La nuova regola sulla limitazione controllata del flusso carburante può cambiare le carte in tavola nel Mondiale Superbike? Lo abbiamo chiesto all'ingegner Mario Manganelli, motorista di fama. E' stato per due decenni in Aprilia, curando lo sviluppo del propulsore V4 vincitore di sette titoli Mondiali, fra piloti e Costruttori. Successivamente, sempre per la marca di Noale, si è occupato del motore MotoGP mentre nel 2018-2020 è stato responsabile del settore power unit in
Mercedes AMG Petronas Formula 1. Adesso fornisce consulenze e progetti a vari Costruttori di auto e moto. Dunque si tratta della figura perfetta per farci comprendere le implicazioni che la norma norma potrebbe generare.
Benzina limitata nella Superbike 2025
Dal round in Australia, fra tre settimane, ogni Superbike sarà equipaggiata da un dispositivo che limita il flusso carburante al valore di 47 chili/ora (massici, non volumetrici). Ricordiamo che la capacità del serbatoio è ridotta a 21 litri e che le gare lunghe del Mondiale misurano, per regolamento, da 80 a 90 chilometri. Un minor afflusso di benzina significa che la carburazione, cioè la miscela carburante-ossigeno, diventerà "magra" o addirittura "magrissima". Questo comporterà una serie di problemi non secondari per i motoristi. Ecco cosa accadrà.
Ing. Manganelli, ci dà un'idea dell'impatto della riduzione del flusso?
"Vi posso rivelare che nel 2014, l'ultima stagione ufficiale di Aprilia nel Mondiale Superbike, il nostro V4 andava con valori di flusso fra 48,5 e 49,5 chili/ora. Avevamo il limitatore impostato su 15.900 e il propulsore erogava 238-240 cavalli all'albero secondario, cioè il pignone. Avevamo prestazioni notevolissime considerando che si trattava di un motore derivato dalla serie. Dunque il valore regolamentare di 47 chili/ora rappresenta una riduzione abbastanza radicale della benzina che, idealmente, servirebbe. Significherà che le Superbike 2025 correranno con carburazioni magrissime."
Com'è stato ricavato questo valore di 47 chili/ora?
"Durante la stagione 2024 per tutti i costruttori era obbligatorio montare il regolatore di flusso su almeno due moto in pista. Per cui i commissari della Federmoto e gli ingegneri delle squadre hanno avuto l'opportunità sia di calibrare la precisione dello strumento rispetto al consumo effettivo, che gli effetti della riduzione del flusso carburante."
A cosa serve questa regola?
"Sicuramente c'è il problema di limitare le prestazioni delle attuali Superbike, che con meno benzina andranno più piano. Nel 2027 la MotoGP introdurrà i motori da 850 e specie nel primo stadio di sviluppo si sarebbe corso il rischio che i 1000 derivati dalla produzione avessero più potenza dei propulsori prototipo. Con un simile sistema di controllo FIM e Dorna hanno la chiave in mano per calibrare come desiderano le differenti prestazioni fra le due categorie di punta del motociclismo."
Carburazione magrissima: quali effetti ci sono?
"Il più considerevole è l'aumento del carico termico costante, cioè un aumento delle temperature, che possiamo valutare in 70-80 °C. Sembra poco, ma per motori così spinti è una differenza sostanziale. I componenti investiti dai flussi più caldi sono il cielo del pistone, le camere di combustione, i segmenti e le valvole, in particolare quelle di scarico. Questo tipo di carburazione influisce molto anche sui tubi di scarico, che si scaldano di più mettendo a rischio gli accoppiamenti. Tutto questo più determinare effetti sull'affidabilità."
La prestazione quando ne risente?
"La carburazione magra o magrissima incide piuttosto sul carattere del motore, che diventa più "ruvido", quindi più brusco e difficile da gestire, soprattuttto nelle fasi di cambio marcia, cioè in accelerazione. Più che la potenza massima, le interferenze riguardano la coppia. Attutire gli effetti della riduzione del flusso di benzina non sarà un compito semplice per i motoristi."
Ritiene che qualche marca potrebbe trarne vantaggio?
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In MotoGP la gestione del consumo è un capitolo molto importante, per cui immagino che i costruttori che hanno maggiore esperienza in top class potrebbero gestire la situazione meglio di altri. Penso, in particolare alla Ducati, che ha motoristi di grandissima esperienza e una serie di conoscenze di altissimo livello sviluppate in anni di competizioni MotoGP. Chi non dispone di questo background, come la BMW, potrebbe fare più fatica. Ma ovviamente sono solo ipotesi."