Quello doveva essere il nostro giorno, quello dei tifosi
Ferrari. Le bandiere erano già pronte alle finestre, poi sarebbero scese in strada. Abu Dhabi doveva regalarci una gioia immensa.
Fernando Alonso era l’uomo chiamato a
riportare a Maranello il titolo mondiale. Il 14 novembre del 2010 non è solo
una data di una corsa di Formula 1, ma è la data forse più amara dei tifosi
Ferrari. La voglia di vincere e cancellare tre anni di digiuno, la voglia di
avere all’ultima gara un pilota in rosso in testa alla classifica. Sarebbe stata una giornata da ricordare. Infatti lo è diventata, ma nel senso più amaro. E' stata forse la pagina più triste che il tifoso del Cavallino Rampante abbia vissuto.
Alonso favorito ma...
Il mondiale 2010 della
Formula 1 fu uno dei più assurdi di sempre, così assurdo che all’ultimo
appuntamento ad Abu Dhabi a giocarsi il titolo arrivarono in quattro. Quattro
piloti racchiusi in soli 24 punti, con la vittoria che ne avrebbe attribuiti 25. Fernando sbarcò nel Paese del Golfo con il pronostico a favore, dopo una cavalcata che era
iniziata dal GP d’Italia. Quella vittoria a
Monza aveva ridato fiducia, aveva
fatto capire allo spagnolo cosa significasse vincere in rosso.Se era stato un trionfo quello, figurarsi per vincere il
titolo. Tutti ci credevano ed erano pronti a scatenare la festa
al passaggio dell’asturiano alla bandiera a scacchi.
Il primo rivale che doveva
contenere e forse il più accreditato ad ostacolare l’iberico dalla missione era
Mark Webber. Il pilota australiano si trovava a soli 8 punti dal leader e
quindi doveva vincere e sperare che Alonso giungesse terzo o peggio. Sebastian
Vettel compagno alla Red Bull di Webber si trovava a 15 punti da Fernando e per sperare nel titolo c'era bisogno che il Ferrarista non finisse nei primi quattro. Quello
messo peggio era Lewis Hamilton che trovandosi a 24 punti di ritardo dalla
vetta poteva solo vincere e sperare che gli altri tre finissero fuori. Le
qualifiche premiarono Vettel con Hamilton affianco a lui. Alonso fece segnare
il terzo crono con Webber addirittura quinto. Questa griglia andava ancora più
a favore del ferrarista.
Il
giorno che distrusse i sogni di gloria
Ricordo che quella notte tra il sabato e
la domenica non dormì molto, ero troppo preso, troppo pronto per festeggiare.
Qualcosa dentro di me, mi faceva credere che nulla potesse andare male, neppure
una piccola parte. Il GP partì con Janson Button che passò Alonso. Al quinto
giro accade qualcosa che nessuno credeva potesse diventare fondamentale: uscì la
safety car per via del contatto tra Michael Schumacher e Vitantonio Liuzzi e
rientrano ai box Vitalij Petrov e Nico Rosberg. Una sosta che pareva agli occhi
di tutti innocua ma che invece si rilevò fondamentale. All'undicesimo giro la storia di quel campionato di Formula 1 cambiò per sempre. Webber quinto “baciò” le
barriere rovinando le gomme. Il muretto lo richiama ai box. Nel corso della quindicesima tornata il muretto box
Ferrari chiamò dentro Alonso per cercare di
salvaguardare la sua posizione nei confronti di Mark.
Una mossa che sembrava giusta perché Webber pareva quello da contenere. Ma così non fu. I giri passano e
mentre Vettel, Hamilton e Button vanno indisturbati, qualcosa non quadrava per Fernando. Dopo la sosta era sceso in settima posizione dietro proprio a
Petrov e Rosberg che avendo rifornito prima di lui gli erano passati davanti. Addirittura, anche Robert Kubica si davanti allo spagnolo. Era l'inizio del
dramma. Il pilota
Ferrari era più veloce ma le caratteristiche della pista di Abu
Dhabi sono tali che divenne impossibile superare. Ogni giro che passava faceva calare una lacrima. Il sogno svaniva davanti alla bandiera a scacchi arriva.
Vettel
d il più giovane Campione della storia
La disperazione in quei momenti, ti fa
credere che possa capitare qualcosa, ma questo qualcosa non arriva, è tutto
perfettamente liscio come l’olio. Vettel vinse la gara e diventò il più giovane
Campione del Mondo della storia della Formula 1. Anche anche per la Red Bull era il primo sigillo. 43 secondi dopo l’arrivo del tedesco che festeggia
tra i fuochi d’artificio di Yas Marine, giunse Alonso settimo e sconfitto. Il dramma si era compiuto in una giornata che doveva essere di festa, il
volto del pilota
Ferrari era nero, più nero della notte che incombeva sulla città del Golfo Persico. Nessuno riusciva a capire se davvero il muretto avesse azzardato una strategia
folle oppure seguire Webber fosse giusto. Resta il fatto che Fernando aveva
fallito, dopo che tutti credevano nel miracolo. Negli anni successivi un'occasione così per la Ferrari non si è più ripresentata.
Un fallimento che l’iberico forse non ha
mai superato perché, se avesse vinto in rosso forse sarebbe ricordato in altro
modo. La verità è che nella carriera Alonso non trovò mai la sua Waterloo come
Napoleone Bonaparte, perché anche se testardo nel raggiungere i suoi obiettivi,
forse Alonso ha sempre fatto tutto ciò che poteva. Lui lottò contro ogni mezzo,
contro ogni previsione per trionfare col Cavallino Rampante. Ancora oggi i
tifosi della rossa lo acclamano, lo amano perché ci ha provato davvero. L’ultimo
vestito in rosso ad aver sfiorato il titolo. Gli Dei però non hanno voluto ed
oggi che sono quindic anni da quella gara, la si guarda ancora e si cerca di vederla
a mente lucida, ma la lacrima scende ancora. La storia quel giorno poteva
scrivere una bella pagina di Formula 1, le bandiere erano già allestite e la
festa era pronta ad esplodere con epicentro a Maranello.
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FOTO: Formula 1