Nel podio di Filippo Rovelli ad Austin c'è la mano di
Emanuele Pusceddu: ecco tutti i retroscena del primo weekend della Bagger World Cup.
Lo scorso 27-29 marzo al Circuit of The Americas di Austin è andata in scena la première della Harley-Davidson Bagger World Cup di supporto al Motomondiale. La Coppa del Mondo riservata alla maxi-cruiser "valigiata" Road-Glide, subentrata quest'anno alla MotoE, ha suscitato non poche polemiche. Distante dalla filosofia europea e ostracizzata per il numero esiguo di iscritti, ma con una bella storia offerta da Filippo Rovelli con i colori del suo ParkingGO Team. Con un progetto definito all'ultimo momento utile, l'originario di Gallarate ha portato il tricolore sul podio
centrando un inaspettato terzo posto in Gara 1, seguito da un quinto posto in Gara 2. Un doppio-risultato ben al di sopra delle aspettative, con lo zampino di... un meccanico d'eccezione! Trattasi di Emanuele Pusceddu, volto noto del nostro panorama nazionale e futuro pilota Axon Seven Team nel CIV Superbike, ritrovatosi catapultato al di là dell'Atlantico in supporto dello stesso Rovelli.
Emanuele Pusceddu, il merito è tuo?
"Nah, non fa per me. Senza squadra un pilota non conclude niente e viceversa".
L'umiltà è la base di ogni grandezza, allora com'è nata l'esperienza a stelle e strisce?
"Quasi per caso. Da diversi anni gestisco una struttura di mia proprietà nella Coppa Italia Velocità (EMC2 Squadra Corse, ndr), con la quale offro un servizio completo a qualche pilota-amatore. Con Filippo ho un rapporto speciale: siamo amici, abitiamo vicino di casa e ci alleniamo spesso insieme. Quando con il Team ParkingGO si sono decisi ad accettare la sfida della Bagger World Cup, ci trovavamo a Valencia: io lavoravo con i miei ragazzi, mentre Filippo girava con la sua moto da allenamento scortato dal mio team. Una sera abbiamo ricevuto la telefonata del padre di Filippo: avevano bisogno di una mano, erano nella m***a a poche settimane dal via del campionato. Si sono rivolti a me, non potevo rifiutare. Due chiavi so tenerle in mano, quindi mi sono detto: perché no? Al rientro in Italia sono andato subito a fare il passaporto. Ci siamo presentati ad Austin "alla carlona", senza un telemetrista, tantomeno con un sospensionista. Il gruppo-squadra era composto da Filippo, me e altri due ragazzi".
Avete dovuto superare non poche peripezie...
"Al nostro arrivo negli States ci siamo arrangianti con l'acquisto delle componentistiche oltre a qualche pezzo di ricambio. Per non farsi mancare nulla, siamo stati costretti pronti-via a saltare buona parte del primo giorno di test pre-evento a causa di un inconveniente tecnico. Devo dire che non ho invidiato Filippo: pista mai vista e di difficile interpretazione, pacchetto tutto da scoprire, subito problemi. Ciononostante non ci siamo arresi. Il weekend di gara è stato un continuo crescendo, alla fine ci siamo tolti una grande soddisfazione. Il podio ha rappresentato una bella rivincita".
Un giudizio sul quel "bestione" della Road-Glide?
"Difficile da mettere a punto e particolarmente sensibile alle variazioni. Richiede tanto lavoro di manutenzione e massima attenzione. A dispetto del pensiero, forse affrettato, maturato da tifosi e appassionati, le Harley-Davidson sono delle vere moto "da corsa". Forcellone dedicato, sganci rapidi, le ruote che si infilano con una mano oltre a vari altri accessori. Se mi piacerebbe provarle? Da pilota provo un pizzico di curiosità, non lo nascondo. Ascoltando Filippo serve un approccio diverso dal solito, tutto sommato si è divertito e la Road-Glide gli è piaciuta".
