Moto Guzzi Le Mans: la sportiva italiana che ha fatto la storia

Storie di Moto
giovedì, 11 dicembre 2025 alle 19:00
Moto Guzzi 850cc Le Mans II
Moto Guzzi 850cc Le Mans II
Nel 1976 la Moto Guzzi lanciò sul mercato la Le Mans 850, una moto sportiva destinata a segnare un’epoca. Ispirata alla famosa gara di endurance francese, la 24 Ore di Le Mans, questa bicilindrica a V di 90° non era solo una corsa sulle strade: era un progetto ambizioso, capace di unire prestazioni elevate, tecnologia avanzata e un design che avrebbe influenzato i modelli successivi per quasi vent’anni.
La prima Le Mans si proponeva come una café racer all’italiana, mentre le serie successive erano proiettate verso il concetto di turismo sportivo, con carenature più ampie e comfort maggiore, senza perdere però il carattere deciso che l’aveva resa immediatamente iconica.
Arrivata al Salone di Milano nel ’75, l’850 Le Mans non si presentò con la timidezza delle debuttanti. Semimanubri bassi, cupolino affilato, quella vernice rossa che non era solo colore ma carattere. La produzione doveva essere limitata. Poi arrivarono ordini su ordini: la volevano tutti quelli che avevano capito, o semplicemente intuito, che quella moto sarebbe rimasta nella storia. La Le Mans era veloce, spigolosa, imperfetta, e proprio per questo magnetica.

Le Mans II e III

Nel ’78 cambiò pelle. Il cupolino “bikini” lasciò spazio a una semicarenatura imponente, testata in galleria del vento come un’arma delicata. La nuova veste la rendeva più matura, meno istintiva, più adatta ai lunghi viaggi. Era una Le Mans che, senza perderlo, spostava il proprio baricentro emotivo: dalla rabbia giovanile all’eleganza delle medie distanze. Fu rivestito anche il cuore, con cilindri trattati al Nigusil, più resistenti e più disposti a sopportare chilometri e chilometri di strada. Non era veloce come la prima, e lo sapeva, ma aveva un modo tutto suo di ricordarti che la velocità non è l’unica unità di misura della bellezza.
Nel 1981 arrivò la Le Mans III, asciutta, precisa, con un serbatoio da 25 litri per chi voleva dimenticarsi del mondo un po’ più a lungo.
Il motore riprese vigore grazie a testate riprogettate, nuovi scarichi, dettagli studiati per dare alla potenza una forma più piena, più rotonda. La Guzzi diventò anche la prima italiana a rispettare le normative americane sull’inquinamento. Un gesto silenzioso, ma importante: si può restare fedeli alla propria anima anche quando il mondo fuori cambia.

L'ultima evoluzione 

Alla fine del 1984 la Le Mans crebbe ancora, diventando 1000. Un litro pieno, generoso, quasi orgoglioso. Carburatori da 40, camme più spinte, la volontà di tenere il passo del mondo.
Fu il periodo delle scelte difficili: la ruota anteriore da 16 pollici, voluta da De Tomaso, che spostò equilibri, discussioni e umori; le geometrie che restarono quelle di prima; la percezione di una moto che, pur migliorata, si trovava a combattere con un mercato in cui i quattro cilindri giapponesi spostavano il baricentro della velocità. La Le Mans resistette fino al 1993, ma il mondo stava correndo in un’altra direzione.
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