli anni successivi alla commercializzazione del primo airbag da strada, con una protezione su tutto il torace e la schiena. In seguito ha permesso lo sviluppo di nuovi airbag da pista con protezioni airbag sempre più estese. 

La protezione airbag per anziani

Lo sviluppo della protezione per anziani ha seguito un percorso simile. Anche qui il primo prototipo, nel 2014, era costituito da un gilet con un airbag che copriva tutta la parte superiore del corpo. Sicuramente più efficace in senso stretto, ma inaccettabile dal punto di vista del comfort. È così che, 10 anni dopo, FutureAge è andato sul mercato come protezione specifica per le anche. E’ la parte del corpo che rappresenta il massimo rischio per la popolazione anziana, con tassi di mortalità di quasi il 30% entro l’anno. E’ sviluppata per essere quanto più leggera, sottile e discreta possibile, così da potersi inserire senza disturbo nella quotidianità delle persone. 

Cosa promette il futuro

Come accaduto per gli airbag da motociclismo, anche per gli anziani si prevede un futuro in cui l’aumentata consapevolezza del rischio e il continuo miglioramento tecnologico permetteranno di ampliare nuovamente l’area protetta, coprendo non solo l’anca ma anche altre parti del corpo, come la testa o le spalle, potenzialmente a rischio in caso di caduta.
(L'autore Marcello Bencini è Executive Director di D-Air Lab)

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