Corsedimoto ha intervistato
Denis Sacchetti per parlare di più temi: dalla stagione del team Go Eleven alla nuova associazione della squadre indipendenti SBK.
Il team Go Eleven è una solida realtà del Mondiale Superbike da tanti anni e nel 2026 si sta rialzando dopo un 2025 un po' complicato. L'arrivo di Lorenzo Baldassarri ha portato linfa nuova nel box e anche buoni risultati in pista. Ne abbiamo parlato con il team manager Denis Sacchetti, che si è espresso anche su altri argomenti molto importanti.
Superbike, Corsedimoto intervista Denis Sacchetti
Denis, dopo otto round della stagione Superbike 2026 come valuti il rendimento del tuo team?
"Il bilancio è sicuramente positivo. Siamo partiti sopra le aspettative, perché fare podio al primo round in Australia è stata una sorpresa. È stato sorprendente anche essere competitivi in tutte le piste e in tutte le situazioni, siamo stati da top 5. Sappiamo che Baldassarri è un pilota veloce, ma veniva da un anno di MotoE, un campionato molto diverso da quello Superbike. Pensavamo che avrebbe avuto bisogno di un periodo di adattamento più lungo, invece è stato competitivo da subito. Con lui ci siamo trovati molto bene sia a livello professionale sia a livello umano. Lo ringraziamo per il clima positivo che ha portato nel box. Nelle ultime gare non abbiamo raccolto quello che avremmo potuto raccogliere, noi abbiamo il potenziale per giocarci il podio con Montella. Comunque la cosa positiva è che conosciamo le aree in cui possiamo e dobbiamo lavorare per migliorare e tornare a sul podio. Speriamo di fare il passo necessario per gli ultimi round della stagione".
Quali sono le aree nelle quali il team Go Eleven deve intervenire?
"In questo momento, ci manca la performance nei primi 5-6 giri. Forse siamo più veloci degli altri piloti nell'ultima parte di gara, però abbiamo un piccolo svantaggio nella prima parte. Non riusciamo a performare come facciamo nel resto della corsa. Dobbiamo trovare anche un po' di ripetibilità nella partenza, perché a volte partiamo bene e altre volte meno bene. Nella Superbike di oggi sappiamo che è importante essere in una buona posizione nei primi giri per poter fare risultati in linea con il nostro potenziale. Perdendo nei primi giri, poi diventa complicato rimontare".
Con Baldassarri vi siete trovati benissimo, dobbiamo aspettarci un rinnovo del contratto per il 2027?
"Stiamo iniziando a discuterne adesso. Abbiamo preferito lasciar trascorrere le gare senza stressarci e ora abbiamo la lunga pausa del campionato per ragionare e parlare. Sia a livello umano sia a livello sportivo ci piacerebbe continuare con Balda, però dobbiamo vedere se riusciamo a incastrare tutti i tasselli".
SBK, Baldassari-Go Eleven: rinnovo per il 2027?
Considerando il dominio Ducati nel Mondiale Superbike 2026, nella concorrenza è emersa di nuovo la necessità di premere per un cambiamento del regolamento tecnico al fine di avere un campionato più equilibrato. Cosa pensi di questo tema?
"Ci sono diversi aspetti da considerare. Sicuramente, avere un campionato più equilibrato sarebbe un vantaggio per tutti, anche per Ducati stessa. Noi come team indipendenti Ducati abbiamo investito tanto, la Panigale V4 R costa molto, e possiamo lottare per posizioni di vertice grazie a una moto super performante. Ma si è creato un campionato un po' sbilanciato rispetto alle altre case, così si rischia di far perdere un po' di valore al campionato stesso, ai nostri risultati, a quelli di Ducati. Sarebbe bello avere un campionato battagliato con tutte le case protagoniste. Ovviamente, bisogna anche chiedere alla concorrenza perché stia permettendo questa situazione. Certamente, fare un regolamento che vada a frenare molto Ducati andrebbe un po' a vanificare anche gli investimenti di noi team privati. Che senso ha comprare un pacchetto che costa di più per avere più performance per poi essere penalizzati? E anche una casa si può chiedere perché debba investire su una moto nuova se poi vengono fatti dei regolamenti che penalizzano chi investe. Serve trovare un punto di incontro tra le esigenze di tutti, cercando di fare il bene del campionato: non è mai facile".
Recentemente è trapelata la notizia (anticipata dai colleghi di GPOne) inerente la creazione della SITA (Superbike Indipendent Team Association), l'associazione dei team privati. Come è nata questa iniziativa e che obiettivi ci sono?
