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La Superbike si lancia verso la sfida bis del Motorland: stessa pista, identiche gomme, simili temperature. Viste le premesse, è difficile che gli equilibri cambino. Aragon, con quel rettilineo da oltre un chilometro, sulla carta doveva essere il jolly Ducati nella volata Mondiale. Ma, a conti fatti,
Jonathan Rea lo scorso week end ha guadagnato altri
sei punti a Scott Redding. Un contropiede che potrebbe avere un peso consistente nell'inerzia di questo campionato. Se il fuoriclasse Kawasaki riuscisse a ripetersi (due vittorie e un secondo posto), sarebbe un colpo severo alle speranze iridate Ducati.
Kawasaki prende paga sul dritto
Emerge un dato interessante: la Ninja di
Jonathan Rea lo scorso week end è stata drammaticamente più lenta della Ducati Panigale. Lo dicono i dati ufficiali: in gara 1 il campione in carica è stato uno dei più lenti sul dritto, soltanto 18° con 314 km/h contro 324 di Scott Redding, che poi ha vinto. In Superpole Race: Rea 17° velocità (313 km/) contro Redding nuovamente a 324 km/h. Stessa musica in gara 2: Rea sempre 17° velocità (311 km/h), Redding 319 km/h. E' un divario importante: nel T4 (il settore che comprende tutto il rettilineo e l'ultima curva) Rea incassava ogni volta 2 decimi. La domanda sorge spontanea: come ha fatto
Jonathan Rea a fare così tanta differenza sulla collina del Motorland, cioè la parte guidata, tanto da vincere due gare su tre?
Il mago dell'aderenza
Il segreto di
Jonathan Rea è la capacità di sfruttare al limite le gomme. E' diventato maestro nel difficilissimo gioco di conservare l'aderenza per quando serve, giocando sul ritmo con il bilancino del farmacista. Ma non è tutto qui: il 33enne nordirlandese nei test precedenti la ripresa del Mondiale, ha imparato a cambiare posizione di guida durante la gara, caricando più o meno avantreno e posteriore in base alle necessità di durata della mescola. Con questo gioco d'equilibrio, il Cannibale riesce anche a controllare la temperatura d'esercizio, mantenendola nel range ideale per far rendere le gomme al massimo per più giri degli altri. Il resto del lavoro lo fa l'elettronica Kawasaki. Su questo specifico aspetto la vetustà del progetto Ninja è un vantaggio: potendo lavorare su una moto "antica", della quale il team KRT conosce ormai ogni più piccolo aspetto e reazione, sta permettendo agli elettronici (italiani) di adattare i controlli al millesimo in base anche alla più impercettibile variazione di temperature d'asfalto e di esercizio dello pneumatico.
La prima fila adesso è decisiva
Questa Superbike è di così alto livello che pare la MotoGP. Tantissimi fattori possono far pendere l'ago della bilancia. La posizione di partenza è uno di questi. Anni fa la posizione in griglia era abbastanza ininfluente, perchè le gomme andavano in crisi velocemente, per cui all'inizio nessuno tirava e i recuperi erano agevoli. Adesso invece partono tutti a tutto gas, e spingono come ossessi fino alla fine. In gara 2
Jonathan Rea ha fatto il giro veloce al secondo passaggio (1'50"102), poi si è mantenuto quasi tutto il tempo sotto il muro di 1'51". Al diciottesimo e ultimo giro aveva ancora gomma sufficiente per fare 1'51"172. Partire davanti è fondamentale, ecco perchè la Kawasaki sta lavorando tantissimo anche per preparare la Superpole. Johnny non è mai stato un mago del giro tutto-o-niente, ma quest'anno è scattato dalla pole due volte su quattro, e sempre in prima fila.
Jonathan Rea ne ha ancora in tasca?
C'è un dettaglio che fa parecchio pensare. Al 14° giro di gara 2 il numero 1 è finito largo all'ultima curva ("
Ho sbagliato marcia, non entrava la terza") perdendo un secondo preciso e permettendo a Chaz Davies di sorpassarlo. Sembrava la svolta. Invece Rea, nei settori più guidati, è tornato immediatamente all'attacco, riprendendosi due volte la prima posizione. A quattro giri dalla fine la Ducati non aveva più grip per tenere testa, la Kawasaki sembrava ancora correre su un binario. Sorge un dubbio: domenica scorsa
Jonathan Rea era al limite, oppure ne aveva ancora in tasca?
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