L'arrivo di
Nicolò Bulega sullo scacchiere MotoGP 2027 non è stato indolore. Ha infatti scombinato i programmi di Valentino Rossi e della sua VR46 innescando una serie di reazioni a catena.
L'arrivo in top class del dominatore Superbike non è una mossa d'istinto ma un progetto che Ducati Corse ha varato più di un anno fa. Il primo passo è stato evitare che Nicolò Bulega finisse in BMW al posto di Toprak Razgatlioglu. Per vincere le lusinghe tedesche, la marca italiana ha dovuto mettere sul tavolo un ingaggio consistente, almeno se parametrato alla scala abituale della Ducati in Superbike: 700 mila € annuali, con l'aggiunta dell'opzione MotoGP 2027. Tanto per fare qualche paragone: Alvaro Bautista, che con la Panigale ha vinto due Mondiali, viaggiava sui 300 mila (più premi) mentre Iker Lecuona quest'anno non arriva ai 200 mila.
La soluzione difficile
La volontà Ducati si è inizialmente scontrata con le vorticose dinamiche di un mercato piloti MotoGP agitato fin dall'ottobre scorso. Messo al sicuro l'ingaggio di Pedro Acosta, per alcuni mesi Nicolò Bulega è stato virtualmente il sostituto di Marc Marquez nel team interno, qualora il fuoriclasse spagnolo avesse deciso il ritiro. Quando MM93 è uscito dal tunnel degli infortuni e ha cominciato a trattare sul rinnovo biennale (
annunciato due giorni fa), è sorta la spinosa esigenza di trovare una sella libera per Bulega. L'ipotesi Gresini Racing non è stata presa neanche in considerazione, per svariati motivi. L'unica opzione era VR46 e a spianare un pò la strada ci ha pensato Fabio Di Giannantonio che, per motivo di maggiore ingaggio, ha preferito andare in KTM piuttosto che restare ufficiale Ducati in VR46. Ma era tutt'altro che fatta...
La doppia rinuncia di Vale
Nel frattempo Ducati Corse aveva già "piazzato" in VR46 Fermin Aldeguer, che ha contratto direttamente con la casa madre, anche se in questa stagione è in prestito al team Gresini. L'unica sella residua, quella lasciata libera da Fabio Di Giannontonio, a Valentino Rossi avrebbe fatto comodo come l'aria, per un doppio motivo. Il primo: allungare la carriera in MotoGP di Franco Morbidelli, che è gestito da Massimo Falcioni, uno dei più stretti collaboratori di VR46. Il secondo, in alternativa: ospitare il fratello Luca Marini, in uscita da Honda HRC, ed evitare quindi che sia costretto (come pare) ad accontentarsi di fare il tester di extra lusso per il gigante giapponese.
Il clan VR46 e il risarcimento
Per mettere Nicolò Bulega in VR46, e andare contro gli immediati e specifici interessi del clan, Ducati ha dovuto utilizzare le migliori arti diplomatiche. Non parliamo unicamente di abilità politiche, ma ovviamente anche di soldi. Rossi nel 2027 si ritrova due piloti a costo zero, perchè gli ingaggi di Aldeguer e Bulega sono interamente a carico di Ducati Corse. Inoltre disporrà di un trattamento ancora più factory, perchè Aldeguer è un pilota ufficiale a tutti gli effetti (come Di Giannontonio quest'anno) ma anche Bulega, che in aggiunta è anche il pilota che più a lungo ha girato con la 850 gommata Pirelli. Accumulando quindi una mole di dati gigantesca che permetterà a Nicolò di essere il più "pronto" fra i sei piloti della Rossa 2027, più degli stessi Marquez e Acosta.
Lo sbocco Superbike
Il passaggio di Franco Morbidelli in Superbike con Aruba Ducati è la ciliegina finale su questo giro di interessi incrociati. Il team è di proprietà di Stefano Cecconi, adesso più di prima, ma il manager aretino proprietario della multinazionale IT non si metterà certamente di traverso agli interessi supremi. Dunque tutti felici e contenti? Si. Ma c'è di più. Dopo tutto questo complicato giro di valzar fra interessi economici, rapporti di forza e convenienze di vario genere, la Ducati esce ulteriormente rafforzata, potendo schierare una line up di formidabile livello sia in MotoGP (Marquez, Acosta, Bulega e Aldeguer ufficiali, più Mir e Holgado con Gresini) mentre in Superbike ci saranno Lecuona e Morbidelli. Le pedine 2027 si sono incastrate alla perfezione.
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