Dal Motomondiale alla Superbike e viceversa. Pare che Ducati, BMW e Yamaha stiano guardando con particolare interesse il paddock della MotoGP. Vinales, Miller, Oliveira, Di Giannantonio ma pure altri sono bramati dai team di Superbike.
"L'erba del vicino è sempre più verde", cita il proverbio. In Superbike oggi
si considera vecchio Danilo Petrucci che a fine ottobre compirà 35 anni quando Alvaro Bautista ha vinto il suo primo titolo Mondiale con Ducati pochi giorni prima del suo 38esimo compleanno. Si tende quindi a dare maggior rilevanza ai piloti attualmente in MotoGP rispetto a Petrucci che in MotoGP ci ha corso per oltre 10 anni ed è terzo nel Mondiale SBK con Barni, ottimo team ma pur sempre Indipendent.
"Ora va di moda scegliere tra i piloti di MotoGP - spiega
Alberto Vergani, manager di Danilo Petrucci, a Corsedimoto -
vengono presi in considerazione pure quelli della Moto2 visto ciò che sta facendo Bulega, senza considerare però che si era fatto 2 anni di Supersport. Credo che non sia facile arrivare dalla MotoGP alla Superbike ed andare subito forte. Gardner, ad esempio, è un buon pilota ma arrivato in Superbike non ha particolarmente brillato. Ogni categoria ha i suoi specialisti. Non è che detto che un pilota passi da un campionato all'altro e vada subito forte. Huertas ha vinto il Mondiale Supersport ma in Moto2 si sta esprimendo sotto le aspettative, tutti pensavano facesse una stagione clamorosa invece sta visibilmente faticando". Il discorso vale pure per Toprak Razgatlioglu?
"Toprak è un po' fuori quota nel senso che è un funambolo, per cui potrebbe fare bene anche in MotoGP. Molti dicono che il 2026 sarà per lui un anno di adattamento, che andrà bene dal 2027 con le Pirelli ed un anno di esperienza. Ricordiamoci però che Toprak ha vinto con case motociclistiche diverse e magari si trova subito a suo agio in MotoGP, non lo si può escludere. Bisogna vedere anche com'è la Yamaha perché non è una Ducati che è più facile e qualsiasi pilota riesce ad essere costante. Intanto a livello di comunicazione è un deal fantastico, apre nuovi orizzonti come la Turchia. Razgatlioglu è spettacolare, è un personaggio: mi piace molto. È corretto, un agonista, uno che non molla mai ed ha un controllo della moto esagerato. Sicuramente ci farà divertire".
Potrebbe dare nuova linfa alla MotoGP?
"In realtà non so se ci sia un calo d'interesse per la MotoGP. In 40 anni non ho mai visto così tanto pubblico a Jerez con un pienone assurdo così come in Francia in cui è stato stabilito il record storico di pubblico. Vediamo quanta gente ci sarà al Mugello. Certo, stanno vincendo gli spagnoli quindi in Italia adesso c'è un minor coinvolgimento emotivo. Bagnaia è in un momento un po' di semi flessione per cui ci sta".
In MotoGP segui Lorenzo Savadori che quest'anno gareggia regolarmente.
"L'anno scorso Lorenzo mi diceva "voglio correre di più, voglio correre di più" ed è stato aiutato dalla sorte, dal fattore problema-opportunità. Ha fatto diversi Gran Premi, ora corre al Mugello e forse anche ad Assen. In questo momento in Aprilia stanno lavorando sulla moto e lui deve fare il suo lavoro. Io cerco sempre di tenerlo a freno. Fa un lavoro che tutti sognano di fare che è quello di guidare una MotoGP. Lui è in una squadra top: sta lavorando con quella di Martin che è il campione del mondo e questo è un altro privilegio. Tra l'altro lavora con Romagnoli che è stato per anni capo tecnico di Danilo Petrucci quindi è tutto positivo. In Francia ha ottenuto anche un bel risultato. Spero ne faccia anche qualcun altro in modo da sentirsi più pilota e meno collaudatore".