La Bagger World Cup è stata subito oggetto di aspre critiche. Che idea ti sei fatto vivendola da dentro?
"Harley-Davidson punta forte sulla Bagger World Cup con l'intento di avvicinare un prodotto stradale al mondo racing. Chi se lo può permettere è giusto che partecipi. Si tratta pur sempre di una Coppa del Mondo nel palinsesto della MotoGP, cosa c'è di meglio? Se questo format riuscirà ad attirare nuovi spettatori, sponsor e partner di vario genere, perché no? Novità del genere possono stimolare il rinnovamento del nostro movimento. Criticare per partito preso quali benefici comporta? Nessuno. Gli organizzatori ci hanno messo a nostro agio e, nel nostro piccolo, fatto sentire importanti. Ad esempio: pur avendo le tende distanti dal paddock principale, abbiamo sfruttato un servizio di trasporto molto efficiente, messo a disposizione dal campionato. In altre realtà avremmo dovuto camminare a lungo per raggiungere la pista...".
Come ti sei sentito a "fare l'americano" in MotoGP?
"A livello personale è stata una prima volta in tutti i sensi. Prima volta negli USA, prima volta al seguito della MotoGP dove ho trovato un ambiente super professionale. Dalle persone alle aziende coinvolte, nessuno escluso: vivono per-e-di quello. In passato ho frequentato il circus del Mondiale Superbike (vanta trascorsi nella European Junior Cup e nella Superstock 1000 internazionale, ndr) e rispetto al Motomondiale è più alla portata di noi "comuni mortali". Il COTA di Austin poi è favoloso. In Italia siamo abituati ai saliscendi di Imola o del Mugello, ma non sarei immaginato che alcuni tratti del COTA fossero così tanto rapidi: le inquadrature televisive non rendono. Davvero impressionante, durante la track-walk mi sono divertito come un bambino al parco giochi".
Ripeterai l'esperienza con ParkingGO?
"Vediamo. Oltre a coordinare il mio team nella Coppa Italia Velocità, quest'anno debutterò nel CIV Superbike. A questo doppio-impegno affiancherò un nuovo progetto: ho preso in gestione la Pista Alpi Marittime di Salmour a Cuneo per le pit-bike. Il tempo di certo non mi mancherà. ParkingGO si attrezzerà al meglio in vista del secondo round stagionale al Mugello (29-31 maggio prossimi, ndr), ma se dovesse ripresentarsi l'occasione non mi tiro indietro. A maggior ragione per la gara di casa, davanti al pubblico italiano. In fondo ho perso il conto di quanti briefing ho fatto ad Austin: ormai conosco la Road-Glide a memoria!".
Sei riuscito a resistere alla tentazione degli hamburger?
"... domanda di riserva?".
Emanuele Pusceddu con la BMW S 1000 RR di Axon Seven Team (credit: Daniele Guazzetti)
Accordato, passiamo alla tua nuova avventura nel CIV. Pronto all'esordio nella Superbike?
"Sono stato avvicinato da Axon Seven Team dopo la separazione con Kuja Racing. Originariamente con la prospettiva di restare nel CIV Supersport con la disponibilità di una Yamaha R9, ma purtroppo le condizioni non erano favorevoli. Di comune accordo, abbiamo deciso di tentare il salto nel CIV Superbike con una BMW S 1000 RR (in configurazione Production Bike, ndr). Mi piacciono le sfide, dopo aver corso per tanti anni nella stessa categoria sentivo il bisogno di nuovi stimoli: volevo rimettermi in gioco. Non mi aspettavo di ritrovarmi in mezzo ad uno schieramento così competitivo e numeroso, sembra davvero la "vecchia" Supersport. Siamo partiti un po' in ritardo, ma non siamo andati malissimo nei pochi test affrontati finora, la moto mi piace. Sarà una stagione piena di incognite per tutti quanti. I riferimenti del 2025 tra le Production Bike vanno presi con le pinze, quest'anno cambieranno tante cose, a cominciare dagli interpreti".
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