Corsedimoto ha intervistato il due volte campione del mondo SBK: abbiamo parlato della sua stagione, del discusso tema zavorra, del futuro e di altro ancora.
Alvaro Bautista sta incontrando delle difficoltà nel Mondiale Superbike 2026, finora non ha ottenuto i risultati che lui e il Barni Spark Racing Team desideravano. Nella classifica generale è nono con 109 punti, con un solo podio all'attivo. Lo spagnolo continua ad essere pesantemente condizionato dalla zavorra da 6-7 chili che deve portare sulla sua Ducati Panigale V4 R e non riesce a guidare come vorrebbe. C'è stato anche un infortunio a rallentare il suo percorso. Ne abbiamo parlato direttamente con lui.
Superbike, Corsedimoto intervista Alvaro Bautista
Alvaro, innanzitutto come stai? Le condizioni del tuo piede destro (malleolo, mesopiede e calcagno fratturati a Most) quali sono?
“Sto bene, durante questa lunga pausa estiva mi sto godendo la mia famiglia. Il piede va meglio. Ho fatto un recupero rapido all’inizio, ma adesso per sgonfiarlo completamente richiede un processo molto più lento. Comunque, mi permette di fare tutto con normalità”.
Tra test invernali rovinati dalla pioggia, l’infortunio e la solita zavorra il 2026 non è stato facile per te. Come valuti la tua stagione?
“Avevo iniziato l’anno senza avere aspettative specifiche, però pensavo che sarei andato meglio rispetto a quanto sono riuscito a fare finora. È una stagione difficile. Nei primi test non siamo riusciti a girare, quindi non ho potuto a lavorare con la nuova squadra, non abbiamo raccolto dati, non ho preso fiducia con la nuova moto. Sono arrivato alle gare senza aver trovato il feeling per spingere, a volte sono riuscito a spingere di più e altre volte non capivo perché non potessi farlo. La zavorra non aiuta per niente, ovviamente. E l’infortunio è stato un altro problema in più a cui pensare. Come pilota e come persona mi sento bene, però i risultati non stanno arrivando. Stiamo lavorando al massimo, il team Barni sta dando tutto per aiutarmi, ma non è ancora arrivato il feeling per avere i risultati che vorremmo”.
Nel Mondiale Superbike 2026 la Ducati ha portato in pista una nuova Panigale V4 R: si è rivelata nettamente superiore alle altre moto, ma non sembra averti aiutato nella gestione della zavorra.
“Il modello vecchio si adattava meglio al mio stile di guida, siamo nati praticamente insieme, abbiamo debuttato entrambi nel WorldSBK nel 2019. Sono stato io il riferimento nello sviluppo, era una moto che sentivo mia. Mettendole la zavorra andava peggio, però c’era una base adatta a me ed ero meno condizionato dall’extra-peso. La moto nuova è stata fatta per i piloti un po’ più alti e pesanti, è più grande della precedente. Sicuramente il forcellone bi-braccio ha dei vantaggi, però nella mia condizione è più difficile sfruttarli. La base è diversa, io sono piccolo e avendo anche la zavorra faccio ancora più fatica. Gli altri piloti Ducati vanno forte, quindi io e la squadra dobbiamo trovare la maniera di estrarre più potenziale da una moto che ha dimostrato di essere molto competitiva”.
Per quanto riguarda la distribuzione della zavorra, non avete ancora trovato una configurazione standard da portare avanti.
“No, stiamo ancora lavorando. È stato fatto un nuovo forcellone e penso che mi possa aiutare. A Donington Park avevo una moto diversa ogni giorno. Si pensa sempre di poter migliorare e più volte abbiamo fatto dei cambiamenti in vista delle gare, non sempre hanno funzionato. Quest’anno stiamo provando tantissime soluzioni, perché non abbiamo ancora una base che possa funzionare in tutte le condizioni”.
Bautista racconta la sua stagione SBK 2026
Cosa speri per l’ultima parte della stagione SBK 2026?
“Sto lavorando su me stesso per migliorare come pilota, perché si può sempre imparare qualcosa su determinati aspetti. Ad esempio, voglio cercare di adattare meglio lo stile di guida per riuscire a sfruttare di più il potenziale della nuova Ducati. Poi a livello tecnico spero di trovare una soluzione assieme alla squadra. Sono molto contento del team Barni, vedo tanto impegno, nessuno si abbatte e spero che insieme riusciremo a migliorare. Vorrei trovare una buona base per spingere forte. Col mio fisico piccolo il mio margine per lavorare bene con la moto è abbastanza ristretto, devo trovare il modo di restare dentro quel margine per ottenere il massimo dalla moto. Sono in una situazione in cui devo avere tutto perfetto per poter essere competitivo. Come risultati non ho aspettative particolari, ho tanta voglia di lavorare e di essere veloce. Io mi sento bene, di poter essere forte, dobbiamo trovare ciò che ci manca. Spero di fare un passo in avanti tra Magny-Cours e Cremona”.
