Nel GP Olanda 1983 ad Assen Franco Uncini venne investito da Wayne Gardner e rischiò di morire. Era campione del Mondo della 500 GP, la top class di allora. Questa è una storia del Motomondiale nota a tutti. Quello che nessuno conosce è un retroscena di quella drammatica giornata legata al mondo della TV e dei giornali.
Prologo
La pay tv in Italia ha cambiato il modo di seguire lo sport dall'estate del 1993, quando Tele+ cominciò a trasmettere le partite di calcio in diretta. Prima di allora il calcio in diretta era solo radiofonico, attraverso "
Tutto il calcio minuto per minuto" che dalle 14:30 alle 16:15 di ogni santa domenica teneva le radioline incollate all'orecchio di milioni di persone. La TV in Italia è nata nel 1954 e fino al 1992 i gol si vedevano solo nel tardo pomeriggio in trasmissioni diventate celebri come "
90° Minuto". In realtà in Italia qualcuno vedeva le partite in diretta da vent'anni prima dell'arrivo della pay TV. Un manipolo di ingegneri toscani aveva trovato il modo di intercettare il segnale dai ponti di trasmissione RAI, rivendendo abusivamente le immagini. Clienti VIP e club di tifosi gustavano il calcio in diretta in barba alle contromisure RAI: ogni oscuramento del segnale attraverso sistemi di criptaggio sempre più complessi veniva sempre aggirato con ingegno e astuzia. Era legale? No. Infatti Mario Sussi, uno degli artefici, ha raccontato questa storia solo anni dopo in "
90 minuti in Paradiso, la diretta del calcio quando ancora non c'era". Questa affascinante spy story è la fotografia di televisione, calcio e costume degli anni '70-90. E' pubblicato da CDM Edizioni (l'editore di Corsedimoto) nella collana "Mediamente".
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E che c'entrano Uncini e le moto?
Mario Sussi, fra le altre cose, nel 1974 aveva fondato TV4, una delle prime TV "libere" (per usare la definizione di allora) operanti in Toscana. Lì dentro ho mosso i primi passi nel giornalismo. A 17 anni conducevo il seguitissimo programma di approfondimento sul calcio della zona, ogni lunedì alle 20.30. TV4 era, ovviamente di nascosto, l'epicentro dell'incertettazione dei segnali che la Rai si scambiava fra le varie sedi. Si trovava a Castelfiorentino, un paese nel centro della Toscana, proprio sulla direttrice nord-sud di collegamento fra le sedi di Roma, Milano e Torino. Mario Sussi e i suoi avevano costruito antenne per captare il segnale ma soprattutto il decoder (ovviamente fuorilegge) che serviva per decifrare i codici di protezione che la RAI utilizzava per proteggere le immagini. Che non erano solo di calcio, ma di ogni genere, anche fuori onda: a Castelfiorentino hanno intercettato per anni le conversazioni private di giornalisti, direttori, annunciatrici. Negli anni '80 solo alcuni del GP del Motomondiale venivano trasmessi in diretta dalla RAI. Il GP d'Olanda 1983 non venne programmato. Vederlo di nascosto era l'unica possibilità.
Vedere il GP che nessuno vedeva
Gli studi di TV4 erano ospitati nella soffitta praticabile della Casa del Popolo di Castelfiorentino. Una zona franca per le intercettazioni delle partite: il Partito Comunista Italiano lì viaggiava oltre il 70% e nessuna autorità poteva immaginarsi che partisse tutto da lì. Arrivai di primo mattino per vedermi quel GP d'Olanda che in Italia nessuno avrebbe visto: 50, 125, 250, sidecar e infine la 500. Una scorpacciata di gare, come usava allora. Era sabato 25 giugno 1983. La 500 partì alle 15:20. In pole c'era Kenny Roberts mentre Franco Uncini, campione in carica con la Suzuki del team Gallina, scattava dalla quinta casella. Al termine del primo giro Uncini transitò sul traguardo dietro a Spencer, Katayama, Mamola e Roche. Allora Assen non era come adesso. Dopo il traguardo c'era una Esse velocissima, poi un rettilineo di due chilometri in direzione del centro città. La prima curva, denominata Bedeldyk, era una destra a 90° gradi che con la 500 affrontavano in prima. Uncini in accelerazione perse il controllo e dopo l'highside rimase in mezzo alla pista.
La tragedia sfiorata e il caso giornalistico
Franco tentò di strisciare carponi verso il bordo pista. Roberts, Middelburg e Fontan riuscirono ad evitarlo, stringendo la traiettoria. Ma Wayne Gardner, con la visuale coperta, lo prese in pieno. Un impatto terribile, proprio sulla testa di Uncini che venne sbalzato lontano e restò esanime. Per miracolo ne uscì vivo e dopo alcuni giorni di coma si riprese. Più avanti sarebbe tornato a correre, sempre in 500. In quel punto molto lontano dal paddock non c'era nessun fotografo. Motosprint in pista aveva uno dei maestri dell'epoca, Franco Villani, ma si era appostato in un punto più caratteristico. Nessuno aveva la fotografia dell'incidente. Ma ce l'avevo io, da 1200 chilometri di distanza. Infatti le gare le vedevo e le registravo, per potermi appuntare con calma la classifica dalla sovrimpressione finale. Capii che avevo in mano qualcosa di eccezionale. Corsi a casa a prendere la Olympus che utilizzavo per raccontare le gare dell'europeo velocità per Motosprint. Tornato in studio, fotografai il video ed avvertii il capo redattore che avevamo tutte le foto dell'incidente, prese dalla diretta TV che nessuno in Italia aveva visto.
Il ragazzino fortunato
Sul momento non capirono bene cosa avessi in mano, perché le foto sulle riviste di quel periodo erano il tratto artistico e nessuno si sognava di fotografare una diretta TV, che per giunta al giornale non avevano visto. La sera del sabato spedii il rullino a Bologna, via fuorisacco, cioè una posta speciale in uso ai corrispondenti per far arrivare foto e testi alle redazioni. Viaggiava per ferrovia, sui vagoni postali, e i commessi dei giornali andavano a ritirarla in stazione. Motosprint, che allora usciva il giovedi mattina, fu l'unico giornale del mondo a poter mostrare la fotosequenza dell'incidente, anche se con immagini un pò "sgranate" perchè ripresa dai fotogrammi TV. Titolo di copertina: "Che paura! Attimo per attimo il dramma di Uncini". Quegli attimi li avevo catturati io.
Epilogo
Motosprint pubblicò quindici fotogrammi nelle pagine interne, più quello in copertina, per attualizzare un ritratto d'archivio di Franco Uncini. Il
mio nome non figura da nessuna parte. Collaboravo con Motosprint da pochi mesi e mi mandavano a seguire l'Europeo, una serie minore. Ero l'ultimo arrivato, il ragazzino alle prime armi. Mettere il becco nella copertura del Motomondiale non era affare da principianti. A quei tempi le redazioni erano un pò caserme, certi spazi te li dovevi guadagnare. A volte non non bastavano neanche gli scoop clamorosi.