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La marea gialla sotto il podio ha fischiato il dominatore
Jorge Lorenzo. Non tutti, comunque troppi. Riecco il solito guastafeste del
Mugello. E giù fischi. Tra due settimane a Barcellona può succedere di nuovo. Gli spagnoli fischieranno Vale, specie se vince. Ho ascoltato e letto parecchie frasi di circostanza, in realtà servirebbe poco per farli smettere tutti. Basterebbe che Vale e Jorge prendessero un microfono in mano e spiegassero che tifare non implica per forza fischiare o offendere l'altro. I tifosi, per loro natura, cambierebbero atteggiamento. Si potrebbe provare, no?
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SEMPRE SUCCESSO- Nel motociclismo il tifo “contro” non è una novità, esisteva anche negli anni '70. Anche ai tempi di Agostini e Pasolini c'erano rivalità feroci che dalla pista tracimavano fuori. Pino Allievi, l'inviato della Gazzetta di quel periodo, era guardato in cagnesco ogni volta che si correva in Romagna, per l'unico motivo di essere lombardo come Ago. I tifosi di oggi non sono peggio, la differenza è che prima non c'erano dodici ore di diretta di tv al giorno. I fischi restavano lì, adesso in un attimo fanno il giro del mondo. Domenica mi sono visto la
MotoGP in mezzo al casino sul prato della Casanova, quasi tutti avevano qualcosa di giallo addosso. Appartenenza, sostegno, condivisione sono le stesse “dinamiche” del tifo da stadio: è elettrizzante avere in testa lo stesso desiderio di altri centomila. Erano lì per spingere Vale, niente altro. Che corra in moto è incidentale, perchè Rossi è una fede a prescindere. Come la Juve, il Real Madrid o una stella del rock. Gli appassionati “normali” non capiscono perchè stanno semplicemente vivendo un'esperienza diversa, anche se è lo stesso GP.
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BOATO PER MARC - Quando è caduto Marquez il boato di gioia è stata una ferita per tutti coloro che seguono le corse da tanti anni e sanno che cadendo si può morire. Ma quelli vicino a me che ne sapevano? Il motorismo moderno ha rimosso il concetto di rischio. Le gare in tv sembrano videogiochi, i commentatori inventano soprannomi da cartone animato, tutti hanno sempre la battuta pronta. Il motociclismo è uno show, il divertimento è business, il dolore è da nascondere. Tra le festanti colline del
Mugello nessuno si è ricordato di Daijiro, di Marco e di mille altri. Basterebbe un accenno ogni tanto. La cultura della moto è anche sapere a cosa si va incontro, qualche volta.
RIVALITA' – I piloti non possono essere amici, non devono. E trovo abbastanza ridicole le scenette ad uso sponsor che impazzano nei paddock, perfino in quello della Superbike una volta tempio dei piloti rudi. Il motociclismo è uno sport duro e crudele, vincere o perdere è anche questione di “odiare” l'avversario. Un campionissimo della generazione precedente mi raccontava che vedere sull'asfalto i segni di nuove cadute gli dava extra motivazione e dal colore lasciato dalla carena provava a indovinare se per caso era volato quello che sperava lui. Per vincere il decimo Mondiale Rossi dovrà odiare Lorenzo sempre di più, provare a destabilizzarlo anche fuori dalla pista. Vale ha sempre fatto così: con Biaggi, con Gibernau, con Stoner. Farà lo stesso con Jorge. Sarà un drammatico braccio di ferro fino alla fine. Uno vince e l'altro rosica. Questo è lo sport.
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PENSATECI VOI - Se solo volessero, Rossi e Lorenzo potrebbero cancellare i fischi sotto il podio e il giubilo delle opposte tifose se l'altro cade. Basterebbe parlare ai tifosi, spiegare loro che tifare è bello, anche con l'enorme partecipazione (e qualche eccesso) del
Mugello. Che a menarsele ci pensano loro, in pista. Poi, a gara finita, applausi per tutti. Che tanto i fischi sono solo benzina per caratteri di ferro come questi. Sicuro che Lorenzo avrà goduto come un matto nel sentirsi piovere addosso la delusione del popolo giallo. Se avesse perso Jorge sarebbe piaciuto a tutti.