Ferrari, lacrime a Yas Marina 2010: la strategia che incatenò Alonso e consegnò il titolo a Vettel

Formula 1
venerdì, 14 novembre 2025 alle 22:15
La bruciante sconfitta della Ferrari nella sfida Formula 1 di Abu Dhabi 2010
Quello doveva essere il nostro giorno, quello dei tifosi Ferrari. Le bandiere erano già pronte alle finestre, poi sarebbero scese in strada. Abu Dhabi doveva regalarci una gioia immensa.
Fernando Alonso era l’uomo chiamato a riportare a Maranello il titolo mondiale. Il 14 novembre del 2010 non è solo una data di una corsa di Formula 1, ma è la data forse più amara dei tifosi Ferrari. La voglia di vincere e cancellare tre anni di digiuno, la voglia di avere all’ultima gara un pilota in rosso in testa alla classifica. Sarebbe stata una giornata da ricordare. Infatti lo è diventata, ma nel senso più amaro. E' stata forse la pagina più triste che il tifoso del Cavallino Rampante abbia vissuto.

Alonso favorito ma...

Il mondiale 2010 della Formula 1 fu uno dei più assurdi di sempre, così assurdo che all’ultimo appuntamento ad Abu Dhabi a giocarsi il titolo arrivarono in quattro. Quattro piloti racchiusi in soli 24 punti, con la vittoria che ne avrebbe attribuiti 25. Fernando sbarcò nel Paese del Golfo con il pronostico a favore, dopo una cavalcata che era iniziata dal GP d’Italia. Quella vittoria a Monza aveva ridato fiducia, aveva fatto capire allo spagnolo cosa significasse vincere in rosso.Se era stato un trionfo quello, figurarsi per vincere il titolo. Tutti ci credevano ed erano pronti a scatenare la festa al passaggio dell’asturiano alla bandiera a scacchi.
Il primo rivale che doveva contenere e forse il più accreditato ad ostacolare l’iberico dalla missione era Mark Webber. Il pilota australiano si trovava a soli 8 punti dal leader e quindi doveva vincere e sperare che Alonso giungesse terzo o peggio. Sebastian Vettel compagno alla Red Bull di Webber si trovava a 15 punti da Fernando e per sperare nel titolo c'era bisogno che il Ferrarista non finisse nei primi quattro. Quello messo peggio era Lewis Hamilton che trovandosi a 24 punti di ritardo dalla vetta poteva solo vincere e sperare che gli altri tre finissero fuori. Le qualifiche premiarono Vettel con Hamilton affianco a lui. Alonso fece segnare il terzo crono con Webber addirittura quinto. Questa griglia andava ancora più a favore del ferrarista.

Il giorno che distrusse i sogni di gloria

Ricordo che quella notte tra il sabato e la domenica non dormì molto, ero troppo preso, troppo pronto per festeggiare. Qualcosa dentro di me, mi faceva credere che nulla potesse andare male, neppure una piccola parte. Il GP partì con Janson Button che passò Alonso. Al quinto giro accade qualcosa che nessuno credeva potesse diventare fondamentale: uscì la safety car per via del contatto tra Michael Schumacher e Vitantonio Liuzzi e rientrano ai box Vitalij Petrov e Nico Rosberg. Una sosta che pareva agli occhi di tutti innocua ma che invece si rilevò fondamentale. All'undicesimo giro la storia di quel campionato di Formula 1 cambiò per sempre. Webber quinto “baciò” le barriere rovinando le gomme. Il muretto lo richiama ai box. Nel corso della quindicesima tornata il muretto box Ferrari chiamò dentro Alonso per cercare di salvaguardare la sua posizione nei confronti di Mark.
Una mossa che sembrava giusta perché Webber pareva quello da contenere. Ma così non fu. I giri passano e mentre Vettel, Hamilton e Button vanno indisturbati, qualcosa non quadrava per Fernando. Dopo la sosta era sceso in settima posizione dietro proprio a Petrov e Rosberg che avendo rifornito prima di lui gli erano passati davanti. Addirittura, anche Robert Kubica si davanti allo spagnolo. Era l'inizio del dramma. Il pilota Ferrari era più veloce ma le caratteristiche della pista di Abu Dhabi sono tali che divenne impossibile superare. Ogni giro che passava faceva calare una lacrima. Il sogno svaniva davanti alla bandiera a scacchi arriva.

Vettel d il più giovane Campione della storia

La disperazione in quei momenti, ti fa credere che possa capitare qualcosa, ma questo qualcosa non arriva, è tutto perfettamente liscio come l’olio. Vettel vinse la gara e diventò il più giovane Campione del Mondo della storia della Formula 1. Anche anche per la Red Bull era il primo sigillo. 43 secondi dopo l’arrivo del tedesco che festeggia tra i fuochi d’artificio di Yas Marine, giunse Alonso settimo e sconfitto. Il dramma si era compiuto in una giornata che doveva essere di festa, il volto del pilota Ferrari era nero, più nero della notte che incombeva sulla città del Golfo Persico. Nessuno riusciva a capire se davvero il muretto avesse azzardato una strategia folle oppure seguire Webber fosse giusto. Resta il fatto che Fernando aveva fallito, dopo che tutti credevano nel miracolo. Negli anni successivi un'occasione così per la Ferrari non si è più ripresentata.
Un fallimento che l’iberico forse non ha mai superato perché, se avesse vinto in rosso forse sarebbe ricordato in altro modo. La verità è che nella carriera Alonso non trovò mai la sua Waterloo come Napoleone Bonaparte, perché anche se testardo nel raggiungere i suoi obiettivi, forse Alonso ha sempre fatto tutto ciò che poteva. Lui lottò contro ogni mezzo, contro ogni previsione per trionfare col Cavallino Rampante. Ancora oggi i tifosi della rossa lo acclamano, lo amano perché ci ha provato davvero. L’ultimo vestito in rosso ad aver sfiorato il titolo. Gli Dei però non hanno voluto ed oggi che sono quindic anni da quella gara, la si guarda ancora e si cerca di vederla a mente lucida, ma la lacrima scende ancora. La storia quel giorno poteva scrivere una bella pagina di Formula 1, le bandiere erano già allestite e la festa era pronta ad esplodere con epicentro a Maranello.
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FOTO: Formula 1

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