Honda NAS, il sogno mai nato: la concept bike che ha riscritto l’idea di sportiva e infiammato le leggende

Storie di Moto
mercoledì, 10 dicembre 2025 alle 17:00
Honda NAS
Honda NAS
La Honda NAS è una delle concept bike più iconiche mai realizzate. NAS, acronimo di New American Sports, è l' esempio perfetto di come la creatività possa andare oltre la produzione. Di solito solo i piccoli artigiani osano veramente ma con questa moto Honda dimostrò a tutti il suo spirito più romantico.
La NAS venne progettata da Honda R&D America nel 1999. Non nacque per essere venduta ma per incarnare un’idea, un sogno su due ruote. Fu mostrata al pubblico come concept, una moto pensata più come opera d’arte che come veicolo destinato alla strada. L’intento del team di sviluppo era chiaro: ridefinire il concetto di sportiva stradale, sperimentando forme, materiali e soluzioni tecniche senza compromessi economici. La prima presentazione pubblica avvenne nel 2001, durante un evento negli USA: la moto fu mostrata come esercizio di stile.
Il motore della NAS era un bicilindrico a V derivato dalla VTR1000F, raffreddato a liquido, ma ciò che colpiva davvero era la ciclistica. Telaio compatto, sospensione anteriore mono‑braccio e forcellone posteriore singolo contribuivano a creare un’estetica minimalista ed aggressiva. Ogni elemento sembrava studiato per accentuare leggerezza e pulizia delle linee. Anche i dettagli, dalle ruote lavorate dal pieno al freno anteriore montato sul bordo ruota, raccontavano una filosofia precisa: la NAS doveva emozionare, stupire e dimostrare quanto lontano si potesse spingere l’ingegno umano nel campo motociclistico.
La posizione di guida e il design del serbatoio accentuavano questa sensazione di perfezione studiata, con le ginocchia accolte come in un abbraccio e l’insieme dell’assetto che ricordava più una scultura che una moto. Nonostante il clamore suscitato, la NAS non entrò in produzione. La NAS è ricordata come un simbolo della libertà creativa e della spinta innovativa di Honda. È la prova tangibile che la progettazione di una moto può essere un gesto artistico, un manifesto di audacia tecnica e di visione estetica, senza necessità di compromessi commerciali.
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