Moto Morini Excalibur 350: custom italiana anni '80, anima sportiva, mito di nicchia

Storie di Moto
martedì, 06 gennaio 2026 alle 16:24
Moto Morini Excalibur 350
Il coraggio di osare, di andare oltre. A metà anni ottanta Moto Morini era stretta tra le difficoltà finanziarie ed un mercato che stava cambiando pelle. Nel 1986 la Casa italiana presentò allora l'Excalibur 350 cercando d'interpretare il sogno americano in chiave italiana.
Nonostante un'estetica discutibile, era una moto solidissima e divertente da guidare. L'Excalibur era un atto di pura resistenza creativa.
Il primo impatto fu un vero e proprio shock per gli estimatori di Moto Morini. Abituati alle linee snelle e affilate della leggendaria 3 ½, si ritrovarono davanti a una creatura che ostentava un manubrio a corna di bue, una sella a due piani generosa come una poltrona e un serbatoio a goccia che sembrava guardare dritto verso Milwaukee. Eppure, dietro quelle forme quasi eccentriche, batteva un cuore nobile.
Sotto le sovrastrutture custom si celava infatti il mitico bicilindrico a V di 72 gradi raffreddato ad aria, capolavoro dell’ingegner Franco Lambertini.
Tecnicamente, la Excalibur era una moto che non accettava compromessi sulla qualità meccanica. Il propulsore da 344 centimetri cubici, con la sua distribuzione ad aste e bilancieri e le iconiche teste Heron piatte, riusciva a erogare circa 35 cavalli a 8.000 giri. Non erano solo numeri su una scheda tecnica, ma la garanzia di un’erogazione fluida e di un sound inconfondibile.
Nonostante il peso non proprio piuma e una ciclistica votata al relax, la Excalibur manteneva quella brillantezza di motore che permetteva di superare agevolmente i 140 chilometri orari. Era una velocità di tutto rispetto per una cruiser di piccola cilindrata.
La vita dell'Excalibur fu una danza tra due mondi. Da una parte il tentativo di attrarre i giovani motociclisti ammaliati dal mito delle custom e dall'altra l'esigenza di mantenere intatta la qualità italiana. La moto si distingueva per soluzioni ciclistiche tradizionali ma robuste. Aveva un telaio a doppia culla in tubi d’acciaio e una coppia di ammortizzatori posteriori inclinati per assecondare la linea bassa e sfuggente del retrotreno.
Oggi l'Excalibur 350 non è più considerata la "pecora nera" della famiglia Morini. Viene vista come un pezzo di storia che profuma di un'epoca in cui si osava ancora. Non avrà avuto l'eleganza delle bialbero da corsa o la purezza della Sport, ma ha rappresentato l'ultimo sussulto di indipendenza di un marchio che non voleva arrendersi all'omologazione.
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