Toprak Razgatlioglu dovrà difendere il Mondiale Superbike appena conquistato dovendo rinunciare ad uno dei migliori tecnici che aveva a fianco. Alberto Colombo, per tutto il paddock il "Moro", ha lasciato la
Yamaha WorldSBK per andare in MotoGP con la KTM. E' una perdita di peso, perchè Colombo era una pedina importantissima per Yamaha. Era il punto di contatto fra la struttura tecnica Superbike, che a base a Gerno di Lesmo, in Brianza, e il reparto corse in Giappone. Durante le gare aveva il ruolo di coordinatore tecnico dell'intero progetto, cioè il raccordo fra team interno e strutture satellite. La sua esperienza è stata fondamentale per Toprak, fin dai
primi chilometri compiuti con la YZF-R1.
Un decano della Superbike
Alberto Colombo (con il casco di
Toprak in mano nella foto d'apertura) ha lavorato in Superbike fin dalla prima edizione del 1988. Era sbarcato nel mondiale poco più che bambino, al seguito di Fabrizio Pirovano, che quell'anno festeggiò il primo successo e restò in gioco per il Mondiale fino al penultimo round. Cresciuto sotto l'ala di Giuseppe Russo, il mago dei motori di quell'epoca, Alberto in 33 stagioni iridate ha lavorato con alcune delle squadre più prestigiose e vincenti. La sua carriera si è snodata accanto a campioni diventati mito: dopo Fabrizio Pirovano, il "Moro" ha contruibuito ai successi di Carl Fogarty, Troy Bayliss, Troy Corser. Ultimamente è stato a lungo capo tecnico di Chaz Davies in Ducati, fino al passaggio in
Yamaha avvenuto nel 2019. In tutto questo periodo ha festeggiato una trentina di titoli Mondiali, fra piloti e costruttori: l'uomo più titolato del paddock Superbike non è Jonathan Rea, ma Alberto Colombo.
Una sfida esaltante
Più volte Alberto era stato tentato dalla sirena MotoGP, ma per portarlo via da dov'era c'era bisogno di proporgli la partecipazione ad un progetto tecnico di altissimo profilo. KTM è l'occasione che Colombo aspettava. Dovrà ripartire da zero, praticamente, in un paddock e un contesto a lui finora sconosciuti. Ma l'esperienza per vincere anche questa sfida non gli manca. Buon lavoro, Moro.
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