Moto2 e Moto3 verso il futuro: prevale un senso di impotenza

MotoGP
giovedì, 11 dicembre 2025 alle 8:21
Moto2
Per il futuro Moto2 e Moto3 sono destinate sempre più alla definizione di feeder series della MotoGP. Nulla di nuovo, in sostanza: la filosofia di Dorna, ulteriormente esasperata dall'avvento di Liberty Media, da parecchio tempo a questa parte è ben nota. Non spariranno, ma saranno sempre più categorie "monomarca" volte espressamente ad allevare i piloti che, un giorno, correranno in MotoGP.

FILOSOFIA ACADEMY

In tal senso l'impegno delle case costruttrici sarà limitato a quello di "Academy". Un po' il concetto di Formula 2 e Formula 3 rispetto alla Formula 1, dove i team della massima espressione dell'automobilismo affidano i loro giovani piloti a realtà già esistenti. Categorie propedeutiche e nulla più, come diventeranno su tutta la linea Moto2 e Moto3, sempre più con regolamentazione "monomarca".

MOTO3 MONOMARCA

La Moto2 lo è sostanzialmente già da anni a questa parte, ove la scelta verte esclusivamente su telai e sospensioni. In Moto3 dal 2028 sarà un monomarca al 100 % con telaio e motore (base Yamaha R7) uguali per tutti. I team ed ottimi capi-tecnici riusciranno a far la differenza, ma ci si allontanerà sempre più da categorie dove di prerogative tecniche contestualmente a quelle, tuttora innegabili, sportive.

SENSO DI IMPOTENZA

Una filosofia per gli addetti ai lavori delle due classi da "prendere o lasciare", già accettata di buon grado negli ultimi anni. Con un senso di impotenza anche su alcuni episodi, dove si è percepita non soltanto una minor attenzione rispetto alla MotoGP, ma a tratti negligenza. Quanto accaduto nelle prime libere della Moto2 a Valencia, con i piloti spediti in pista nonostante una curva bagnata (ne sanno qualcosa Adrian Huertas e Ayumu Sasaki) e pericolosa, si scontra ad esempio con i guanti di velluto indossati il martedì successivo nei Test MotoGP, con le prove sospese per ragioni analoghe.

IL PRECEDENTE DI SEPANG

Che dire poi di Sepang e del cruento incidente tra José Antonio Rueda e Noah Dettwiler. Ben nota la dinamica, meno il fatto che alcuni talenti della Moto3, impegnati in un doppio sighting lap, sono poi transitati nel tratto incriminato vedendo con i loro stessi occhi che i medici stessero rianimando i due di piloti coinvolti. Nessuno avrebbe voluto correre, specie dopo due ore di attesa infinita e voci che si rincorrevano. Proposito inascoltato da parte di chi di dovere.
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