A Jerez si chiude un Mondiale Superbike di luci e ombre, davanti ad un pubblico sparuto. Una volta c'erano i 120 mila di Brands Hatch: il grande Giovanni di Pillo ci riporta indietro nel tempo. In occasione dell'uscita dell'attesissima biografia di Giovanni di Pillo, in libreria dal prossimo 31 ottobre (pre-ordini su
Amazon Libri), sul nostro canale YouTube CorsedimotoTV vi proporremo un'emozionante viaggio video attraverso le tappe della carriera del telecronista più amato del motorsport. Qui sopra vi anticipo qui sotto un breve frammento: il grande Gio ci parla della
Superbike di qualche anno fa e dei suoi appuntamenti principe. In particolare Di Pillo racconta e ci porta dentro l'atmosfera di Brands Hatch, alle porte di Londra. Un tracciato entusiasmante, vecchio stampo, preso d'assalto da 120 mila spettatori. Il parallelo con il Mondiale di oggi rivela una realtà completamente diversa. Perchè la Superbike, negli ultimi anni, invece di andare avanti ha fatto la marcia del gambero?
Darsi la zappa sui piedi
Questo week end di metà ottobre segna la fine di un campionato vissuto quasi interamente sul confronto fra Toprak Razgatlioglu e
Nicolò Bulega. Duello stellare, senza dubbio, con BMW e Ducati coinvolte al massimo livello. Ma tutti gli altri dove sono finiti? Ormai è una costante vedere il terzo classificato beccarsi distacchi di 15 secondi e non parliamo del resto. Il regolamento tecnico è stato scritto per determinare a tavolino l'equilibro delle prestazioni. Ma ottenendo l'effetto completamente opposto. Nè la regolamentazione dei giri motore, tanto meno l'attuale controllo del carburante ci hanno restituito il "
mucchio selvaggio" di buona memoria.
La lezione del British Superbike
Mentre Razgatlioglu e Bulega si giocheranno il Mondiale nel quasi deserto di Jerez, sempre questo fine settimana a Brands Hatch si corre l'ultimo appuntamento del British
Superbike. Una serie nazionale, anche se prestigiosa. L'evento richiamerà 60-70 mila spettatori: immaginate quanta gente ci sarebbe per gustarsi lo spettacolo di un Mondiale. La rinuncia alle sue sedi storiche, i templi del motorismo come Brands Hatch o Monza, è uno degli autogol più clamorosi della Superbike di questa epoca. E' molto peggio dell'adozione di un regolamento tecnico che gli appassionati non comprendo e sembra fatto apposta per mortificare il vecchio spirito della categoria.
Un Mondiale che non disturba più
La
Superbike, partendo da zero, era diventata un fenomeno anche di costume giocando sulla differenza di carattere con il Motomondiale. Dal momento che nel 2013 il gestore è diventato lo stesso, è cominciato il cambiamento, cioè il declino. Non potrebbe essere altrimenti, perchè Dorna non ha il minimo interesse, per una numerosa serie di giustificati motivi, a fare in modo che la Superbike brilli di luce propria, entrando in concorrenza con la MotoGP. Per cui la gestisce con il freno a mano tirato. Pensate al calendario: undici round in Europa, con l'unica eccezione dell'Australia, in modo da cancellare il respiro globale che aveva prima. Per altro un quarto del campionato si corre in terra iberica (Aragon, Estoril, Jerez) dove neanche ai tempi d'oro la Superbike aveva seguito. Figuriamoci adesso.
Il basso profilo va bene a tutti
ll Mondiale
Superbike oggi come oggi nei piani Dorna è un pò come JuniorGP: èondamentale che ci sia ma non importa promuoverla e farla andare forte. Il punto fondamentale è che non finisca in mani di altri, che potrebbero rilanciarla di nuovo come alternativa alla MotoGP. La strategia del monopolista è pienamente comprensibile, così come l'accondiscendenza della Federmoto Internazionale, che incassa fior di diritti. In fin dei conti questa situazione fa anche il gioco dei Costruttori, anch'essi impegnati su due fronti, eccetto la BMW. Più il livello Superbike si abbassa, meno spendono e più risparmiano risorse da investire in MotoGP.
Quindi non c'è soluzione, almeno a breve scadenza. A noi appassionati non resta che rivivere con la memoria il tempi del pienone di
Brands Hatch. Con molta nostalgia.