MotoGP, F.1

MotoGP fai come la F.1: progettano la ripartenza il 5 luglio con 4 GP in un mese

Le auto vogliono ripartire assolutamente, questione di sopravvivenza del Mondiale. Pronto anche un piano per i promoter locali. Ma i viaggi?

16 aprile 2020 - 12:50

La F.1 sta diventando il “faro” intorno al quale girano i destini del motorsport. In particolare della MotoGP, l’unico campionato motociclistico che ha una dimensione economica paragonabile e dinamiche commerciali simili. Oggi il massimo campionato delle auto annuncerà il nuovo calendario, che – almeno nelle intenzioni – prenderà il via a Zeltweg il 5 luglio. La pista austriaca, nei piani, ospiterà anche un secondo GP la domenica successiva (12 luglio). Successivamente il paddock conta di potersi spostare in Gran Bretagna, per la disputata di un altro doppio GP in due week end. Fonti molto affidabili riportano che il promoter americano pensa di poter disputare qualche altro GP in Europa e poi puntare verso Oriente. L’intenzione è rimettere in piedi una quindicina di GP: per dare validità al campionato e assegnare il Mondiale ne bastano otto.

LA SOLUZIONE PER I PROMOTER LOCALI

La MotoGP incassa circa 4 milioni € dagli organizzatori dei singoli GP, la F.1 cinque volte tanto. Ovviamente  gare senza pubblico sono un bagno di sangue per i circuiti, ma la F.1 ha già pronta la soluzione. La Gazzetta dello Sport in edicola oggi riporta il caso Monza: il canone per avere il GP d’Italia costa 20 milioni €, di cui 12 vengono recuperati coi biglietti. Liberty Media sarebbe disposta ad abbassare la pretesa ad 8, cioè la parte che in ogni caso resterebbe scoperta, e viene garantita dagli sponsor one-event. E’ una strada che, presumibilmente,  può seguire anche Dorna. Un Mondiale senza pubblico permetterebbe alla F.1, ma anche alla MotoGP, di salvare la quota di diritti TV e le sponsorizzazioni. Nelle auto i team maggiori (Ferrari, Mercedes e Red Bull) hanno budget sui 400 milioni €, che sarebbero completamente persi se il Mondiale 2020 non venisse disputato. Formula One, la società di gestione controllata da Liberty Media, quotata alla borsa americana, in tre mesi ha perso la metà del valore.

PER I VIAGGI COME FARANNO?

Il governo austriaco sta agevolando al massimo il tentativo di salvataggio del GP. Il ministro dello sport (che è anche vice cancelliere) Werner Kogler nei giorni scorsi aveva definito “immaginabile” la possibilità di vedere correre le monoposto a Zeltweg il 5 luglio. Ieri ha precisato il concetto: “Senza pubblico, la priorità è rispettare il distanziamento sociale all’interno del paddock e nei box, la F.1 mi ha assicurato che questa misura di sicurezza sarà applicabile. In ogni caso le Federazioni devono decidere da sole”. Suona come una via libera definitivo. A questo punto il problema più grande è rappresentato dalla possibilità di spostare le circa mille persone necessarie: piloti, tecnici, personale per la logistica, struttura tv. Più o meno è lo stesso numero fissato dalla Dorna per l’organizzazione della MotoGP a porte chiuse. Il ministro dell’interno austriaco Karl Nehammer, interrogato sull’argomento, ha detto: “Abbiamo politiche di immigrazione molto rigide in Austria e per il momento rimarranno in vigore”.

RESTRIZIONI AMMORBIDITE?

Ma siamo a metà aprile, mancano due mesi e mezzo, la speranza è che le norme possano  essere ammorbidite. Inoltre non è da escludere che il personale F.1 (ma potrebbe farlo anche la MotoGP)  venga “certificato” non infetto, ottenendo dalle autorità locali una sorta di lasciapassare temporaneo. Già adesso, in Italia, chi entra per comprovati motivi di lavoro può restare nel Paese per cinque giorni, senza alcun obbligo di quarantena. Una concessione di questo genere sarebbe già sufficiente per permettere al paddock di spostarsi più o meno liberamente da una nazione all’altra. Ovviamente sotto continuo e diretto controllo delle strutture mediche di cui sia la F.1 che la MotoGP sono dotate.

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