Iannone fuori dai radar? Perchè il sistema Superbike gli gioca contro

Paolo Gozzi Blog
domenica, 31 agosto 2025 alle 10:41
iannone
Andrea Iannone, il pilota di gran lunga più conosciuto e mediatico di questa epoca Superbike, non ha ancora una moto per il Mondiale '26. Se lo racconti fuori dai confini del motociclismo, non ci credono: com'è possibile che piloti senza un nome, un passato e probabilmente neanche un futuro siano nei piani di Costruttori e team, e lui no? Iannone è una bella "storia". E' stato per sette anni protagonista in MotoGP con tre squadre di spicco (Ducati, Suzuki e Aprilia) e nel Motomondiale ha vinto 13 GP. In top class spesso è stato un brutto cliente anche per campionissimi. Poi è rimasto quattro anni fermo per una contestata (e contestabile) squalifica. E' ripartito dalla Superbike: non dalla porta principale ma con la piccola Go Eleven, una delle strutture più familiari del paddock, con una Ducati privata. Sognava di tornare veloce e di vincere ancora: due sfide difficilissime, centrate entrambe.

Il piano sta saltando?

Il terzo obiettivo era riconquistarsi la fiducia di un team ufficiale, cioè tornare a gareggiare ad armi pari coi migliori. Ma questo, al momento, è un traguardo ancora lontano. Forse irraggiungibile, eppure fondamentale. Nella Superbike di oggi Una gara miracolo ci può stare: ad Aragon '24 Iannone riuscì a mettere tutti in riga, tornando a riassaporare il dolce sapore del successo ch mancava da Zeltweg 2016. Quando in MotoGP, da ufficiale Ducati, aveva beffato all'ultima curva Marc Marquez e Andrea Dovizioso, aprendo l'era trionfale della Rossa che dura ancora oggi. Andrea sperava che l'ottavo posto da privato sarebbe stato il trampolino. Invece è stato costretto a rinnovare per il secondo anno con Go Eleven, perchè alternative migliori non c'erano. Adesso pare anche peggio: il piano di rilancio rischia di finire su un binario morto. Neanche Go Eleven lo vuole più.

Scelte incomprensibili

Eppure restano ancora tre Superbike ufficiali libere: una Yamaha, una Honda e una BMW. Andrea Iannone ha affidato il suo futuro nelle mani di Gelete Nieto, manager d'esperienza nel paddock MotoGP ma con pochi agganci in Superbike. Le trattative finora non hanno dato esito, anche se per motivi diversi le alternative non sembrano all'altezza della candidatura del pilota italiano. Come può Yamaha pensare a Can Oncu, un ragazzino senza alcuna esperienza in top class, la Honda ad un comprimario come Somkiat Chantra e la BMW ad un Miguel Oliviera? A 36 anni Andrea Iannone può ancora girare intorno a tutti e tre, a parità di moto. E allora perchè nessuno gli dà fiducia?

Il sistema gioca contro

L'abruzzese è un pilota esigente, con una "cultura" agonistica da ex MotoGP, per cui pretende il massimo. Ha un carattere difficile, a volte da star, ma quanti campioni sono "facili" da gestire? Nessuno, probabilmente. Troy Bayliss è ancora oggi idolo appassionati, ma tante volte - a serrande abbassate - ha lanciato il casco contro le pareti del box Ducati. Max Biaggi era "facile"? No, ma ha vinto sei Mondiali, l'ultimo in Superbike a 41 anni. Per non parlare di Noriyuki Haga, Carl Fogarty, Colin Edwards: piloti stravaganti, dal carattere ruvidissimo. Gestirli era una bega enorme, sotto molteplici profili. Iannone non è peggio. E' la Superbike che è cambiata. Diciamola tutta: al tempo della gestione Flammini un personaggio così avrebbe avuto il tappeto rosso steso davanti. Il vecchio "sistema" avrebbe approfitto della notorietà di Andrea (anche in mondi diversi) da opporre ai nomi del Motomondiale. La Superbike di oggi, semplicemente, non ne ha bisogno.

Meglio andare con il profilo basso

Nell'immaginario di noi appassionati "Superbike" evoca ancora il concetto di "grande Mondiale alternativo". Ma dal 2013, cioè da quando ai Flammini è subentrata Dorna, non è più così. Ai vecchi tempi l'obiettivo era erodere spazio ai GP, e i fratelli romani c'erano riusciti, tanto che Dorna dopo aver combattuto per vent'anni si è dovuta comprare tutto. Adesso il piano aziendale è che la Superbike debba vivere onorevolmente, perchè se va troppo giù diventa di nuovo un problema. Ma non deve fare "chiasso", cioè creare turbativa all'asset principale MotoGP. Hanno fatto sparire le gare di contorno, che pure sono sempre state organiche al Motomondiale, figuriamoci la Superbike: deve esserci, ma "stare al suo posto". Il calendario di soli dodici round (la MotoGP ne ha 22...) ormai quasi tutto concentrato in Europa, è il cardine di questa politica del basso impatto.

Iannone sarebbe un problema

Provate a immaginare quanto interesse desterebbe un Andrea Iannone che in Superbike vincesse le gare e si giocasse il Mondiale. Diventerebbe immediatamente il personaggio capace di interessare anche il pubblico che di solito non segue il motociclismo. La MotoGP, tramortita dal dominio di Marc Marquez e oggi come oggi priva di piloti italiani particolarmente carismatici, ne soffrirebbe moltissimo. Ecco perchè Andrea Iannone, al momento, è fuori dai radar dei mercato piloti. Se alla fine della fiera decidesse di uscire di scena per occuparsi di altro, sicuramente nel paddock della Superbike pochi piangeranno: nè il promoter, tantomeno gli avversari che si toglieranno un insidia di torno.

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