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Motegi, quint’ultimo appuntamento della
MotoGP, Bagnaia vince in gestione davanti a Martin, partito undicesimo. Una gara che si eleva a esempio perfetto per tracciare i contorni di un dualismo che non riesce a risolversi a vantaggio né dell’uno né dell'altro.
Pecco Bagnaia e
Jorge Martín lottano da due anni gomito a gomito per il mondiale di MotoGP. La leadership della classifica è contesa gara su gara, l’anno scorso (e auspicabilmente anche questo) fino all’ultimo atto. Nel 2023 a spuntarla è Bagnaia, che capitalizza meglio del rivale costanza e capacità di gestire gomme e pressione. Nel 2024, entrambi innalzano ulteriormente il livello di competitività; entrambi valorizzando i punti di forza e lavorando su quelli deboli. Jorge, dati alla mano, in maniera addirittura più marcata. Ad oggi, chi è il migliore?
I punti di forza di Jorge
Martín è noto per la sua velocità pura, che esprime al meglio in qualifica: cinque pole position conquistate quest’anno (come l’anno scorso, ma con quattro gare ancora da disputare), contro le tre di Bagnaia. L’ultima sul circuito indonesiano di Mandalika, dove frantuma il precedente record della pista. Uno specialista del giro lanciato. E della partenza, grazie a riflessi allenati a catturare l’attimo che vale quel millesimo con cui portarsi sui primi anche quando si parte da dietro. Spenti i semafori, Jorge si lancia all’inseguimento di traiettorie che vede solo lui, prima con la mente poi con i sensi. “Gli altri le stanno già studiando per prendere le contromisure” riconosce apparentemente preoccupato Jorge. L’impressione (corroborata dal weekend di Motegi), in realtà, è che nessuno l'abbia ancora fatto.
Un vero maestro anche della gara sprint. Anzi, il maestro della gara sprint: da quando nel 2023 sono state introdotte le gare corte del sabato, Martín è il pilota con il maggior numero di successi, ben 14. Bagnaia segue con 10 vittorie. Numeri da distribuire nei due anni per comprenderne il valore: nella stagione in corso Martin ne ha conquistate 5, Bagnaia una in più. Segno, anzi certificazione che la lacuna più profonda dell’italiano quest’anno non è solo colmata, ma trasformata in punto di forza.
Gli assi nella manica di Pecco
“Ci abbiamo lavorato molto. Fa parte del mio modo di essere capire cosa non va e come migliorare… ”, parole in cui c’è tutta la mentalità vincente del tre volte campione del mondo. Bagnaia adesso è completo, il più completo. In grado di martellare 1.44.00 alto per tutta la gara di Motegi e stampare giri veloci con strappi improvvisi, in sprint come in gara.
“.
..Anche se continuo a preferire la gara lunga, per gestire le gomme”, aggiunge. E come dargli torto. Nella
gestione delle gomme e della gara della domenica continua ad essere il migliore: in Giappone impone il ritmo e lo amministra, talvolta abbassandolo per far respirare le gomme, talvolta alzandolo per ricacciare a distanza di sicurezza Martin (
qui la cronaca). Sempre in una forbice strettissima, che gli permette di arrivare in fondo al comando.
Progresso speculare
Forbice che resta simile tra i due, ma che si allarga a favore di almeno 3-4 altri piloti sul bagnato. Marc Marquez e Jack Miller cambiano marcia alle prime gocce che si poggiano sulla visiera. Martin e Bagnaia diventano “umani”, quasi la pioggia fosse kriptonite. Miglioramenti ci sono stati nelle ultime stagioni, soprattutto per Pecco, ma c’è ancora molto da lavorare.
“
Ci miglioriamo entrambi. Io devo fare uno step per avvicinarmi in alcune gare, lui deve farlo per avvicinarsi a me in altre”. Il pensiero di
Martin a fine gara racchiude il concetto chiave di un esercizio di raffronto che non ha una risposta né univoca né definitiva. Come i grandi dualismi dello sport, quello tra Bagnaia e Martin segna un’epoca perché, in primis, segna i protagonisti, nel carattere e nella tecnica.
Foto: MotoGP