Stefano Bedon oggi è molto di più del Project Manager
Fantic Racing Moto2, è l'uomo simbolo dell'Italia in Moto2. In appena tre anni ha portato l'azienda veneta al successo ed ha lanciato piloti poco considerati. Bedon dimostra in ogni occasione un'apertura mentale rara nel paddock.
Dopo avere iniziato la carriera come responsabile della comunicazione, è salito alla ribalta come team manager, dimostrando di avere competenze tecniche, manageriali e strategiche molto solide. Uno dei momenti chiave della sua carriera è stato con il Snipers Team in Moto3 in cui è riuscito a gestire in maniera magistrale anche piloti ostici come ad esempio Romano Fenati. Si è poi lanciato nell'avventura
Fantic. Il 2025 è stato un anno indimenticabile per il suo team con il terzo posto finale di Barry Baltus, il quarto di Aron Canet ed il trionfo nella classifica a squadre. La stagione appena trascorsa è già un ricordo, il prossimo anno Fantic schiererà una formazione inedita con Baltus ed Arbolino.
Stefano Bedon apre la sua mente ed il suo cuore in esclusiva per Corsedimoto.
"Il Mondiale 2025 si è chiuso sul palco delle premiazioni Dorna. Che soddisfazione vincere il Mondiale a squadre con due piloti tra i primi cinque! Abbiamo fatto un gran lavoro. E dire che eravamo al nostro terzo anno mentre le altre squadre sono presenti nel paddock da tantissimo tempo. Fantic è già diventata un punto di riferimento a livello mondiale e ne sono molto orgoglioso. A livello umano quest'anno mi è dispiaciuto che Manuel Gonzales abbia perso il campionato all'ultimo, dopo tutto quello che aveva fatto in questa stagione. Per quanto ci riguarda, è andato benissimo Barry Baltus, peccato che Aron Canet nelle ultime gare sia passato da secondo a quarto". Canet non ha più brillato dopo la firma con Marc VDS. Un caso?
"A primo acchito si potrebbe pensare ad una crisi psicologica ma secondo me non si è trattato di ciò. Aron non si è mai trovato particolarmente a suo agio con il telaio 2025: faceva fatica. Siamo poi tornati a quello 2024 con cui si trovava meglio ma nel frattempo gli altri piloti avevano fatto notevoli progressi. Ecco, io leggo il suo rendimento come ad una mancanza di feeling con la moto perché a livello di talento non si può dire nulla, la classe ce l'ha: è un grandissimo pilota".
Come hai vissuto il suo addio?
"Avevamo deciso di puntare su Aron Canet quando era ancora nell'ombra e quest'anno tutti lo volevano. Mi ha fatto molto piacere riuscire a valorizzarlo, a rilanciarlo. Noi non potevamo offrirgli un progetto a lungo termine, con tre anni di contratto più uno come ha poi ottenuto. Lui giustamente ha pensato al suo futuro, anche al dopo Motomondiale, con un possibile approdo alla Superbike. Ed ha fatto una scelta razionale perché si rende conto che difficilmente riuscirà ad arrivare in MotoGP per tutta una serie di motivi. Io gli voglio un gran bene e continuo a volerglielo: è un un bravissimo ragazzo. Con lui si era instaurato uno splendido rapporto all'interno del box, c'era un clima molto familiare. Siamo stati veramente bene assieme a lui". Barry Baltus è diverso?
"Sì, lui è belga e caratterialmente è il classico pilota nordico, è più freddo ma in pista è fortissimo. Sono sicuro che possa fare molto bene l'anno prossimo con noi poi probabilmente andrà in MotoGP. Baltus è giovane ed ha tutte le carte in regola per approdare in top class: ha un talento eccezionale, il fisico giusto per la MotoGP ed un ottimo passaporto. Per noi è stata un'ottima scelta, una scommessa vinta".
Quanto influisce il passaporto?
