Bajaj Auto non ama stare al centro della scena ma quando si muove cambia gli equilibri. Il colosso indiano ha esteso il suo raggio d’azione fino alle Alpi austriache, prendendo il controllo di
KTM. Un incontro tra due mondi lontani che oggi diventa una strategia condivisa.
L'azienda, nata nel dopoguerra come importatore di motociclette, oggi è una forza globale capace non solo di produrre milioni di veicoli, ma anche di influenzare il mercato delle due ruote su scala mondiale.
Bajaj è il secondo produttore mondiale di scooter, il quarto produttore mondiale di motocicli, leader assoluto in India, oltre un milione di veicoli l’anno, un marchio presente in 53 Paesi. È un’azienda con una filosofia molto precisa: tecnologia utile, industrializzazione efficiente ed un pragmatismo che ha già fatto scuola nel settore. Se riuscirà a mantenere intatta l’anima di
KTM, e al tempo stesso a portare il rigore produttivo indiano nelle strategie del marchio austriaco, si potrebbe assistere ad una delle fusioni culturali e industriali più interessanti degli ultimi decenni.
Le origini
La storia comincia nel 1945, con la Bachraj Trading Corporation, che porta in India veicoli stranieri. In un paese che sta costruendo la propria identità industriale, Bajaj coglie l’occasione e nel 1959 ottiene il via libera per produrre autonomamente. Nel 1960 arriva la nazionalizzazione: una spinta che trasforma l’azienda in un motore della mobilità indiana.
Negli anni Sessanta Bajaj trova in Piaggio un partner ideale. Nascono le Vespa prodotte a Pune, simboli di un’India moderna e in movimento. Il matrimonio finisce nel 1971, ma Bajaj non resta scoperta: continua a produrre scooter identici grazie agli stampi e alle tecnologie già acquisite.
È qui che nasce la leggenda del Chetak, lo scooter che diventerà un’istituzione nazionale, il veicolo con cui milioni di indiani hanno imparato a muoversi.
Gli anni Settanta e Ottanta i numeri raccontano più di qualsiasi slogan: 100.000 veicoli prodotti nel 1970, 100.000 all’anno nel 1977,
500.000 nel 1986, 1 milione nel 1995. Bajaj diventa leader assoluto in India per scooter, moto e veicoli a tre ruote, esportando in oltre 50 Paesi e consolidando una reputazione di produttore solido, pragmatico, industrialmente impeccabile.
Le grandi partnership: il banco di prova globale
Negli anni, Bajaj affina le proprie competenze collaborando con marchi come Daihatsu, Kawasaki, Renault-Nissan. Queste partnership le permettono di crescere tecnicamente e industrialmente, preparando il terreno per una delle scelte più strategiche della sua storia: l’ingresso nel capitale di
KTM.
La relazione con
KTM nasce nel 2007 ed è molto più di un accordo finanziario. Bajaj investe, sì, ma soprattutto costruisce, industrializza, sviluppa. Nascono le piccole KTM Duke 125, 200, 390, RC. Questi modelli conquistano l’Europa e l’Asia, diventano un riferimento e portano il marchio austriaco in territori prima irraggiungibili.
Questa sinergia non è mai stata un rapporto unidirezionale:
KTM porta tecnologia, visione, design. Bajaj offre capacità produttiva, efficienza, accesso ai mercati emergenti. Un equilibrio raro, che funziona perché basato su competenze complementari.
2025: il momento decisivo
La svolta arriva nel maggio 2025, quando
KTM viene travolta da una tempesta finanziaria. A quel punto Bajaj non esita: mette sul tavolo 800 milioni di euro e salva l’azienda dalla crisi più seria della sua storia recente.
Quel gesto è molto più di un aiuto: è il preludio all’acquisizione che si è completata nel novembre 2025. Bajaj Auto, tramite la sua controllata europea, esercita le opzioni e sale al 50,1% di Pierer Bajaj AG, arrivando così al controllo indiretto del 74,9% di Pierer Mobility AG, la holding che governa
KTM. Il nome della holding cambia: Pierer Mobility AG diventa Bajaj Mobility AG.
E il Consiglio di Sorveglianza si ridisegna, accogliendo figure chiave della casa indiana.
KTM resta KTM
La preoccupazione degli appassionati è una sola: l’identità del marchio arancione. Su questo, l’amministratore delegato Gottfried Neumeister è chiarissimo. Mattighofen resta il cuore della ricerca e sviluppo, il design
rimane austriaco, la filosofia “Ready to Race” non si tocca, il
management opera in autonomia. Bajaj è il padrone, sì, ma non vuole spegnere ciò che ha reso
KTM unica: vuole farlo crescere. Con la crisi alle spalle, KTM può finalmente respirare e tornare a concentrarsi sul prodotto.
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