Nei giorni scorsi sono stati comunicati dei cambiamenti nel regolamento del Mondiale Superbike e sui social network hai evidenziato che non è stata cancellata la regola sul peso minimo che ti sta tanto condizionando dal 2024. Ti aspettavi che venisse fatto qualcosa? “No, non mi aspettavo che togliessero quella regola. So che, fino a quando non resterò a casa, non la toglieranno. Come ho già detto altre volte, è una regola stupida, colpisce solamente me e non ha senso con queste moto così pesanti. L’hanno introdotta senza sapere quali conseguenze avrebbe avuto mettermi una zavorra sulla moto. Quasi tutte le persone che hanno deciso di approvarla non sanno cosa significhi andare a 300 km/h e avere 6-7 kg in più quando freni, quando affronti una curva, quando acceleri… È facile stare sul divano e dire ‘Bautista vince troppo, mettiamogli una zavorra perché è l’unico pilota piccolo e vediamo se così lo fermiamo’. È vero che sul rettilineo posso avere un vantaggio, però nelle curve faccio più fatica rispetto ai piloti più grandi. Ci sono sempre pro e contro nello sport, ma in questo caso hanno deciso di togliermi tutti i pro e di peggiorare ulteriormente i contro. Non mi aspettavo che la regola sul peso minimo venisse abolita, perché so che i tecnici che si sono occupati di introdurla non capiscono niente di cosa significhi guidare una moto. Io comunque continuo la mia battaglia per cercare di farla togliere, lo faccio anche per i giovani che hanno un fisico simile al mio e che in futuro rischieranno di essere penalizzati”.
Più volte hai sottolineato che la zavorra comporta anche un problema di sicurezza per te.
“Esatto, avendo più peso sulla moto aumenta l’inerzia nelle curve e sono più soggetto al rischio di cadere e di farmi male. La maggioranza delle mie cadute è avvenuta per questo motivo, la maggiore inerzia mi porta sempre verso l’esterno quando affronto le curve. Quando mi sono rotto il piede a Most, la caduta è avvenuta proprio per questo tipo di dinamica”.
Per il 2027 la tua intenzione rimane quella di correre?
“Mi sento bene fisicamente e mentalmente, ho ancora voglia di correre e di migliorare. Sto spingendo al massimo, ma vediamo cosa succederà. I risultati sono importanti per poter continuare: lo sono non solo per me, ma anche per la squadra e per gli sponsor. La voglia di andare avanti ce l’ho e intanto voglio godermi le ultime gare della stagione, perché so che quelle le faccio. Poi non so se nel 2027 avrò il posto o meno”.
Bautista continuerà a correre col team Barni Spark nel 2027?
Con il team Barni Spark state già parlando del futuro?
“Con Barni sta parlando il mio manager Simone Battistella. È chiaro che servano risultati per poter proseguire. Stiamo aspettando qualche gara per vedere se riusciamo a trovare un buon feeling. Il 2027 sarà un anno con delle novità, a partire dall’arrivo di Michelin come nuovo fornitore di gomme. Dopo il round a Magny-Cours avremo un test con gli pneumatici Michelin e voglio provarli per capire bene la situazione. Se faccio il test, non mi piacciono e non sono competitivo, allora potrei essere io a decidere di restare a casa. Ma se dovessi trovarmici bene, mi piacerebbe continuare. La mia priorità è restare nel WorldSBK. Se dovessero arrivare altre proposte, le valuterò”.
Ti aspettavi di vedere il tuo compagno Yari Montella così competitivo quest’anno?
“Sinceramente, prima che iniziassimo la stagione avevo detto che Yari sarebbe andato forte nel 2026. Non mi ha sorpreso del tutto. È un pilota giovane e con molto talento, era andato forte in Supersport e aveva un anno di esperienza in Superbike. Avevo la sensazione che sarebbe stato competitivo e, infatti, sta disputando una stagione incredibile. Mi complimento con lui per quello che sta facendo. Gli manca qualcosa per essere vicino a Bulega e Lecuona, però penso che nel finale di campionato si avvicinerà”.
Mondiale Superbike 2026 un po’ noioso: troppo brava Ducati o hanno fatto troppo poco gli altri costruttori?
“Penso che per il 90% sia dipeso da una concorrenza che è rimasta troppo ferma. Ducati continua a lavorare per migliorare e i risultati si vedono. Il potenziale della moto è alto, ma anche quello dei piloti. La Panigale V4 R è super competitiva, però non si guida da sola, Ducati ha diversi piloti forti che riescono a stare davanti. Forse, agli altri marchi manca sia investire di più nello sviluppo delle moto sia spendere di più per ingaggiare piloti di livello più alto. Non dico che non abbiano dei piloti bravi, ma per vincere serve prendere piloti vincenti. Poi per me resta ingiusto che un costruttore che ha lavorato meglio debba subire delle penalizzazioni, come la riduzione di flusso carburante o di giri motore, però è stato deciso così”.
Chiudiamo con la MotoGP. In questo momento, ci sono almeno cinque piloti in lotta per il titolo. Ti aspetti che alla fine sarà Marquez a prevalere o è possibile una sorpresa?
“Marc è quello che ha più possibilità di vincere il campionato, però uno che non voglio scartare è Ogura: mi sta piacendo tanto, è un pilota veloce e intelligente, sa gestire molto bene le gare. Sarà un bel rivale di Marquez. Non voglio dimenticare neanche Martin, sappiamo tutti che è velocissimo, ma dobbiamo vedere se si troverà bene con la moto nelle prossime piste. Sarà un campionato interessante e divertente da seguire: forse a vincere non sarà il pilota più veloce, bensì il più furbo. Il calo di Bezzecchi? C’è stato un mix di sfortuna ed errori. Ovviamente, anche la pressione fa la propria parte. È diverso quando sei tu a cacciare rispetto a quando vieni cacciato, diventa normale sentire un po’ di pressione. L’importante è tenere duro nei momenti difficili e saper reagire”.
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