Il nome di Marco Apicella non è uno dei più conosciuti, eppure la sua carriera è stata più vicina al coronamento di un sogno di quanto si pensi. La sfortuna e forse anche le disponibilità economiche fecero durare il sogno della Formula 1 per pochissimo tempo, nemmeno un weekend. Un epilogo molto crudele. Apicella, tuttavia, si è saputo costruire una carriera lunghissima facendo il pilota d’auto, spostandosi totalmente dall’Italia al Giappone ed è lì che ha dato il meglio di sé. La domanda che vi pongo è, ricordate il GP d’Italia del 1993? Quello vinto da Damon Hill con la Williams? Ebbene, quello è stato anche il GP di Apicella.
Una giovinezza passata nelle categorie minori
La carriera di Apicella inizia come tutti nei Kart dove riscuote successo. La più piccola delle categorie è sempre un bivio, la scelta se diventare specialisti o fare il grande salto ed andare verso i campionati automobilistici. La svolta per il giovane bolognese giunge nel 1984 quando approda nella F3 italiana. Il campionato italiano che faceva crescere le giovani leve nelle categorie a ruote scoperte. Oggi questa competizione non c’è più, visto che la F3 è mondiale ma c’è la F4 italiana che è nata nel 2014. Tornando a Marco è qui che inizia a mettere in mostra il potenziale vero e dopo due anni d’assestamento inizia anche a togliersi alcune soddisfazioni. La pressione era ancora poca e la Formula 1 era un sogno come per tutti quelli contro cui lottava.
Apicella dopo le soddisfazioni che si tolse a livello nazionale cercò il grande salto ed approdò in Formula 3000. Il campionato minore della Formula 1 ovvero, è quello che oggi è la Formula 2. All’epoca, tuttavia, non era mondiale come adesso e la carriera del bolognese si spostò in Giappone. La terra del Sol Levante fu profetica per lui tanto che il suo nome iniziava a circolare ed alcuni team del massimo campionato iniziavano a chiedere di lui. Negli anni a cavallo tra gli '80 e i ’90 sono importanti per la carriera di Apicella che resta saldo al Giappone ma vede aprirsi la porticina di qualcosa di più grande.
I test in Formula 1 e la gara di Monza
La storia di Apicella ci porta agli inizi degli anni ’90 quando la Minardi gli concesse qualche test per capirne il talento. La scuderia di Faenza gli fece testare la sua vettura ma fu nel 1991 che Marco ebbe la grande occasione di arrivare in Formula 1. Nel ’91 nasce il Team Modena che aveva un forte legame con la casa Lamborghini tanto che la vettura si chiamava Lambo 191 ed aveva un motore V12 proprio dell’azienda di Sant’Agata Bolognese. Ad Apicella però furono preferiti il connazionale Nicola Giuseppe Larini e il belga Eric Van de Poele. Vedendo il progetto fallimentare della scuderia modenese, forse la scelta di non sceglierlo fu quasi a suo vantaggio.
Le attenzioni dei team verso Apicella non erano sfumate. Dopo questa parentesi arriviamo al 1993. Eddie Jordan diede la possibilità a Marco di gareggiare nella sua gara di casa e per l’italiano era il sogno che si realizzava. Il weekend, tuttavia, non fu molto felice, la 193 non era la miglior vettura sulla griglia. Marco si qualificò ventitreesimo in quelle qualifiche del GP d’Italia ma è la gara durò poco. Davanti al pubblico monzese la gara di Marco finì alla prima curva per un contatto con la Sauber del finlandese Jrki Jarvilehto e si ritirò. Una vera catastrofe perché quei 500 metri sono tutto il suo percorso in Formula 1. Una storia maledetta, dunque, la gara, come detto prima, fu vinta da
Hill con la celebre FW15C progettata da
Adrian Newey.
Apicella decise di tornare in Giappone
La carriera in Formula 1 per Apicella poteva in realtà continuare in quanto Jordan era intenzionato a dargli un’occasione anche nel GP successivo all’Estoril in Portogallo. Questo anche perché il suo compagno alla Jordan, un certo Rubens Barrichello vedeva del talento in Marco. Apicella disse di no, preferendo un ritorno in Giappone dove continuò a correre in Formula 3000 e nel campionato Super GT. I successi insomma, non sono di certo mancati a Marco Apicella nato il 7 ottobre 1965. Oggi il bolognese compie 60 anni. Chissa se quel giorno a Monza fosse riuscito a superare indenne la prima curva come sarebbe potuta cambiare la carriera. Nel motorsport i destini seguono traiettorie inesplicabili.
FOTO: Formula 1