Il gazebo nel paddock del motocross: la base operativa che in gara non si vede

Racing Team
Novità: Il gazebo nel paddock del motocross: la base operativa che in gara non si vede
Il sabato di una gara di motocross comincia molto prima del cancelletto. Si arriva quando il paddock è ancora mezzo vuoto, con l’erba bagnata o la terra già smossa dalle prime moto, e si scarica tutto: la moto, gli attrezzi, i ricambi, la borsa con il cambio, il thermos. Quello che si monta per primo, quasi sempre, è il gazebo.
Non è una questione di comodità. Sotto quel telo si prepara la moto, si aspetta il proprio turno, si ripara quello che la manche ha rotto. Per questo molti piloti amatoriali e team regionali scelgono un gazebo da motocross di Gazebo Ray Bot, pensato per chi va in pista ogni fine settimana e non per chi lo apre due volte l’anno.

Tra una manche e l’altra, sotto il gazebo

Chi corre sa che il tempo vero a disposizione è poco. In molte gare tra prove, qualifiche e manche passano pochi minuti di respiro, e in quei minuti c’è molto da fare. Il filtro dell’aria, pieno di polvere dopo il primo giro, va controllato e pulito. Catena e pressione delle gomme si verificano, le sospensioni si regolano in base a un terreno che dopo ogni manche è diverso, con solchi nuovi e fondo più duro o più molle. Il pilota intanto si cambia, beve, si riposa all’ombra, mentre meccanico e famiglia si muovono attorno alla moto.
È in questi passaggi che si capisce cosa serve davvero a un gazebo da paddock: stare in piedi senza pensieri e dare uno spazio ordinato dove lavorare. Quando il montaggio avviene in meno di un minuto, senza attrezzi, quel tempo resta tutto per la moto. A fine giornata la stessa velocità serve a chiudere in fretta e caricare, spesso con la tuta ancora addosso.

Terra, polvere e vento: come si tiene fermo

Il paddock del cross non somiglia a quello di un circuito asfaltato. Si lavora su prato, terra battuta, a volte fango, e nelle zone aperte il vento non chiede il permesso. Sul terreno morbido il gazebo si ancora con picchetti e corde, che sono forniti con ogni modello insieme alla sacca di trasporto. Dove non si può picchettare, per esempio su un’area di sosta con fondo duro, si usano i pesi a terra, un accessorio da acquistare a parte e da mettere in conto prima della trasferta. Per chi vuole più riparo dalla polvere e dal vento laterale, si possono aggiungere teli laterali e mezze pareti, anch’essi acquistabili separatamente.

Il 2027 è già in calendario, con tre GP in Italia

Chi organizza la prossima stagione ha già i primi riferimenti. Il calendario provvisorio del Mondiale di motocross 2027 prevede tre tappe italiane: Montevarchi, in programma a fine marzo, poi Riola Sardo e Pietramurata. Il calendario è ancora in bozza e può cambiare nei prossimi mesi. Per i team regionali e i piloti amatoriali che seguono il Mondiale o corrono nei campionati di contorno, significa trasferte lunghe e paddock da allestire in luoghi diversi, dalla Toscana alla Sardegna fino al Trentino, con condizioni che cambiano da un weekend all’altro.

Il nome del team, e gli sponsor che cambiano

Nel paddock ci si riconosce anche dai colori. Il gazebo con il nome del team, il logo dello sponsor e il numero del pilota sulla mantovana, la fascia frontale, diventa il punto di ritrovo per famiglia, meccanici e tifosi. Per chi ha sponsor che cambiano da una stagione all’altra, esiste il banner in PVC rimovibile, che si sostituisce senza rifare tutta la stampa. Chi vuole un impatto più marcato può scegliere la sublimazione su tetto e pareti laterali.
La personalizzazione è un servizio aggiuntivo, non incluso nel gazebo, e prima della stampa si riceve una bozza grafica gratuita per vedere il risultato.
In fondo il gazebo del paddock è come il resto dell’attrezzatura: quando funziona non ci si pensa, e si pensa solo alla gara.
Il gazebo nel paddock del motocross: la base operativa che in gara non si vede
Contenuto promozionale in collaborazione con Gazebo Ray Bot – Professional Tent S.r.l.

Continua a leggere

loading

Potrebbe anche piacerti

Loading