Marc Marquez nel passaggio dal team Repsol Honda a quello Gresini ha portato con sé una sola persona, il meccanico Javier Ortiz. Probabilmente avrebbe voluto anche il capotecnico Santi Hernandez, ma non è stato possibile. L'ingegnere spagnolo è rimasto nel box HRC a lavorare con Joan Mir, cercando di far crescere una RC213V che oggi è la peggiore moto della griglia MotoGP.
MotoGP, Hernandez e il lavoro con Mir
Dopo tredici anni assieme a Marquez, per Hernandez non è stato particolare affiancare un altro pilota e lo ha raccontato a
Relevo: "
È normale che il primo giorno sia stato un po' strano. L'anno scorso vedevo un ragazzo molto introverso, serio e poco comunicativo. Sono stato sorpreso di trovarlo molto aperto e con voglia di fare cose. Soprattutto mi ha sorpreso la sua voglia di ascoltare e di provare cose, ha una mente aperta. Non so se si senta diverso dall'anno scorso. È vero che Marc, con quello che ha fatto, era il leader del progetto. Ora Joan ha un po' più libertà nel fare ciò che pensa".
Mir ha un atteggiamento migliore rispetto a quello mostrato nel 2023, dove probabilmente ha patito sia il grosso cambiamento dopo gli anni in Suzuki e sia il confronto con Marquez. Ora appare più maturo e positivo, anche se non è facile dover accettare una situazione come quella attuale: "Honda è un marchio a cui non piace essere dove si trova - spiega Hernandez - e sta lavorando duramente. Ma in MotoGP servono almeno sei-sette mesi per fare le modifiche che ti servono. Stiamo cercando di capire e risolvere il problema principale per poi iniziare a costruire".
Santi parla di Marquez
Nella Sprint a Jerez un
tentativo di sorpasso di Marquez ha danneggiato Mir, che è stato colpito della Ducati del collega ed è finito largo in curva 13. Il capotecnico di Joan ha spiegato come ha vissuto quella situazione: "
Il mio club è la Honda e il mio pilota è Mir. Potevamo finire in una buona posizione e il contatto con Marc ci ha fatto perdere posizioni. Certamente mi ha fatto arrabbiare. Sono cose che accadono. Io difendo i miei colori".
Anche se in quel frangente la manovra dell'otto volte campione del mondo lo ha irritato, il rapporto rimane comunque buonissimo tra loro: "Siamo amici - ammette - e il nostro buon rapporto non è cambiato. A volte ci chiamiamo, ma per parlare di cose personali più che di lavoro. Il suo adattamento alla Ducati? Non mi ha sorpreso. Penso stia lavorando bene e che sia maturo di prima. Per consolidare tutto, avere più fiducia e sicurezza ha bisogno di vincere. Ma non deve ossessionarsi. Penso che il suo obiettivo sia divertirsi e lo sta raggiungendo".