
La foto in apertura non racchiude solo 12 mondiali di Formula 1, rappresenta la gioventù che
avanza, il presente del cannibale Campione e il vecchio Leone che non vuole abbicare. Ma tutti sono lì felici, perché a Città del Messico si è scritta una pagina
stupenda.
Andrea Kimi Antonelli diventa il più giovane di sempre a laurearsi Campione
del Mondo. Più giovane di Verstappen nel 2021 dopo la battaglia epocale contro
Lewis, più giovane dello stesso Hamilton del finale rocambolesco di Interlagos
2008 ed ancora più giovane di Sebastian Vettel nel finale meno atteso nel 2010.
La storia si lega sempre, il filo è lo stesso ed oggi in tutto il mnondo si parla di Antonelli e di come sia facile sognare a vent’anni. Ma anche di quanti
sacrifici ci vogliano per arrivare subito in alto a quell’età.
73 anni di attesa per l'Italia
Nel 1953 quando Alberto Ascari vinse
il suo secondo Titolo con la Ferrari, la Formula 1 era uno sport completamente
diverso. Le gare si ascoltavano per radio, al massimo c’erano i cinegiornali proiettati nei cinema. Le
riprese erano in bianco e nero e i piloti più che alle spa e i grandi alberghi,
pensavano se sarebbero sopravvissuti alla gara o anche ad un turno di qualifiche.
73 anni dopo, la Formula 1 è un altro Mondo, oggi è piena di colori, di VIP
intorno alla griglia, di piloti che curano la loro immagine. Una cosa è
tornata ad essere uguale, un pilota italiano sul Tetto del Mondo. Antonelli ha riportato l’Italia al trionfo nel Campionato
Piloti, sostituendosi nel cuore dei tifosi alla Ferrari. Quando questo sport nacque nel 1950 a vincere fu guarda caso un
italiano, Giuseppe Farina su Alfa Romeo, esisteva soltanto il Titolo
Piloti. Il cerchio si è chiuso.
Una vittoria di significato
La generazione X è cresciuta fra le vittorie sporadiche Jarno Trulli e Giancarlo
Fisichella, quella precedente palpitava per il grande Michele Alboreto. La stagione 1985
è ancora un colpo al cuore: il titolo lo vinse Alain Prost su McLaren anche causa i quattro ritiri della Ferrari di Michele. Avremmo accettato
quel verdetto senza quel tragico 25 aprile 2001 sulla pista di Lausitzring, quando Alboreto mori durante una sessione di prove in
vista della 24h di Le Mans. Quella di Kimi è un’altra storia. Il gran capo Mercedes, Toto Wolff, si è fidato del talento di un piccolissimo bolognese. Lo ha fatto crescere e lo ha difeso quando non andava. Sopratutto gli ha messo a disposizione la Mercedes
che prima era di sua Maestà Hamilton. Ci voleva uno svizzero, col cuore
italiano, per costruire una pagina di sport di questo fascino. Kimi a soli 20 anni ha già raggiunto il traguardo che frotte di piloti inseguono inutilmente tutta la vita.
Storie dei buoni
Il finale dolce deve sempre avere un cattivo da raccontare e stavolta è la Ferrari. La scuderia di Maranello fece spallucce di fronte al talento di Kimi. Massimo Rivola lo annotò quando era a capo della Ferrari Academy ma Maurizio Arrivabene, team Principal della rossa all’epoca, lo ritenne troppo piccolo. Senza quel no da parte di Maranello, Kimi non sarebbe entrato nel progetto Mercedes e non avrebbe mai guidato nel 2026 la W17, la vettura migliore sulla griglia. Quindi va bene così, con la Ferrari non sarebbe arrivato al Mondiale, sicuramente non adesso. Ma non ha senso pensare a come sarebbe potuta andare. Gustiamoci questa pagine di sport che ricorderemo per sempre. Grazie Kimi.
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FOTO: Formula
1














