Alvaro Bautista e la stagione nera con Barni: «Tutti i piloti Ducati erano veloci, tranne me»

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Superbike: Alvaro Bautista racconta un 2027 complicatissimo
Un solo podio in tutta la stagione, alla seconda gara dell'anno, poi una lunga rincorsa che non ha mai portato al bersaglio. Alvaro Bautista archivia il Mondiale Superbike 2026 come il più difficile della sua carriera nelle derivate di serie e, a campionato concluso, spiega cosa è successo nel box del team Barni.
Una moto nuova costruita per piloti più grandi di lui, nessun riferimento e una ricerca della soluzione miracolosa che ha peggiorato le cose.
Il contesto rende il crollo ancora più evidente. Arrivato in Superbike nel 2019, lo spagnolo era diventato subito vicecampione del mondo con la Ducati, prima di due stagioni avare di soddisfazioni nel team ufficiale Honda, con tre terzi posti. Nel 2022 il ritorno in Ducati, con due titoli mondiali e il terzo posto finale sia nel 2024 sia nel 2025. Poi la separazione dal team Aruba e il trasferimento, a 41 anni, nella squadra privata di Marco Bernabò.
Il quadro è stato ulteriormente compromesso dalla zavorra di 5-6 chili, che varia ogni round in base al peso limite pilota con abbigliamento da gara. E' la misura che la Superbike ha introdotto nel 2024 perchè Bautista non riuscisse più a dominare la scesa come aveva fatto per due annate di fila. Con la Panigale ufficiale l'handicap personale aveva già manifestato i suoi effetti, escludendo Bautista dalla lotta per la vittoria e mettendolo in netta difficoltà al confronto dei compagni di squadra. Con Barni, che in quanto team satellite ha ovviamente meno possibilità di aggirare problematiche tecniche, la situazione è precipitata.

Un podio a Phillip Island, poi il buio

La stagione era partita bene su una delle sue piste preferite: a Phillip Island Bautista è salito sul podio da terzo in Gara 2. Sarebbe rimasto il suo unico podio del 2026. Per il resto sono arrivati cinque quarti posti, tre ad Assen e due nel finale di Jerez, come ricostruisce Speedweek.
"Chi sta fuori non sa quali problemi abbiamo nel box o cosa stiamo provando", ha spiegato il pilota spagnolo ai colleghi tedeschi. "Da fuori si vedono sempre solo i risultati e mai il quadro completo. Quest'anno ho dovuto cambiare tutto: la squadra, la moto, non avevamo riferimenti". Per il 2026 Ducati ha introdotto un nuovo modello omologato e, secondo Bautista, "purtroppo questa moto è fatta per piloti più grandi, non è stato come nel 2019, quando sono arrivato e sono stato subito molto veloce".
Il confronto con gli altri ducatisti è stato impietoso: "Facevo fatica, perché tutti i piloti Ducati erano veloci, tranne me. Quindi dovevamo lavorare. Conoscevamo il nostro potenziale e volevamo stare davanti fin dall'inizio. Non esserci ci ha portato a voler trovare qualcosa di magico. Passare da un turno all'altro a stare davanti, ma in una moto una cosa del genere non esiste".
Alvaro Bautista ai saluti con Barni Racing
Alvaro Bautista ai saluti con Barni Racing

Telaio diverso 

Proprio quella ricerca ha innescato la spirale negativa. "È andata peggio a ogni gara", ha proseguito il pilota con 63 vittorie in Superbike. "Ad Assen la moto mi permetteva di essere costante. Ma volevamo andare più avanti e invece è andata sempre peggio. Il feeling è peggiorato, la mia fiducia nella moto si è ridotta".
Fino a Magny-Cours, a settembre, il team ha cambiato qualcosa ogni giorno, e non si trattava di dettagli: "Con diverso non intendo un'altra molla della forcella, ma grandi modifiche come un telaio diverso". La svolta è arrivata dopo la pausa estiva, quando la squadra ha scelto come base la soluzione che Bautista considerava il male minore. "La fiducia è tornata a poco a poco. Quando qualcosa era chiaro, potevamo provare qualcosa che mi aiutasse in un'area precisa. Così abbiamo fatto un passo alla volta. Con prestazioni migliori sono arrivati anche i risultati".

Niente test invernali

A pesare è stata anche la partenza da zero con una squadra nuova. "Non conoscevo il team e loro non conoscevano me, non è facile", ha ammesso Bautista. La pioggia ha cancellato i test invernali, e l'unica giornata asciutta, a maggio a Misano, è capitata subito dopo la sua operazione alla caviglia, che gli ha fatto saltare anche quell'occasione.

Il 2027 tutto da decifrare

A Jerez, pochi giorni fa, Alvaro Bautista ha salutato il team Barni e non ha un posto sullo schieramento del Mondiale Superbike 2027. "Nessuno vuole prendersi sulle spalle sei chili di zavorra" commenta amaramente. Il nome dell'ex iridato è stato accostato a CFMoto, che sta sviluppando la V4 SR-RR in previsione di un probabile debutto nel round finale che si correrà a Shangai. Le operazioni racing della marca giapponese sono gestite da Jorge Aspar Martinez, che con Bautista ha vinto il Mondiale 125 GP nel 2006. Si conoscono benissimo, per cui sarebbe un binomio già collaudato. "Non è il momento di legarsi ad un pilota di questo spessore" tira i freni Aspar. Evidentemente il progetto CFMoto Superbike è ancora molto acerbo. Nel 2027 Bautista taglierà il traguardo dei 42 anni ma è ancora in formissima. Un campione di questo genere sarebbe la migliore garanzia per le aspirazioni del marchio del Dragone.
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