Nicolò Bulega ha il Mondiale Superbike nel mirino e arriva a Cremona, secondo atto italiiano, con la chiara idea di concludere il lavoro con due tappe d'anticipo. Per evitare qualunque rischio ha saltato i test MotoGP a Zeltweg di lunedi scorso, dopo il campanello suonato quattro giorni prima nel rovinoso incidente all'Arrabbiata 2 al Mugello, sempre preparando il 2027 con la Ducati 850 gommata Pirelli.
Dall'alto delle 26 vittorie in 27 gare conquistate in questa trionfale stagione, Bulega arriverà in circuito al volante di una fiammante Lamborghini Temerario, una supercar dal valore di 320 mila € e potenza di 920 cavalli, quattro volte quella della Ducati Panigale V4 R che guiderà in pista. L'idea è nata per scherzo, Lamborghini fa parte del gruppo Audi come la Ducati, per cui in linea di massima torna tutto. Ma, così a prima vista, più che una figata sembra un'operazione ben lontana dall'identità del campionato che Bulega sta per vincere.
La Superbike festa delle moto
Prima di arrivare in circuito, il futuro pilota MotoGP ha ritirato la Temerario presso la sede Lamborghini di Sant'Agata Bolognese, alla presenza del Direttore Sportivo Ducati Mauro Grassilli e di Francesco Milicia, ex responsabile globale Sales e After Sales di Borgo Panigale recentemente approdato in Lamborghini come Marketing Director. Questa operazione in F1 o MotoGP sarebbe comprensibile ma esportata in Supebrike stona parecchio. I motivi sono diversi.
Intanto la Superbike è nata come "campionato dei motociclisti". Ai vecchi tempi, una buona parte del pubblico arrivava in circuito guidando le stesse moto dei campioni là in mezzo. L'identificazione era totale. Bulega che si presenta Lamborghini, è l'antitesi di questo spirito. E' vero che i tempi cambiano, le ipersportive stradali (moto) non sono più così popolari e la gente, oggi, arriva quasi tutta in macchina. Ma l'identità è merce rara: se la Superbike non è più "la feste delle moto", cos'è diventata?
La Superbike del popolo
Altro aspetto. Il Mondiale Superbike si è sviluppato in antitesi con il Motomondiale anche per motivi di "classe". I GP erano l'esclusività, la Superbike l'accessibilità totale, cioè la vicinanza degli appassionati ai piloti, ai box, ai tecnici. Le vigile di Monza, con migliaia di persone nel paddock e sulla soglia dei garage, erano un esplodere in passione. Bulega-in-Lamborghini è un'immagine perfetta da F1, infatti l'operazione è nata ispirandosi a Lewis Hamilton testimonial Lambo nel GP Italia. Ma a Cremona, in mezzo ad un popolo che viaggia e spende per vedere moto e piloti di moto, che c'azzecca? Infine: soprassediamo sul conflitto con il marchio automobilistico che è fra i principali sponsor del WorldSBK, una marca giapponese che pubblcizza un'auto elettrica. Qui stiamo parlando di Lamborghini che attira l'attenzione mediatica gratis, invece dello sponsor che ci mette i soldi. Chissà come sono felici il promoter e, soprattutto, lo sponsor...
A Cremona per entrare nella storia
Per fortuna, anche di questi tempi, poi arriva il momento di scendere in pista. Il 26enne arriva al Cremona Circuit per giocarsi il secondo match point Mondiale, a suggello di un dominio, suo e della Ducati, che ha assunto toni qiasi imbarazzanti per gli avversari. Nicolò Bulega sarà il secondo pilota italiano a fregiarsi del titolo Superbike dopo Max Biaggi, che è stato iridato due volte nel 2010 e 2012, con l'Aprilia. Scalzerà dal trono l'ex rivale
Toprak Razgatlioglu, che dopo i fasti Superbike ora si lecca le ferite in MotoGP. Domenica sera andrà a festeggiare al volante della Temerario.
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