Il salto dalla Superbike può essere brutale, ma i rischi valgono meno di ciò che Nicolò può raccogliere.
1'38”0. Due decimi meglio di Pol Espargaró, tester di lusso, acclamato per i recenti risultati in gara. Nel test di Jerez, Nicolò Bulega ha confermato che le premesse per far bene in MotoGP ci sono, eccome. A Portimão e Valencia, il vicecampione del mondo Superbike sostituirà Marc Marquez, nel primo approccio in carriera con la top class del motomondiale. Con il sogno di una vita, con parte di esso. Per farne parte, stabilmente, nel prossimo futuro.
Un solo test non è sufficiente
Bulega arriva in Portogallo con un solo giorno di test sulla Ducati MotoGP. Non la migliore preparazione possibile per approcciare una categoria più impegnativa della Superbike. Sia chiaro, il campionato delle derivate di serie è tosto e quest’anno più che mai combattuto. Pretende e consuma molte energie fisiche e mentali. Ma la MotoGP è un’altra cosa. Le moto sono diverse, così come la preparazione richiesta. Lo ha toccato con mano Andrea Iannone lo scorso anno, “finito” fisicamente dopo metà gara in sella alla Ducati del team VR46. Nonostante il pilota di Vasto fosse uno che la categoria la conosceva. Al contrario di Bulega, che è al debutto assoluto.
Eppure, non c’è momento migliore
Ad ogni modo, l’età (26 anni appena compiuti) è dalla sua parte. Le pagine della storia recente della Supersport e della Superbike sono piene di dimostrazioni del suo
talento. È forte mentalmente,
determinato come pochi. Ha ripreso in mano la sua carriera e, da un punto che sembrava morto, l’ha riportata in alto.
La voglia di far bene per porre le basi del suo futuro in MotoGP deriva probabilmente dal ricordo della sofferenza per aver rischiato, qualche anno fa, di veder sfumare il sogno. L’ambizione nasce dalla storia che si porta addosso, ed è tale da poter consentirgli di guidare sopra le difficoltà. La gavetta delle serie minori del motomondiale l’ha già fatta. Non è servito per arrivare alla MotoGP dalla porta principale, ma quel che conta è esserci. Ora è il suo momento. È pronto.
I possibili benefici sono maggiori dei rischi
Se andrà bene, sarà un passo cruciale per rendere quotidiano questo assaggio di sogno. Se qualcosa andrà storto, sarà da imputare a moto nuova, gomme nuove, squadra nuova. Tutto nuovo. Non si tratta di alibi, ma di cause oggettive. La MotoGP non è quella di venti anni fa, dove Troy Bayliss scendeva dalla Superbike e vinceva con i prototipi. Per capire mezzo e contesto ci vuole tempo. Per salire sul podio, le condizioni perfette. Nessuno se lo aspetta, tranne forse lui. Non avrebbe detto sì a Ducati se non credesse di poter far bene. Dovrà gestire la pressione e resistere al peso delle aspettative. Le sue, ancor più di quelle di chi lo guarda dal mondo. Ma non c’è momento migliore. E non c’è moto migliore per provarci.
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