Elia Sammartin a tutto campo: il 2025, i nuovi obiettivi, l'attenzione al vivaio Supermoto

Storie di Moto
sabato, 29 novembre 2025 alle 12:17
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Elia Sammartin fa il punto sulla stagione 2025 tra Italiano e Mondiale Supermoto, oltre a parlare del nuovo ruolo di Direttore Tecnico. L'intervista.
Un nuovo titolo italiano, il 4° posto Mondiale con un podio, il 5° posto al Trofeo delle Nazioni Supermoto. Oltre agli impegni da pilota, Elia Sammartin sarà anche il nuovo Direttore Tecnico FMI della specialità a partire dal prossimo 1° gennaio 2026. Il 34enne vicentino, anche l'anno prossimo al via in sella alla Honda del Team BRT, è un riferimento nell'ambiente del motard, ma il ruolo "dietro le quinte" è stato l'elemento sorpresa di questo intenso 2025. Sarà però un'interessante sfida, visto che dovrà occuparsi anche della crescita dei giovani. Già lo fa con alcuni ragazzi che segue nel Trofeo Honda RedMoto, adesso però è ancora più ufficiale il suo impegno anche in questo senso. Come vede la situazione attualmente? E come valuta la sua stagione? Abbiamo fatto il punto, ecco cosa ci ha raccontato.

Elia Sammartin, partiamo dall'annuncio più recente: a breve diventi il nuovo Direttore Tecnico FMI. 

È stata un'assoluta sorpresa, la settimana scorsa ho ricevuto la chiamata dal presidente. Di solito è un ruolo che rivesti a fine carriera, penso di essere il primo caso di atleta ancora in attività con questo ruolo. Ma non mi sono sentito di dire di no al presidente, non mi sembrava bello [risata]. È avvenuto tutto in maniera inaspettata, ma pensandoci bene è un'ulteriore motivazione. Dovrò gestire i Talenti Azzurri della disciplina e organizzare la squadra per il Supermoto delle Nazioni: un mio obiettivo principale è riuscire a vincerlo, non ci sono mai riuscito e riuscire a mettere in piedi una squadra per poter vincere è una motivazione doppia!

Com'è il settore giovanile nel motard? Come la velocità, oppure meglio, peggio...? 

Non è una situazione rosea, ma non la vedo neanche disperata. Ci sono dei giovani che si stanno facendo ben vedere, ad esempio nel campionato europeo, ma ci sono anche ragazzi di altre discipline che hanno la passione per la Supermoto e che hanno ben figurato. Non però nell'imminente, se domani ci fosse una gara importante la squadra più competitiva è ancora quella con me, Bartolini e D’Addato, ma tra qualche anno qualcosa di buono arriva.

Una sfida interessante anche perché imparano i giovani, ma impari pure tu, giusto? 

Sì, assolutamente! È una situazione molto stimolante anche per me.

Ci racconti la tua stagione 2025? 

Nell'Italiano e agli Internazionali d'Italia è stata comunque una grande stagione, ho vinto quasi tutte le manche a parte una, ma l'obiettivo di portare a casa il titolo l'abbiamo centrato in pieno. In ambito Mondiale abbiamo fatto più fatica, soprattutto dal punto di vista tecnico con la moto. Ho cambiato squadra, quindi mi sono trovato a ripartire quasi da zero, e la nuova Honda era quasi un'altra moto rispetto al modello 2024: ho faticato di più, ma con il team abbiamo fatto un gran lavoro per migliorare gara dopo gara. Nel 2026 ripartirò da un altro livello, sia come lavoro che tecnico: saremo più pronti.

Possiamo dire che tu e la squadra avete "preso le misure" in questa stagione? 

Possiamo dire così, sì. Il team tornava nel Mondiale dopo anni, la moto era molto diversa, bisognava riorganizzare tutto in poco tempo, visto che si gira molto meno rispetto all'Italiano... Abbiamo fatto un po' fatica, l'anno prossimo sarà diverso: rimango sempre con il Team BRT, rifarò il Mondiale e l'Italiano, e penso anche il Trofeo delle Nazioni.

La gara più bella del Mondiale quest'anno? 

In Germania, dove siamo riusciti a fare podio. Non so se è stata una delle gare migliori della mia carriera, ma sicuramente è stata una grande gara, con piloti veloci che non fanno tutto il Mondiale ma che c'erano per questo evento. Sono partito dalla 3^ fila, nelle due manche ho chiuso 2° e 3°, e alla fine ho fatto 3°. È stata una bella soddisfazione.

Nell'Italiano invece sei una certezza. Come li vivi tutti questi titoli, cambia negli anni o è sempre la stessa emozione? 

Vincere è sempre bello. La cosa importante per me nell'Italiano è che io lo prendo molto come un "test", passami il termine. Mi è utile per il Mondiale. Trovo sempre qualcosa che posso migliorare: negli Internazionali d'Italia c'è sempre qualcuno del Mondiale, quindi ho sempre un confronto che mi serve, per essere sempre più competitivo.

Aiuta il fatto di non "metterti pressione", come invece succede nel Mondiale, o è solo un'impressione? 

Obiettivamente non so come rispondere [risata]. Forse è che nell'Italiano le piste sono quelle, le conosco bene e ho tutti i miei riferimenti, mi viene tutto abbastanza facile. E poi quando vengono persone forti come Marc Reiner Schmidt [pluricampione del mondo S1GP, ndr] o Lukas Hollbacher... Ad esempio, Schmidt riesco a fregarlo nell'Italiano, nel Mondiale faccio più fatica. Forse riesco a preparare meglio in Italia... Bella domanda comunque, è quello che sto cercando! Ci sto lavorando per capire come posso fare meglio nel Mondiale.

Passati i 30 anni si inizia a essere "più vecchi" come atleti. Nel tuo caso? 

Quando me lo chiedono io rispondo così. Ho iniziato a correre nel Mondiale S2 a 16 anni e all'epoca c'era un pilota belga, Gerald Delepine, un mio mezzo idolo, che ha vinto il suo primo Mondiale a 38 anni! Correrò fino a che ha senso per me, finché mi sento bene fisicamente e riesco a dare il massimo. Io ce la metto sempre tutta.

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