L'arrivo di
Liberty Media in MotoGP potrebbe cambiare radicalmente il Dna del Motomondiale. Per anni Spagna e Italia hanno rappresentato l'epicentro del motociclismo in pista, ma la nuova gestione americana ha intenzione di cambiare questa tendenza e guardare oltre i confini europei. L'obiettivo è sempre lo stesso: conquistare nuovi mercati e attirare un pubblico più ampio.
Spagna e Italia... fine di un'era?
Per decenni Spagna e Italia hanno svolto il ruolo di protagonista principale in classe regina. Basti pensare alle più grandi leggende come Giacomo Agostini, Angel Nieto, Valentino Rossi, Marc Marquez, Jorge Lorenzo, Max Biaggi... sono solo alcuni nomi nella Hall of Fame. Non è stato un caso: un clima favorevole, una strutturata rete di circuiti, una solida struttura di team, supporto sociale e commerciale che ha spinto intere generazioni verso il Motomondiale. Inoltre, sotto l'egida di Dorna, l'influenza iberica si è consolidata. Ma il panorama sta cambiando con l'arrivo degli americani di Liberty Media.
Non basta più la velocità, sarà anche una questione di nazionalità, che diventerà un dettaglio strategico nella vita professionale di un pilota. Il passaporto potrebbe valere più del talento. Un esempio lampante è quello di David Alonso. Nato a Madrid, corre sotto la bandiera colombiana; una scelta che non solo riflette le sue radici familiari, ma anche una logica sempre più diffusa nel paddock: distinguersi in un ambiente saturo di piloti spagnoli.
Nell'attuale griglia di partenza della MotoGP, ci sono nove spagnoli e sei italiani su 22 atleti. Ma questa abbondanza comincia a ritorcersi contro di loro. Ad esempio in Moto2 c'è un surplus di talenti iberici Manuel Gonzalez, Izan Guevara, Daniel Holgado. Ma quest'anno la Top Class ha preferito inglobare il turco
Razgatlioglu e il brasiliano Diogo Moreira, non certo per questioni atletiche...
Liberty Media incentiva gli extra-europei
Una tendenza che la nuova proprietà americana vuole incentivare ancora di più. Liberty Media sta preparando un sistema di incentivi che affronta direttamente la radice del problema: il settore giovanile. Perché se in MotoGP ci sono troppi piloti spagnoli e italiani, la soluzione sta nel bloccare il flusso proveniente dai livelli inferiori. Ed è qui che entrano in gioco i soldi. I team che militano in categorie come JuniorGP o il Campionato Europeo Moto2 possono ricevere bonus significativi per il supporto a piloti provenienti da paesi meno rappresentati. Si parla di bonus fino a 200.000 euro per la conquista del titolo da parte di un pilota che soddisfi determinati requisiti. Il punto cruciale sta nelle clausole secondarie: le due principali potenze, Spagna e Italia, sono escluse.
Il risultato è un cambio di paradigma che potrebbe ribaltare un'epoca. Perché per la prima volta, il sistema spinge i team a guardare il passaporto del pilota prima ancora del cronometro. E se a dettare legge è il denaro, il cambiamento storico è già in fase di installazione...
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