Yamaha FZR1000 EXUP: la maxi timida che riscrisse le regole tra anni ’80 e ’90

Storie di Moto
venerdì, 05 dicembre 2025 alle 15:24
Yamaha FZR1000 EXUP
Yamaha FZR1000 EXUP
La Yamaha FZR1000 EXUP è stata una presenza silenziosa, quasi timida, ma capace di ridefinire gli equilibri delle maxi sportive a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Non nacque come “homologation special”. Non era una serie limitata, né una moto pensata per entrare direttamente in Superbike contro RC30, 851 o OW01. Ma questo non le impedì di lasciare il segno
La EXUP viene ricordata soprattutto per il suo motore, un quattro cilindri dalla spinta piena e continua. Il segreto, però, era soprattutto la celebre valvola nello scarico, l’Exhaust Ultimate Power Valve. In un’epoca in cui i mille erano forti ma spesso ispidi ai medi regimi, la valvola Yamaha smussava il carattere del propulsore e rendeva la progressione lineare, quasi educata, senza togliere nulla alla cattiveria in alto. Per molti fu una rivelazione. Si poteva essere veloci anche senza essere in costante lotta con l’erogazione.
A renderla speciale era anche la sua ciclistica. Questa moto si allontanava dalle leggerezze esasperate che sarebbero esplose a metà anni ’90, ma non apparteneva più alla rudezza tipica delle prime maxi giapponesi. Il Deltabox in alluminio, il retrotreno solido, l’avantreno composto davano la sensazione di una moto sincera, stabile e capace di seguire la linea desiderata senza isterie. Con lei non si cercava il muscolo, si cercava il ritmo. Chi mise mano al manubrio ricorda la facilità con cui si riusciva a tenere una traiettoria pulita anche quando la velocità aumentava in modo inquietante.

La Yamaha FZR1000 EXUP nelle gare: una combattente 

Sul fronte agonistico, la FZR1000 EXUP con la sua indole equilibrata e la robustezza meccanica, riuscì a farsi un nome nei campionati nazionali. In Italia, nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia, molte squadre private decisero di schierarla. Erano attratte dalla costanza della sua erogazione e alla sua capacità di sopportare gare lunghe senza cedimenti. In America, la EXUP trovò terreno fertile grazie ai team che la prepararono con competenza, trasformandola in una presenza costante sul podio nelle gare “Open” e nei campionati Superbike nazionali.
Nei road races apparve più di quanto si ricordi. Non fu mai la protagonista assoluta dl TT ma ebbe la fama silenziosa delle moto che arrivano in fondo. Un pregio raro, soprattutto in un contesto dove affidabilità e compostezza contano quanto la potenza massima.
Col passare degli anni, la EXUP è stata quasi assorbita dal culto per le motociclette più iconiche della stessa epoca. L’arrivo della Fireblade cambiò il modo di pensare alle 900, mentre l’avvento della R1 riscrisse la definizione stessa di superbike stradale. Così la FZR1000 EXUP finì in una terra di mezzo: troppo raffinata per essere ricordata come “vecchia scuola” e troppo discreta per diventare mito pop.
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