Quando si pensa a
BMW Motorrad di solito vengono in mente aggettivi quali rigore, razionalità, concretezza.
Certo, in Superbike aveva puntato su uno tra i piloti più estrosi in assoluto quale
Toprak Razgatlioglu, ma l'immagine è ben altra. Nel 2016 invece ha avuto però un sussulto d'irrazionalità anticipando il futuro non di 5 anni ma di oltre mezzo secolo con la BMW Motorrad Vision Next 100, un concept che non parla tanto di tecnica quanto di filosofia della moto. Oggi, a distanza di 10 anni, appare troppo avanti ma offre spunti interessanti e non più così tanto fantascientifici come nel 2016.
La Vision Next 100 non è una superbike né una naked
nel senso classico, anche se BMW la definisce un “roadster”. Ed
è proprio qui che sta il punto. Sotto l’aspetto futuristico si nasconde un’idea
molto precisa, quella di preservare l’essenza della guida motociclistica in un
mondo dominato da automazione e guida autonoma. Il concetto chiave è quello di “Great Escape”. Quando le auto guideranno da sole, e in un futuro ormai prossimo sarà realtà, la moto diventerà un rifugio analogico, un’esperienza sensoriale
pura fatta di vento, accelerazione e connessione diretta con l’ambiente. Non a
caso, secondo i designer BMW, sarà proprio la moto a mantenere viva la
dimensione emotiva della guida.
Da qui nasce una scelta progettuale quasi
provocatoria: eliminare tutto ciò che oggi consideriamo indispensabile. Niente
cavalletto, niente casco, niente protezioni. Non per incoscienza, ma perché la
sicurezza viene completamente delegata a un sistema integrato chiamato “digital
companion”, che interviene in modo invisibile per prevenire qualsiasi errore
umano.
La Vision Next 100, infatti, è progettata per
non cadere mai. Il sistema di auto-bilanciamento mantiene la moto stabile sia
da ferma sia in movimento, mentre l’assistenza attiva corregge traiettorie e
comportamenti del pilota quando necessario. È un ribaltamento totale del
concetto di guida: non più uomo che controlla la macchina, ma simbiosi tra i due.
Chiaramente anche il telaio rompe ogni schema. Il
cosiddetto Flexframe non utilizza snodi tradizionali: è l’intera struttura a
flettersi per sterzare, irrigidendosi alle alte velocità e diventando più
morbida nelle manovre lente. Questa soluzione non solo migliora la stabilità ma cambia completamente la percezione fisica della guida.
Nonostante questa rivoluzione tecnica,
BMW ha voluto mantenere però un legame fortissimo con la propria storia. Il telaio
triangolare nero, le linee bianche e persino la forma del motore richiamano
esplicitamente la BMW R32, la prima moto
della casa. Anche il propulsore, pur essendo a emissioni zero, conserva
l’estetica del classico boxer, trasformandosi addirittura in funzione della
velocità per migliorare aerodinamica e protezione.
Il rapporto uomo-macchina raggiunge il suo
apice nell’interfaccia. Al posto della strumentazione tradizionale, il pilota
indossa un visore che proietta le informazioni direttamente nel campo visivo,
attivandosi solo quando necessario per non disturbare l’esperienza. Persino
l’abbigliamento diventa parte integrante del sistema in quanto intelligente, adattivo,
capace di supportare il corpo e fornire feedback attraverso le vibrazioni.
Il risultato è una moto che, paradossalmente,
diventa più “umana” proprio grazie alla tecnologia estrema. Più sicura, più
intuitiva, ma soprattutto più libera, in grado di amplificare le sensazioni.
E forse è proprio questo il messaggio più
interessante della Vision Next 100: il futuro della moto non sarà una gara di
potenza o prestazioni, ma una ricerca sempre più radicale della libertà.
"Se sei incerto tieni aperto" la biografia di Giovanni Di Pillo: disponibile in libreria e su
Amazon Libri