Il passaggio di Hulkenberg e Bortoleto sotto la bandiera a scacchi del GP di Abu Dhabi ha segnato la fine del team Sauber in Formula 1. Un altro tassello di storia che se ne va.
Nell’anno 1993 l’Italia era in piena
crisi per via di Tangentopoli, venne arrestato Totò Riina ed entrava in vigore
il Trattato di Maastricht. Nel mondo, quindi, l’Unione Europea diventava un mercato unico e aperto. Vi fu
anche la grave crisi Costituzionale russa. Anche nello sport capitarono cose particolari, come il Marsiglia che vinse la Coppa dei Campioni contro il Milan. Il nostro calcio quindi fallì la la tripletta nelle coppe europee visto che la Juventus
e il Parma avevano vinto rispettivamente la Coppa Uefa e la Coppa delle Coppe. Per gli appassionati di Formula 1 il 1993 segna la nascita
di uno dei team che avrebbero lasciato un segno molto forte. Peter
Sauber portava il nome nel massimo campionato
automobilistico: una storia sportiva durata 32 anni.
Il team con il nome del fondatore
La storia della Formula 1 è
piena di grandi personaggi che hanno dato direttamente il loro nome alla propria scuderia. La storia di Peter Sauber non è altisonante come quella di mostri sacri come Ferrari, Williams o McLaren ma
comunque è significativa. Sauber si è fatto da solo, partendo da un diploma
da elettricista e facendosi strada come rivenditore di auto. Una strada diversa
da quella della sua famiglia, che produceva impianti d'illuminazione stradale. In Svizzera le gare a motore di ogni tipo sono vietate dal 1955, per cui per un concittadino della confederazione non è esattamente naturale gettarsi a capofitto nel motorsport. Ma la passione di Sauber era troppo grande. Così cominciò a costruire il suo “impero”.
La prima vettura denominata Sauber accende il motoe nel 1970. Era la famosa C1 motorizzata Ford-Cosworth progettata per le gare in salita, le uniche permesse in Svizzera. Sauber ci sa fare e dopo dieci anni le sue
vetture approdano al mondiale, addirittura partecipa alla 24h di Le Mans,
arrivando nel 1989 a vincere in maniera incredibile la grande classica francese. Ma il sogno era arrivare in Formula 1. Grazie ai buoni
rapporti con Mercedes con la quale già collaborava, nel 1993 il team Sauber entra nel massimo campionato delle auto. Nel GP inaugurale in Sud Africa ai nastri di partenza c’era la C12 con un motore sviluppato dalla
piccola Ilmor. Con questo V10 il mondo comincia a conoscere il potenziale del costruttore svizzero.
Alti e bassi
Già nel 1995 Sauber battezza il il primo podio. Heinz Frentzen a Monza ripaga alla grande il team che lo aveva fatto esordire
in Formula 1 l’anno prima. Nel 1997 arriva un’altra grande svolta, la collaborazione con Petronas gigante petrolifero malese che colora le vetture di Peter con una livrea blu e
verde acqua che lascerà il segno. Ancora oggi, quando si pensa a questo team si
pensa proprio a quelle vetture con un colore così diverso, anche rispetto a
quel blu che utilizzava in precedenza per rimarcare lo sponsor
Red Bull. Nel
2001 approda nella scuderia svizzera un giovane di nome Kimi Raikkonen. Un
futuro campione del mondo, ma ai tempi aiutò insieme a Nick Heidfeld la squadra
a raggiungere il quarto posto nel mondiale costruttori, questo sarà il punto
più alto della storia del team.
Nel 2006 Peter Sauber cede il team al colosso BMW che entra
in Formula 1 dopo la separazione con Williams alla quale forniva i motori. La casa
tedesca decide di mantenere il nome Sauber ed arriverà nel 2008 a vincere una
gara, quella con Robert Kubica in Canada. Il nome di Peter è quindi tra i team
che hanno vinto almeno un GP anche se non era più proprietario. Nel 2009 però,
torna alla guida della squadra visto che l’azienda teutonica si tira indietro
per via degli scarsi risultati. Inizia la collaborazione serrata con Ferrari ma
la crisi si rifà sentire e nel 2016 il team elvetico è quasi fuori. Il 20
luglio di quell’anno Peter Sauber è costretto a cedere il suo team al gruppo d’investimenti
svizzero, Longbow Finance. Il nome resta Sauber come anche quando inizia la partnership
con Alfa Romeo. La storia ha un lieto fine. L’Audi acquista il team nel 2024
e dal prossimo anno il celebre nome Sauber scomparirà per sempre.
L'eredità di Sauber
Questi 32 anni di storia non verranno
mai cancellati, perché Peter ha lasciato un segno epocale in Formula 1. Vero, non
ha mai vintoquanto Eddie Jordan e si è dovuto
vendere e ricomprarsi il team più volte. Con Sauber hanno gareggiato anche diversi piloti
italiani come: Andrea De Cesaris, Nicola Larini, Gianni Morbidelli, Giancarlo
Fisichella ed Antonio Giovinazzi. Dunque gli appassionati italiani non possono che ringraziare Peter Sauber.
Un uomo che ha dato tutto per realizzare il suo
più grande desiderio. In bocca al lupo per le prossime avventure.
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FOTO: Formula 1