Mentre la F1 ha dichiarato che in Qatar si correrà regolarmente, come quello successivo ad Abu Dhabi, il GP della MotoGP fa ancora discutere.
In Australia Carlos Ezpeleta, al momento numero uno de campionato, su pressione di piloti e squadre, ha dichiarato che chiederà espressamente garanzie agli organizzatori locali. Ma quella dell'organizzazione pare il modo di tenere calme le acque. I qatarioti hanno tutto l'interesse a fare in modo che la gara si faccia: correre servirà a far vedere al Mondo che tutto va bene e gli affari vanno avanti.
Qatar non è un paese arabo "normale": è uno degli avamposti militari Usa più importanti nell'area, inoltre, tornando al motorsport, ha rapporti strettissimi sia con la F1 che con la MotoGP. Qatar Airways, sponsor premium di entrambi i campionati, è partecipata al 100% dallo Stato. Quindi, da una parte il Qatar ha fortissimo interesse a "nornalizzare" la situazione. Dall'altro non può assicurare che a qualcuno non venga in mente un'azione magari solo simbolica, che avrebbero un impatto globale enorme.
Fra l'altro, proprio perchè le risposte saranno positive, nè la F1 tantomeno la MotoGP hanno un piano B, perchè semplicemente non servirà, oltre ad essere impraticabile. In calendario restano quattro appuntamenti: Malesia, Qatar, Portogallo e Valencia, a fine novembre. Il GP di Losail è già stato rinviato da aprile a causa della guerra in Iran, e nelle ultime settimane il quadro nella regione non si è rasserenato. L'Arabia Saudita pochi giorni fa ha subìto attacchi alle infrastrutture civili da parte dei ribelli Houthi.
Governi europei in allerta
Le diplomazie europee invitano alla prudenza. La Spagna consiglia di rinviare il viaggio fino a nuovi avvisi, la Germania si allinea, mentre la Francia avverte che potrebbe avere difficoltà a fornire assistenza consolare in caso di emergenza. L'Italia raccomanda di riconsiderare i viaggi a Doha e di evitare anche gli scali. Il Belgio sconsiglia gli spostamenti non essenziali citando il rischio di una chiusura improvvisa dello spazio aereo.
È proprio questo lo scenario che preoccupa di più: un'escalation con il paddock già in Qatar potrebbe lasciare migliaia di persone bloccate, con ricadute anche sulle ultime due gare di Portimão e Valencia.
Piloti contro, team allineati all'organizzatore
Giovedì scorso a Phillip Island i piloti si sono riuniti per discutere della trasferta. Secondo quanto riportato da varie fonti, circa due terzi dei presenti avrebbero votato contro la partenza per Losail. A gran parte dei media sfugge che il potere contrattuale dei piloti è pressochè zero. Il promoter della MotoGP ha contratti coi team, non con chi corre. Quindi la controparte negoziale sono esclusivamente le squadre, aldilà della risonanza suggestiva che le dichiarazioni dei protagonisti ottengono. Di questa linea dura avevamo parlato in
MotoGP: il GP del Qatar si corre e i piloti dovranno esserci, volenti o nolenti.
I team invece rimettono al promoter e la questione, essenzialmente, è legata alle coperture assicurative che potrebbero non attivarsi se il Qatar fosse considerato "
zona bellica". Ecco perchè il gestore della MotoGP incalza le autorità locali: vuole farsi dichiarare ufficialmente che il Paese è sicuro in modo che questo tipo di evidenza serva a garantire gli stakeholder del campionato, cioè i team. Infatti provate a rileggere le dichiarazioni dei responsabili delle squadre in questa luce.
"Se ci diranno che è sicuro, allora andremo. In caso contrario, no", è la posizione espressa da Massimo Rivola, CEO di Aprilia Racing, e da Davide Tardozzi, team manager Ducati,. Il dirigente Ducati aveva già difeso Marc Marquez per essersi esposto sul tema (
Ducati difende Marc Marquez: "Lui ha coraggio di parlare, altri piloti stanno zitti"). Rivola, domenica in Australia, è stato ancora più esplicito:
"Se l'organizzatore ci dice che le condizioni per correre sono giuste dal punto di vista della sicurezza, lo facciamo e basta. Non siamo nella posizione di dire 'non vado'. Finora non c'è motivo per non farlo. Magari domani ci svegliamo e la situazione cambia, ma non oggi".Conflitto di interessi
Adesso provate a pensare anche ad un altro aspetto. La F1 è controllata dalla società americana Liberty Media, che è azionista di (larghissima) maggioranza anche della MotoGP, con una quota vicina al 90%. Se la F1 ha detto che "il Qatar è sicuro", come potrebbe Carlos Ezpeleta, che per adesso è sul ponte di comando ma rappresenta un misero 10%, a decidere "la MotoGP non ci va"? Impossibile, non trovate?
Quindi, se non accade qualcosa di particolarmente grave da mutare il quadro, è scontato pensare che la MotoGP in Qatar accenderà regolarmente i motori. E, c'è da scommetterci, anche quei due terzi di piloti che avrebbero votato contro, saranno regolarmente in griglia.
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