Ciao Mimmo, l'industriale fotografo pietra miliare di un paddock che non c'è più

Paolo Gozzi Blog
mercoledì, 24 dicembre 2025 alle 16:51
Guglielmo "Mimmo" Maggiali: ci lascia il fotografo della Superbike
Guglielmo "Mimmo" Maggiali è una di quelle persone che ti fanno sentiere fortunato di aver trascorso tutta la vita fra moto e motori, su e giù dagli aerei tra un continente all'altro. Ci ha lasciati qualche giorno fa, troppo presto. Si è spento lontano dal rumore del paddock, il luogo che più amava. Aveva 82 anni.

Mimmo il grande

Il motorsport non è solo il regno di piloti, della tecnica, di sfide contro il tempo e gli avversari. E' anche un piccolo universo di uomini e donne particolari, che ti lasciano dentro ricordi, esperienze, modi di essere. Guglielmo Maggiali è stato un industriale di successo.Dal niente, con l'ingegno e l'ossessione dei grandi, aveva creato un'azienda specializzata nella riparazione di grandi motori diesel: navi, sommergibili, treni. Quando ci conoscemmo, parecchio tempo fa, gli rimasi impresso perchè dal mio piccolo paese passava spesso chiuso nel vano motore delle "Littorine", le carrozze ferroviarie automotrici che sulle linee secondarie hanno smesso di circolare solo da poco. Era il proprietario delle "Officine Maggiali", ma se c'era da fare un lavoro delicato lo faceva lui direttamente. Tante volte ha trovato un'aereo privato ad aspettarlo a Pisa, spedito da qualche magnate rimasto con lo yatch in panne in mezzo al Mediterrano. E' capitato spesso che Mimmo rispondesse da bordo di una pista dall'altra parte del mondo. Si rimetteva in viaggio, e ci pensava lui.

Un fotografo schivo 

Nel paddock del Mondiale Superbike era "Mimmo" e solo un manipolo di amici stretti sapevano di cosa si occupasse veramente. Anche se avrebbe potuto comprarsi qualche team (ufficiale...), gli piaceva stare in disparte, con il giubbino media d'ordinanza a fare la fila per il pass come fotografo di Corsedimoto. L'immagine era un hobby, ma soprattutto un affascinante pretesto. Si era innamorato di corse negli anni '70 seguendo l'amico e pilota Roberto Gallina. Così aveva vissuto da dentro l'epopea del motociclismo spezzino, che nel 1981 con Roberto diventato team manager Suzuki e Marco Lucchinelli pilota salì sul trono Mondiale della 500, la MotoGP di un tempo. Non era da Mimmo fare solo "l'amico di". Per cui si legò all'agenzia di Franco Villani, la più prestigiosa dell'epoca. Due personaggi che più diversi non potevano essere: Franco era un istrionico personaggio, come i piloti di quel tempo. Mimmo no, lui è sempre rimasto dietro le quinte. A tracolla un carico di macchine fotografiche dell'ultimo grido.

Un'immagine che resta 

Per descrivere chi fosse Maggiali, bastano poche istantanee impresse nella memoria. Pochi anni fa ad Aragon alle 8 del mattino soffiava un vento tagliente e pioveva. Stavano cominciando le libere Superstock, un turno che si sarebbe potuto saltare, con quel tempaccio. Invece Mimmo, in sella suo ciclomotore rosso con il gigantesco teleobiettivo nel cestino, correva nella stradina di servizio sfidando gli elementi per andare a scattare nella posizione migliore. Senza quel sottile filo di sofferenza, non c'è passione. Qui alcune delle sue immagini.

Ciao Mimmo

Ultimamente stentava a riconoscere quello che per cinquant'anni è stato il suo mondo. I piloti di oggi sono distanti anni luce dai campioni anni '70, a parte qualche rara eccezione. Per il suo compleanno, uno degli ultimi, ovviamente festeggiato nel paddock, a fargli gli auguri c'era anche Jonathan Rea, dall'alto dei suoi sei Mondiali. Le persone vere si "sentono", si riconoscono e si legano. Oggi non pare vero che se ne sia andato. Ciao Mimmo.

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