C'è la
MotoGP delle chiacchere: Marc Marquez non sta bene, guida con un braccio solo, vince solo dove si gira a sinistra. Poi c'è la MotoGP delle aspettative: Bezzecchi record mette pressione, Aprilia può vincere anche dove Ducati è favorita . Poi arriva il GP che rimette a posto le cose: quando i semafori si spengono e i motori urlano, le chiacchere vanno a zero. La MotoGP vera smentisce i sofismi della vigilia.
Marc Marquez ha sbancato il Motorland Aragon per l'ottava volta, facendo un pieno di punti che lo lancia a gas spalancato alla conquista del decimo Mondiale. Lo dicono i numeri e il trend che analizzeremo qui sotto. Tutti i dubbi emersi dopo la prestazione incolore di Silverstone, appena dieci punti conquistati contro 32 del battistrada iridato Jorge Martin, sono svaniti come nebbia al sole. "Marc non sta bene" sosteneva il mainstream. "Nonostante gli interventi chirurgirci, a 31 anni non è più lui."
Marc si prende gioco di tutti anche fuori dalla pista?
Dopo Silverstone, era venuto il forte sospetto che fosse lo stesso pilota ad alimentare queste voci. Pensateci bene: quale campionissimo di qualunque sport, se non è in forma, o peggio ha problemi cronici, lo va a sbandierare a tutti, avversari compresi, per giunta nella fase decisiva di un campionato? Nessuno. In Gran Bretagna la prestazione non c'era stata perchè la Ducati su quella pista mai troppo favorevole era andata più in crisi del normale, in particolare non riuscendo a sfruttare la particolare allocazione di gomme Michelin. Il Marc di un tempo si sarebbe buttato in terra tentando di sistemare le cose, invece si era accontentato di un settimo posto. Pura strategia: se non fa errori, questo Marquez vince il decimo Mondiale anche facendosi bastare banali piazzamenti, se e quando il pacchetto tecnico non lo assiste. Dopo quanto abbiamo visto ad Aragon, risulta molto difficile credere che Marc non sia già tornato top della forma. Non si può guidare una MotoGP come l'ha guidata lui questo fine settimana se non sei integro.
L'inerzia del momento
Il dato di partenza è la particolarità della classifica Mondiale corrente: Jorge Martin comanda con 237 punti, cioè ha una media punti di 18,2 sul massimo di 37 fra Sprint e GP. La media è bassa dperchè i tre piloti che si giocheranno il titolo, cioè Martin, Marquez e Bezzecchi, hanno dovuto affrontare parecchi imprevisti. Jorge ha cominciato senza test. Marc si è fratturato nella Sprint al Le Mans perdendo due GP, quello di Francia e il successivo in Catalogna, rientrando a tempo di record e sicuramente non al meglio al Mugello. Bezzecchi è partito con tre vittorie in tre GP ma poi si è beccata la squalifica in Olanda ed è rimasto fuori per frattura in Germania. Dopo l'infortunio, cioè dal GP Italia in qua, Marquez ha fatto 180 punti (con 4 vittorie) contro 129 di Martin (zero vittorie) e 90 di Bezzecchi, che ha vinto l'ultima proprio al Mugello. L'inerzia spinge il ducatista.
I dettagli e la superiorità
Con la doppietta di Aragon Marquez ha superato Bezzecchi ed è piombato a soli 19 punti da Martin. Lo spagnolo ha vinto un solo GP (Francia), un pò poco per tenere testa a due avversari che molto spesso vanno più forte di lui. Restano nove GP, forse otto perchè il Qatar rischia la cancellazione. Dunque restano 337 oppure 296 punti da assegnare. Aprilia ha due assi sul tavolo, contro uno della Ducati, ma chissà se è un vantaggio, perchè la concorrenza interna rischia di diventare un problema che nell'altro box non avranno, visto che l'unico ducatista che in questa fase regge il passo è Alex Marquez, il fratello di chi si gioca il Mondiale. Le prossime piste, Misano e Zeltweg, sono destrorse. In Romagna MM93 ha vinto anche con un braccio operato male e sulla seconda la Desmosedici ha fatto sempre una bella differenza. Ribadisco il concetto espresso dopo Silverstone: Marc Marquez è più favorito che mai per la vittoria di questo Mondiale.
Marc vince facile?
Intanto ha dominato il Motorland con una superiorità solare. Sabato
ha fulminato Becchezzi con una partenza magistrale, risultato di una staccata da fuoriclasse. Gli è bastato un colpo, uno solo, per cancellare la pole record dello sfidante. Nel GP aveva lo stesso piano, ma l'abbassatore rimasto innescato per tre curve ha mandato in fumo il sorpasso e rimescolato le carte. Senza quell'inconveniente il pomerriggio sarebbe stata una noia mortale. Invece ci siamo divertiti cinque giri e mezzo, il tempo che Marquez ha impiegato per recuperare terreno e infilare il Bez in pieno cambio di traiettoria destra-sinistra-destra, come se l'Aprilia fosse stata ferma. E meno male che non è più lui...
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