Capo Nord in moto: da sfida epica a vacanza

Storie di Moto
martedì, 02 settembre 2025 alle 7:30
capo nord
Da Viaggio con la V maiuscola a vacanza. Arrivare a Capo Nord con la propria moto nel secolo scorso era una vera impresa. Solo i più coraggiosi provavano a compierla dopo mesi, talvolta anni, di studio e di preparativi. Bisognava sistemare la moto, comprare le cartine, le guide con gli indirizzi degli hotel e dei campeggi, l'abbigliamento tecnico e tanto altro. Negli ultimi trent'anni, però, l'essenza di questo viaggio si è trasformata.
Capo Nord è una meta estremamente turistica. La Norvegia non è più "difficile" come un tempo. I fiordi sono collegati da traghettini quindi si risparmiano tanti chilometri in sella. Le gallerie che un tempo erano buie e tortuose quindi difficili d affrontare in moto, oggi sono iper-moderne ed illuminate. Ciò che fa la differenza è poi la tecnologia, la possibilità di essere sempre connessi.

Sempre connessi

​Anche solo 20 anni fa i motociclisti non avevano gli smartphone sempre connessi, con traffico dati inesauribile grazie alle varie eSim da viaggio. Non c'erano le app con cui si riusciva a trovare un hotel in pochi istanti. Per altro i distributori di benzina in Lapponia erano ben più rari di oggi quindi c'era perfino chi si portava le taniche per dei refill.
I racconti dei viaggi a Capo Nord erano spesso colorati da un alone di epicità, tra guasti meccanici in mezzo al nulla e notti passate in tenda sotto cieli che non smettevano mai d'illuminarsi.
​Le moto erano spesso affidabili, certo, ma meno sofisticate di quelle attuali. Un guasto o anche una semplice foratura poteva significare giorni di attesa, in balia di un meccanico locale che parlava una lingua sconosciuta mentre oggi tutti i norvegesi parlano perfettamente in inglese. Il percorso era un'incognita: il meteo, una roulette russa. Non esistevano previsioni precise, e si partiva sapendo che il vento e la pioggia potevano arrivare da un momento all'altro, senza preavviso.
C'era poi la paura di perdersi e non trovare nessuno a cui chiedere informazioni. L'esperienza era intima, quasi mistica. I chilometri erano macinati in solitudine, e l'arrivo al globo di metallo era una celebrazione personale, una conquista di sé prima che della strada. Chi partiva, lo faceva con la consapevolezza che stava per affrontare una vera e propria sfida, un'avventura che lo avrebbe cambiato nel profondo.

Capo Nord è lontano ma oggi è impossibile perdersi

Oggi, il viaggio a Capo Nord è cambiato. Le moto sono dotate di ogni comfort, l'abbigliamento da moto e quasi sempre resistente all'acqua e grazie ai GPS non ci si perde più. Le app meteo ci dicono con precisione quando il sole farà capolino o quando dovremo affrontare un acquazzone. Possiamo prenotare ogni pernottamento in anticipo, scegliere il campeggio con le docce calde o l'hotel con vista sul fiordo. La solitudine, quel tocco di epicità di trent'anni fa, è scomparsa.
Oggi, a Capo Nord, il parcheggio è un'autentica sfilata di moto da ogni dove. Ogni chilometro percorso è condiviso in tempo reale sui social network, ogni panorama viene immortalato con una foto e caricato su Instagram. L'arrivo a Capo Nord non è più una conquista intima ma un momento da documentare, da condividere con amici, parenti e follower. Non è più una questione di 'se' si arriverà, ma di 'quando' e con 'quale moto'. Un'esperienza diversa, ma ancora speciale. Il cambiamento non ha privato comunque il viaggio del suo fascino.
È vero, l'epicità del passato si è un po' persa ma raggiungere Capo Nord è sempre emozionante. Oggi si può percorrere la strada in modo diverso, concentrandosi sul panorama, sulle persone che s' incontrano e sulle emozioni che si provano. Non è più un'impresa, ma un'opportunità. E questa, a suo modo, è una nuova forma di avventura: quella di riscoprire il piacere del viaggio per il viaggio stesso, lontano dai miti e dalle leggende, ma vicino alla bellezza che solo la strada sa regalare.

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