Casey Stoner non accetta l'addio di Phillip Island al calendario MotoGP. Il due volte campione del mondo, imbattuto sul tracciato di casa dal 2007 al 2012, non nasconde la sua rabbia per la sostituzione annunciata del circuito australiano e ha deciso di battersi per difenderlo dai progetti più moderni, a partire da quello di Adelaide.
La prospettiva di perdere uno dei luoghi simbolo del Motomondiale ha scosso il paddock. L'australiano ne ha parlato con il connazionale Chris Vermeulen, ripresa da Paddock-GP.
La levata di scudi è romantica e rappresenta il pensiero di milioni di appassionati di tutto il mondo. Ma purtroppo non avrà esito: la strada che ha intrapreso la MotoGP è chiara ed è sostenuta dai capitali in sponsorizzazioni che Liberty Media riuscirà a coinvogliare sfruttando al massimo la sinergia con la F1. Portare le moto in città è una scelta di marketing, agli americani importa poco o niente di tradizioni e identità che il motomondiale ha tramandato per generazioni. Fra l'altro Phillip Island nel 2028 perderà anche la Superbike, destinata a spostarsi a Bend, cento chilometri da Adelaide, nuovo epicentro del motociclismo australiano.
Il pellegrinaggio dei tifosi australiani
Per Stoner il Gran Premio d'Australia non è soltanto una gara, ma un'esperienza unica, con migliaia di appassionati che ogni anno affrontano viaggi lunghissimi per raggiungere il tracciato affacciato sull'oceano. "Tanta gente scende a Phillip Island per il weekend. Non è solo la gara in sé. È un'esperienza. È una regione meravigliosa del mondo, che ho potuto apprezzare davvero fino in fondo solo durante il nostro viaggio di qualche anno fa. Guardi l'oceano e ti dici: 'Wow, questo posto è semplicemente mozzafiato'. È una regione fenomenale".
L'ex pilota sottolinea poi la dedizione del pubblico di casa: "I tifosi australiani percorrono distanze considerevoli. In Europa un Gran Premio MotoGP si raggiunge di solito con qualche ora di moto. In Australia, invece, se vai dal Queensland al Gran Premio, bisogna mettere in conto più di 20 ore di strada. Vedere così tante persone radunarsi a Phillip Island per assistere a questo spettacolo, attorno a quello che secondo me è il più grande circuito di moto al mondo, è fantastico, e ammiro il loro impegno".
No ai circuiti cittadini
Sostituire Phillip Island con un tracciato nel
cuore della città di Adelaide è, agli occhi dell'ex campione, un controsenso. Stoner riconosce che le strutture dei box sono datate e vanno rinnovate, ma denuncia una deriva verso circuiti artificiali che snaturano la competizione.
"Che delusione! Sinceramente non avrei mai creduto che Phillip Island sarebbe stato tolto dal calendario. Capisco che alcune cose a Phillip Island debbano cambiare. Bisogna rinnovare un po' i box e quel tipo di aree. E dobbiamo, suppongo, modernizzare un po' l'evento, dargli un po' più di brio. Ma anno dopo anno questo circuito regala alcune delle gare più spettacolari mai viste", ha spiegato l'australiano.
La posizione è netta: modernizzare sì, cancellare no. Stoner promette di far sentire la sua voce e di condurre una battaglia senza sconti per mantenere in calendario uno degli appuntamenti storici della MotoGP. Resta da capire quanto peso potrà avere l'appello di chi a Phillip Island ha scritto pagine indimenticabili.
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