La prima giornata di MotoGP ad Austin si chiude in tipico stile
Marc Marquez. Nelle prove libere rimedia un pauroso incidente a 192 km/h, ma fortunatamente si rialza con le proprie gambe, previo passaggio alla clinica mobile. Nelle pre-qualifiche sigla il miglior crono, ma oggi bisognerà verificare le sue condizioni di salute.
Incidente a 200 km/h
Nella sessione mattutina il campione di Cervera si è schiantato alla curva 10 a velocità sostenuta, causando l'esposizione della bandiera rossa e lasciando tutto il paddock della MotoGP col fiato sospeso. Ha perso l'anteriore della sua Ducati Desmosedici GP su un'ondulazione dell'asfalto, è scivolato sulla ghiaia prima di impattare contro le barriere. Fortunatamente si è rialzato dopo pochi secondi, nonostante qualche evidente dolore alla mano sinistra e alla spalla destra.
Nonostante l'incidente e le ferite, Marc Marquez ha dimostrato il suo valore. Ha indossato una nuova tuta da gara ed è tornato in pista a poco più di dieci minuti dalla fine, segnando il quarto crono nelle prove. A dimostrazione che il circuito texano sembra calzargli a pennello. "Ho iniziato con entusiasmo, perché è così che comincio ogni weekend, con intensità. Ma è vero che in quella curva, che è uno dei miei punti di forza, avrei dovuto essere più cauto".
Dolori e abrasioni per Marc
Un'asperità dell'asfalto ha messo a dura prova tutti i piloti della classe MotoGP, "ma sono stato io a cadere", ha sottolineato Marc Marquez al termine del venerdì al COTA. Al rientro in pista nelle qualifiche sapremo il suo reale stato di salute. "Principalmente ho delle abrasioni, che sono la cosa meno grave, per così dire. Ma soprattutto, ho preso una brutta botta contro il muro, perché l'ho urtato, ma per fortuna c'era una barriera di protezione e sono riuscito a evitarlo. Vedremo come reagirà la colonna cervicale perché è la parte più tesa".
Miglior tempo e accesso alla Q2
Nonostante il brutto colpo, il pilota Ducati ha segnato il miglior tempo
nella sessione pomeridiana, guadagnandosi l'accesso diretto alla Q2. "
Dopo una caduta del genere, non hai voglia di scendere in pista. Ma è in quei momenti che si lavora e ti dici: 'È per questo che veniamo pagati, giusto? Per scendere in pista e dare di nuovo il massimo'. Siamo umani e dopo una caduta non ne hai voglia, ma sapevo che era fondamentale fare almeno due giri alla fine delle FP1 per smaltire la sensazione della caduta, e questo mi ha permesso di scendere in pista nel pomeriggio con un certo feeling".
Sicurezza del COTA
La zona di fuga alla curva 10 è troppo piccola? "È un po' al limite perché stiamo guidando ad alta velocità", ha sottolineato il campione in carica della MotoGP. "Hanno visto che sono arrivato ad alta velocità. Se ampliassero un po' l'area di deflusso lì, sarebbe meglio. Certo, l'anno prossimo avremo le moto 850cc, ma sono sicuro che anche con la Moto2 si può sbattere contro la barriera".
Il sabato della verità
Nelle qualifiche sapremo come sta davvero Marc, già reduce dall'infortunio a Mandalika del 2025. "Quando si prende una botta del genere, fa male dappertutto. Ma la schiena e il collo sono soprattutto le parti che mi fanno più male. Perché sono ancora caldi. Vedremo come mi sentirò domani. La spalla sta bene, sento meno dolore alla spalla perché il dolore si concentra in altre zone".
"In Testa" la bellissima biografia di Jonathan Rea mito del Mondiale Superbike. Disponibile in libreria e su
Amazon Libri