Diversamente Disabili, alziamo l'asticella? Oltre la moto, c'è tutta una vita

Paolo Gozzi Blog
lunedì, 07 settembre 2026 alle 16:08
Diversamente Disabili
"Pensa a quello che devi fare, stai concentrata". L'indicazione dell'istruttore è identica a quella del capomecannico che accompagna sullo schieramento un pilota della MotoGP. Ma gli occhi della bellissima ragazza che viene alzata a braccia e rimessa in sella ad una moto brillano più dello sguardo dei campioni.
Vivere il paddock nelle giornate organizzate dalla Di.Di (Diversamente Disabili) ti travolge di emozioni come seguire una gara vera. Non è la prima volta, eppure c'è sempre qualche particolare che ti stupisce, ti emoziona o magari ti commuove. A Vallelunga l'associazione creata nel 2013 da Emiliano Malagoli e Chiara Valentini ha ulteriormente allungato la lista di ragazze e ragazzi, di ogni età, che nonostante disabilità anche serie, sono tornati in moto. Ormai sono oltre 550, e a poco meno della metà non è bastata una due ruote normale, perchè hanno pure ri-cominciato a correre in pista. Da dodici anni Di.Di organizza campionati di motovelocità sia in Italia che a livello Europeo.

L'acceleratore e una risata

L'aspetto più coinvolgente di queste giornate non è solo la determinazione e la voglia che ci mette chi ha subito duri colpi dalla vita. Ma la capacità di ritrovare l'ironia e il sorriso, nonostante tutto. Se senti di nuovo una moto ruggire sotto al culo, se hai tagliato il traguardo in pista, un braccio che manca o le gambe che non funzionano non solo più limiti, ma opportunità. "Ho perso la gamba e ho cominciato a vivere" è il mantra di Emiliano Malagoli. C'è anche chi ci scherza su. "Non prendere il cordolo, perchè puoi cadere, e se te lo dico io.." è la convincente indicazione di un istruttore in carrozzina. "Perchè Valentino Rossi è un pilota fantastico, ma non saprebbe come rimettere in moto un amputato. Per cui i nostri insegnati hanno ciascuno la stessa identica problematica degli allievi". Chiaro?

Dalla moto alla vita

I ragazzi della Di.Di hanno vinto la sfida più folle e più difficile: tornare in moto, e perfino a correre. Standoci accanto, ti viene da pensare: che succede quando tornano a casa dopo una giornata cosi, quando la moto non può essere accesa, e la vita ricomincia a scorrere a velocità normale? Le strade, le scuole, i teatri, i mezzi pubblici e tutto il resto funzionano bene come il paddock, le moto e la pista durante un evento dellla Di.Di? Domanda scontata: no, purtroppo non ancora. E quindi il prossimo traguardo da tagliare per l'associazione potrebbe essere farsi motore di un cambiamento ancora più radicale: se siamo tornati in moto, utilizzando al massimo le parti del corpo che ci sono rimaste, perchè non possiamo gustarci liberamente un concerto, uno spettacolo, passeggiare in una città senza scalini, usare facilmente tutte le cose che usano i normodotati? Questi ragazzi sono testimonial formidabili: se sono stati in grado di tornare a correre, gli scassati possono anche riaggiustare il mondo.
Di.Di foto di famiglia a Vallelunga

Un appoggio importante

Le iniziative di Di.Di hanno preso ulteriormente slancio dal 2019 grazie anche al supporto di SpecialMente, il programma di Corporate Citizenship sostenuto da BMW Italia. A Vallelunga le attività sono state supportare da 25 volontari di BMW Roma. "Essere qui oggi è motivo di orgoglio perché ci permette di vivere un’esperienza che esprime valori nei quali crediamo profondamente" ha commentato Salvatore Nanni, direttore generale della Filiale. SpecialMente è nata tanti anni fa per impulso di Alex Zanardi, che adesso è rappresentato dal figlio Niccolò, nuovo ambassador del progetto. Le attività sociali sostenute da BMW Italia non solo unicamente legate all'Automotive, ma patrocinano anche cultura e momenti inclusione.

“Make Life An Inclusive Ride”

E' questo il claim caro a Bmw e significa che la libertà di andare in moto non dovrebbe conoscere barriere. Quindi, figuriamoci il resto. Dalla pista alla vita: potrebbe essere questa la nuova emozionante sfida per Di.Di?
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