Treni e Moto

Storie di Moto
lunedì, 06 aprile 2026 alle 17:00
Treni e Moto: la lunga storia di un legame di amore e odio
Che razza di titolo: cosa c’entrano i treni con le motociclette? Sono due poli opposti: i primi sono obbligati a seguire le rotaie e le moto sono indiscusso sinonimo di libertà di movimento. Eppure sono due cose che sono state legate in vari modi sin dagli albori della motorizzazione, con vincoli di vario tipo negli anni: necessità, convenienza, confronto, odio, folklore.
Agli albori della motorizzazione, quando le prime fabbriche di motocicli erano per lo più situate al nord, era impensabile poter raggiungere i luoghi di gara, magari molto lontani, con gli imprevedibili mezzi dell’epoca: le moto raggiungevano la loro destinazione in treno, dove meccanici e piloti le recuperavano e le sistemavano per la gara, al termine della quale venivano rispedite in fabbrica per ferrovia. Anche quando, anni più tardi, prese campo la consuetudine di affidare qualche mezzo speciale ai rivenditori più importanti del territorio nazionale i piloti ufficiali raggiungevano in treno la loro destinazione, dove avrebbero trovato moto e meccanici locali a loro disposizione per l’impegno che li attendeva.

Ti ritiri? Torni a casa in treno

Ma non solo: al momento di scegliere l’itinerario di una prova impegnativa, quale il Raid Nord-Sud, circa 900 km da Milano a Napoli, venne prestata particolare attenzione a rimanere vicini alle linee ferroviarie in modo che in caso di eventuali, e probabilissimi, guasti meccanici che costringessero il pilota al ritiro questi potesse trovare facilmente supporto per rientrare alla base. Infatti fra Bologna e Firenze, ad esempio, venne scelto l’attraversamento dell’Appennino sulla Collina Pistoiese, da dove passava la linea ferroviaria all’epoca. La “direttissima” con la galleria di Montepiano sarà realizzata molto più tardi. Ovviamente anche quelli che sarebbero riusciti a concludere la massacrante gara sarebbero stati più contenti di rientrare in treno anziché dover rimontare in sella per il viaggio di ritorno, e ancor più lo sarebbero stati anni più tardi, quando la gara venne prolungata di altri 500 km, fino a Taranto.

Moto e treno: la lunga sfida di velocità

Ma nel 1923 la moto si prendeva una solenne soddisfazione! A fronte delle 17h25m che le FFSS vantavano per il direttissimo Milano-Napoli il vincitore, Guido Mentasti in sella alla Frera 500 impiegava solo 16h51m25s2/5 a coprire la distanza, infliggendo una mezz’ora abbondante di distacco al rinomato convoglio ferroviario. Ovviamente la Gazzetta dello Sport dava risalto alla cosa con una sintomatica vignetta in occasione dell’edizione 1925, auspicando che il risultato venisse ancora migliorato, ma non fu così: il vincitore Enrico Manetti, con la Frera 350, rimase indietro, seppur di poco, al tempo del direttissimo, naturalmente al netto di eventuali ritardi. Ecco l'illustrazione sulla Gazzetta (1923)
1925 La Gazzetta dello Sport celebra l'impresa di Mentasti più veloce del direttissimo
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L’uso di spedire la moto per ferrovia, magari come bagaglio appresso, rimase a lungo diffuso fra i piloti privati, almeno fino alla metà degli anni ’60, poi carrelli e furgoncini ebbero la meglio.
La ferrovia costituiva anche un momento di disappunto quando, nelle lunghe corse su strada, si incappava in un passaggio a livello chiuso, e non era difficile vedere i piloti infischiarsene delle sbarre abbassate, passando di sotto con la moto ed attraversare i binari di corsa pur di non perdere tempo, con il casellante che si sbracciava per evitare un disastro. Guardate nella foto qui sotto che accadde al Motorio 1955...
Motogiro 1955: i piloti bloccati dal passaggio al livello si arrangiano
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La storia delle corse è piena di binari

Con la fine delle corse su strada il rapporto fra treno e moto si è allentato praticamente del tutto. È rimasto solo l’aspetto folkloristico su quei tracciati nei quali i binari ferroviari, o simili, costituiscono ancora una presenza inevitabile. Celeberrimo è il circuito finlandese di Imatra, dove le fotografie con le moto che attraversano i binari con i treni fermi sullo sfondo costituiscono un must inevitabile in ogni occasione. Nella foto d'apertura è ritratto Giacomo Agostini con la Yamaha 350.
Una certa notorietà può vantare anche la gara in salita Mendrisio-Monte Generoso, in Svizzera, passata alla storia per la disavventura del grande Mike Hailwood , eccezionalmente iscritto alla gara, nell’edizione 1968, quando la poderosa 6 cilindri Honda nell’atterraggio dopo l’attraversamento dei binari, scoperti anziché protetti da una pedana come di solito, si sbilanciò scaricandolo pesantemente a terra. Guardate qui sotto come...
1968 Mike Hailwood con la Honda 250 al Monte Generoso<br>
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Quasi sconosciuta da noi, ma ben nota in Spagna, è la scalata al Montserrat. Anche qui il tracciato è attraversato dai binari della funivia che porta al celebre Santuario e le foto spettacolari si sprecano. Ecco com'era nel 1971
1961 Cesar Rui Perez con la Derbi 75 al Montserrat (foto di Francisco Alguersari su Espana Motociclista)
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Sono immagini di un motociclismo più romantico, ma certamente meno sicuro. Per gli appassionati non più giovani fa indubbiamente piacere rivederle, ma è giusto che rimangano nei ricordi del passato.
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