Anche il weekend appena concluso in Austria ha mostrato la doppia faccia delle due ruote. Lo spettacolo ed il talento in pista, evidenziato sia dai pezzi da 90 del passato con la prima Legends Parade della MotoGP che dalle gare delle varie classi del Motomondiale. A questo aggiungiamo però le dediche a fine GP per chi non c'è più, nel ricordo del 'lato peggiore' delle moto. Da Marc Marquez a Fermin Aldeguer, fino a Diogo Moreira e Angel Piqueras, non è mancato il ricordo per Pau Alsina, 17 anni, e Borja Gomez, 20 anni, recentemente scomparsi in gravissimi incidenti in pista.
Un netto contrasto in particolare con l'83enne Giacomo Agostini, che non ha bisogno di presentazioni, talento innato ma anche dotato di una buona dose di fortuna. Capace di raggiungere una certa età nonostante i tempi (con sicurezza nettamente inferiore, se non quasi inesistente) in cui ha corso. Lo spettacolo ed il pericolo, "la bella e la bestia" delle moto. Purtroppo, tra fischi dagli spalti (non in tutti i GP) e i troppi commenti di odio via web, sembra che sia piuttosto facile dimenticarsi di cosa significa questo sport, quindi una volta di più è bene ribadirlo.
Talento e spettacolo: la parata delle Leggende
Prima della gara MotoGP, ecco il pubblico deliziato da uno spettacolo che non si vede tutti i giorni. I più giovani (inclusa la sottoscritta) non hanno avuto il piacere di vedere i tempi d'oro di Giacomo Agostini, o di Toni Mang, Gustl Auinger, Luca Cadalora o Simon Crafar. Il pubblico al Red Bull Ring ha avuto questo onore: il mitico Ago ha sfilato in sella ad una MV Agusta 500cc del 1969/70, inevitabilmente il marchio che ha consacrato la sua leggenda. Il 5 volte iridato Mang s'è presentato con la Kawasaki KR350 del 1982, anno di uno dei suoi due iridi di categoria. Auinger, beniamino di casa, ha sfilato con una LCR Bartol del 1986, la stessa con cui vinse ha trionfato nei GP Silverstone e Misano in 125cc. Ecco poi Cadalora con una Yamaha 500cc del 1998, YZR 500 del 2002 invece per il neozelandese Crafar.
Avanti infine con le Leggende dei tempi più moderni, anche se tutti loro sono ormai ritirati. Operazione nostalgia per Andrea Dovizioso s'è presentato con una Yamaha YZR 500 del 1986, quella del titolo di Eddie Lawson. Di fine anni '90 (1998) la Aprilia RSW 500 di Loris Capirossi, proprio quella stessa del "titolo delle polemiche". In Argentina l'imolese fu protagonista del più che discusso incidente con Tetsuya Harada, colpito e affondato: un epilogo che ha avuto strascichi perfino in Tribunale.
Anni 2000 invece per le moto degli ultimi protagonisti di questa parata di stelle. In ordine cronologico, il tre volte iridato Dani Pedrosa ha utilizzato una novità per lui: la KTM 250 FRR del 2008 appartenente a Hiroshi Aoyama. Casey Stoner, due volte iridato MotoGP, ha girato con la Honda RC213V-RS del 2015, la versione "Open" ma sempre con gli storici colori Repsol. C'è infine lo svizzero Thomas Luthi, il più "moderno" come ritiro dalle corse, in azione con la sua KALEX Triumph del 2019, anno del suo terzo posto iridato, miglior risultato in Moto2.
Il lato oscuro delle moto: le vite spezzate
"Una volta ne moriva uno ogni gara": una frase di Agostini volutamente esagerata, anche se meno lontana dalla realtà di quanto si pensi, per enfatizzare i pericoli dei suoi anni. La sicurezza col tempo è aumentata, ma i piloti, dal primo all'ultimo, vanno rispettati anche solo per il fatto che, seguendo la grande passione, rischiano la vita ogni volta che escono in pista in sella ai rispettivi bolidi. Un argomento che si tende a "dimenticare", ma che anche per il pubblico è tornato prepotentemente d'attualità ultimamente. Guardando in casa nostra, non possiamo dimenticare
il gravissimo incidente di Samuel Radaelli (pur non fatale), pilotino di appena 11 anni, in quel di Magione durante l'appuntamento del CIV Junior dello scorso maggio.
Purtroppo negli ultimi tempi abbiamo raccontato anche altre situazioni tragiche. Come i 40enni
Luca Sessolo e
Lazzaro Valsecchi, ma ce ne sono anche di più giovani. È il caso di
Borja Gomez, 20enne ex Motomondial, impegnato tra ESBK e Stock JuniorGP (con tutte le polemiche a seguire per la sicurezza fallace). Ma anche di
Pau Alsina, 17 anni, quest'anno diviso tra CIV e JuniorGP Moto3. Ancora più giovani erano Hugo Millan e Andreas Perez, scomparsi anni fa durante le rispettive gare CEV. La lista può continuare con Dean Berta Vinales (Mondiale 300), Jason Dupasquier, Luis Salom, Shoya Tomizawa... E ne abbiamo citati solo alcuni. Nomi che rappresentano la passione e la bellezza di questo sport, ma anche il suo lato pericoloso, che non bisogna mai dimenticare.
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