"Dorna vorrebbe una MotoGP sempre più internazionale ed il fatto di essere belga sicuramente aiuta. Agli organizzatori farà sicuramente piacere avere una bandiera in più sullo schieramento. Nel futuro di Fantic non vedo dei piloti spagnoli: sono troppi, bisogna orientarsi su altre nazioni, altri mercati, magari anche su quelli asiatici che sono sicuramente da tenere d'occhio". Perché hai deciso di puntare su Tony Arbolino?
"Ho fortemente voluto Tony Arbolino, che ho già avuto in Moto3, perché sono convintissimo che possa essere competitivo. Negli ultimi anni ha fatto alcune scelte a mio avviso sbagliate e glielo avevo anche detto. Da noi potrà contare sullo staff tecnico che aveva Aron Canet e la sua moto sarà identica a quella di Baltus. Non abbiamo mai avuto e non avremo neppure in futuro un primo ed un secondo pilota. Non ci sarà alcun favoritismo: che vinca il migliore. Tony Arbolino ci conosce già e questo è sicuramente un vantaggio. Ricordiamoci che in passato in Moto2 ha ottenuto ottimi risultati: vittorie, podi, ha lottato per il titolo mondiale. Acosta lo considera il rivale più temibile avuto in Moto2. Ritengo che tornerà ad andare forte assieme a noi. Chiaramente il livello nel 2026 sarà particolarmente alto con Aspar ed Intact che punteranno certamente a successo".
C'è molto di Stefano Bedon dietro i risultati di Fantic...
"Vorrei parlare di tutta la squadra. Roberto Locatelli faceva il coach ed oggi è un grande team manager. Abbiamo ottimi meccanici, tecnici di alto livello... Abbiamo fatto un lavoro ragionato, su ogni persona e chiaramente abbiamo ponderato al meglio le scelte dei piloti. In passato ho imparato tanto da Carlo Ubbiali: mi ha fatto capire l'importanza delle scelte, il valore degli aspetti umani che vanno sempre tenuti in considerazione. I piloti devono avere sì un grande talento ma quello che fa realmente la differenza è la loro carica interiore".
Come vedi l'arrivo di Toprak Razgatlioglu in MotoGP?
"Mi fa piacere e m'incuriosisce tanto. Credo sia importante per tutti noi confrontarci con il mondo della Superbike, anche per riuscire a misurarci, avere un metro di paragone. Io credo che i due paddock siano diversi ma non così distanti come si potrebbe pensare. Sono molto aperto ai cambiamenti. Accolgo con grande favore anche il passaggio della Moto3 ai bicilindrici Yamaha 700cc derivati dalla R7. La entry class in questo modo si avvicina maggiormente alla Moto2 e può preparare veramente i ragazzi per il salto di categoria".
La Moto2 non riscuote grande interesse in Italia. Come te lo spieghi?
"Ora abbiamo Sinner e tutti sono interessati al tennis. Si parla di lui ma pure di Musetti, Berrettini... La MotoGP ancora regge. Il problema della Moto2 è che manca un italiano ai vertici. Quando Valentino Rossi e Loris Capirossi vincevano in 125cc e 250cc la gente s'interessava a queste classi. Manca un eroe italiano, un pilota che riesca a catalizzare l'attenzione. Speriamo che possa essere Tony Arbolino nel 2026, che possa vincere con Fantic Racing". Come vedi il futuro del Motomondiale?
"Ritengo che sia importante lavorare molto a livello di comunicazione senza guardare troppo a ciò che avviene in Formula 1 perché i target sono diversi. La moto è un bene di lusso che tutti possono avere nel proprio garage, anche gli operai. L'auto sportiva invece è per pochi. Dorna in questi trent'anni tutto sommato ha lavorato bene, non ha commesso errori particolari. Non vedo l'ora di sapere quali decisioni verranno prese per il medio-lungo termine".
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