"Se ne parlava da anni, come team privati abbiamo la necessità di vedere ascoltate le nostre necessità, di capire la direzione della Superbike e anche di sapere le cose per tempo. Quest'anno mi sono deciso a mettere in moto questa macchina, è inutile parlarne tra di noi se poi nessuno si muove. Ho preparato una lettera da presentare alla FIM, al MotoGP Sports Entertainment Group (ex Dorna) e alla MSMA. Ne ho parlato singolarmente con ogni team privato, condividendo con loro idee, dubbi e visione. Ho aggiustato la mia lettera con i suggerimenti di tutti e poi ci siamo riuniti a Donington per la decisione finale. La lettera è stata approvata e firmata da tutte le squadre indipendenti SBK e poi inviata. Sentiamo che è il momento di fare un passo e di vedere anche come possiamo contribuire al bene del campionato e, di conseguenza, del nostro. Non stiamo facendo una guerra a nessuno, è una richiesta di collaborazione e condivisione. Le squadre indipendenti sono sempre state importanti in Superbike, l'hanno creata e portata avanti. Siamo 9 moto su 22 partenti oggi, è giusto che anche noi siamo informati su quello che succede e che abbiamo voce in capitolo".
Spesso i team indipendenti non sono neppure informati su decisioni molto importanti e si ritrovano di fronte al fatto compiuto senza aver potuto neppure esprimere un'opinione. Un caso recente è quello inerente l'introduzione dei dischi freno carboceramici Brembo dalla stagione 2027. "Magari avranno fatto un'operazione bellissima e giusta che ci porterà dei vantaggi, ma dopo la conferenza stampa che hanno fatto a Misano noi non sappiamo ancora nulla. Non abbiamo informazioni su costi, quantità e tanto altro che sarebbe utile sapere. I team sono come delle aziende, quindi hanno bisogno di essere informati per poter fare delle previsioni di bilancio e per organizzarsi per tempo".
Sacchetti e Go Eleven guidano la SITA
La creazione della SITA diventa fondamentale.
"L'obiettivo è avere un rappresentante dei team indipendenti presente alle riunioni in cui si discute del futuro del campionato e delle decisioni da prendere. Vogliamo essere coinvolti e il nostro rappresentante deve avere diritto di voto. Oltre a questa richiesta, ce ne sono altre importanti sulle quali intervenire subito. Non chiediamo soldi, le nostre proposte non prevedono investimenti da parte di nessuno, servono per la crescita del campionato e per l'economia dei team. Stiamo creando l'associazione, la macchina è già partita e speriamo di essere accettati e riconosciuti".
Quali argomenti toccano le vostre proposte?
"Innanzitutto i test, chiediamo una restrizione. Oggi abbiamo 12 giornate di test e vorremmo un dimezzamento. I test rappresentano un costo importante e non sono neppure valorizzati, sono test privati e non sono eventi che possiamo vendere ai nostri sponsor. Ci costano più i 12 giorni di test che le 12 gare, a volte non si riesce neanche a girare, come è successo lo scorso inverno. Chiediamo anche di organizzare i test nella settimana di gara: se lo fai prima è un vantaggio per il weekend, se lo fai dopo lavori con dei dati appena raccolti. Inoltre, sei già lì e non hai costi extra. Sarebbe bello se i test venissero organizzati dal promoter, così da contenere i nostri costi".
Ci sono anche altri punti molto importanti.
"I costi della benzina sono saliti tanto. Si cerca di avere una benzina migliore per ottemperare al discorso del
taglio del flusso carburante previsto dal regolamento. Chiediamo di limitare questo costo con l'introduzione di un budget cap o comunque adottando una gestione diversa, perché siamo arrivati a dei prezzi assurdi. Chiediamo anche una riduzione dei costi per le moto stesse. Avvicinandoci un po' ai modelli di serie, diminuiscono le spese e secondo me così si potrebbe dare una mano alle case concorrenti e ottenere un campionato un po' più equilibrato. Dovevamo ridurre costi e prestazioni, ma in questi anni siamo andati nella direzione opposta".
Avere altri costruttori nel campionato sarebbe positivo.
"Mi piacerebbe avere un campionato in cui anche altre case abbiano la possibilità di entrare. Un esempio su tutti è Aprilia, che in questo momento non ha la moto 1.000 ma che sarebbe pronta a entrare se dovesse cambiare il regolamento. L'ingresso di altri marchi renderebbe il campionato più interessante e darebbe anche ai team di valutare altre opzioni. Oggi un privato è praticamente costretto a comprare una Ducati per poter fare risultati importanti".
Anche valorizzare la vostra presenza in Superbike è importante.
"Siamo un campionato del mondo, però non abbiamo bonus e premi per la nostra partecipazione. Vorremmo che venisse dato valore alla nostra presenza in griglia, valorizzare la nostra iscrizione. Se un team un giorno decidesse di vendere, almeno ha un valore in mano che giustifica gli investimenti che ha fatto. E chiediamo anche cose legate all'aspetto commerciale. Ad esempio, vorremmo più spazio nei box. La Superbike è la categoria principale è abbiamo bisogno di maggiori spazi per accogliere ospiti e sponsor, così da dare anche un'immagine migliore ed essere più attrattivi per eventuali aziende che vorranno investire. A volte abbiamo dei box molto piccoli e non possiamo lavorare bene con i nostri partner. C'è una differenza enorme con la MotoGP, bisogna intervenire per migliorare la situazione".