Caos Barcellona: Acosta critica la gestione del GP e spiega perché i piloti non si uniscono

MotoGP
martedì, 19 maggio 2026 alle 9:27
Pedro Acosta pilota KTM MotoGP
Pedro Acosta: il guasto improvviso, una terza gara da non fare e l'associazione piloti "impossibile"
Il più veloce di tutti nel test a Barcellona, ma il pilota KTM pensa ancora a quanto successo domenica in gara, per lui conclusa con un amaro ritiro provocato da Ogura.
Il Gran Premio della Catalunya poteva essere l'occasione per conquistare la sua prima vittoria in una gara lunga MotoGP, però domenica è successo un po' di tutto e non è riuscito a coronare il suo sogno. Dopo la prima partenza era il leader della corsa quando ha avuto un problema elettronico alla sua RC16 in uscita di curva 9 e poi è stato tamponato in rettilineo da Alex Marquez, un brutto incidente che ha provocato l'inevitabile bandiera rossa.
La terza partenza è stata quella che ha permesso di terminare la gara, il pilota KTM era in quarta posizione quando all'ultimo giro è stato steso da Ai Ogura all'ultima curva. Anche se la vittoria era ormai sfumata, sarebbero stati comunque 13 punti preziosi per la classifica in una giornata davvero complicata. Il giapponese, penalizzato di 3 secondi e retrocesso in nona posizione, ha ammesso di aver commesso uno stupido errore con quella manovra e si è scusato personalmente con il collega.

MotoGP Barcellona, Pedro Acosta su test e gara

Lunedì a Barcellona c'è stato un test MotoGP durato praticamente metà giornata, visto che poi è arrivata la pioggia e ha interrotto il lavoro dei team. Il miglior tempo è stato realizzato proprio da Acosta, che ha spiegato di non aver provato particolari aggiornamenti alla sua RC16: "Abbiamo testato le mappature del motore. Sapevamo che non ci sarebbero state molte novità - riporta Motosan - visto che si trattava dell'ultimo test con le moto da 1000cc. Nessuna sorpresa, né abbiamo trovato miracoli. Ma sembra che ci siano alcune cose che possiamo migliorare".
Il due volte campione del mondo ha anche ribadito un concetto già espresso domenica a proposito della gara: "Una terza partenza non era necessaria. Il giro della seconda gara sarebbe stato sufficiente e avrebbero potuto assegnare metà dei punti. Disputare una terza gara è stata una sorta di sfida al destino".
Il primo incidente aveva coinvolto non solo Marquez e Pedro, ma anche Fabio Di Giannantonio, colpito da una ruota della Ducati di Alex e caduto in curva 10. Seppur dolorante all'avambraccio sinistro, è ripartito e alla fine ha vinto la gara. Alla seconda ripartenza, c'era stato anche l'incidente con protagonisti Johann Zarco, Luca Marini e Pecco Bagnaia. Il francese ha avuto la peggio, ritrovandosi con la gamba sinistra incastrata nella Ducati. Più di qualcuno riteneva che, dopo due brutti incidenti con due piloti finiti in ospedale e due bandiera rosse, non fosse necessario riprovare a gareggiare. Ma è stato deciso diversamente. The show must go on.

Associazione dei piloti non fattibile

In MotoGP manca un'associazione dei piloti capace di farsi sentire e di incidere nelle decisioni. Quanto successo nel weekend a Barcellona potrebbe essere l'occasione per accelerare il processo di creazione di una struttura simile alla GPDA presente in F1? Acosta non sembra di questo avviso: "No, non credo. Molti piloti si riuniscono sempre quando succede qualcosa di questa portata, o come quello che è successo in Malesia l'anno scorso in Moto3. Non credo che dovremmo andare alla Safety Commission ogni settimana per segnalare una nuova buca in pista. Non credo che quello che è successo domenica si sarebbe potuto evitare con una riunione della Safety Commission".
Pecco Bagnaia nei giorni scorsi aveva evidenziato che c'è poca partecipazione dei piloti alle riunioni della Safety Commission, però Pedro ritiene che questo non sia un grosso problema. In generale, vede complicato che i piloti possano unirsi in determinate situazioni critiche: "È come in qualsiasi altra situazione: uno si ferma solo se lo fanno anche gli altri venti. Se uno sta lottando per il Mondiale, cosa che non è il mio caso ma lo è per Bezzecchi, ad esempio, se lui non avesse voluto correre, sarebbe bastato che un altro pilota rivale per il titolo si fosse presentato in griglia perché lui lo seguisse. Stai inseguendo il sogno di una vita. Se gli altri si partono, parti anche tu. Tutti e venti dovremmo fermarci e dire che non si corre".
Il futuro pilota Ducati pensa che ci sia un aspetto importante da considerare: "Bisogna capire che noi piloti, anche se non sembra, siamo piuttosto egocentrici. Cerchiamo sempre l’occasione per dare il colpo di martello sul tavolo". L'egocentrismo dei piloti sembra un freno, dunque.

Resterà tutto invariato?

Nel 2023 si era parlato molto della possibilità che venisse creata un'associazione dei piloti MotoGP ed era stato indicato Sylvain Guintoli come possibile "presidente". Poi l'operazione è naufragata e ora è difficile dire se ci sarà un nuovo tentativo.
In F1 la GPDA (Grand Prix Drivers' Association) è stata fondata nel lontano 1961. Il primo presidente fu Stirling Moss. Il sindacato dei piloti è molto importante soprattutto per affrontare i temi relativi alla sicurezza, l'unione può condizionare positivamente chi deve prendere determinate decisioni. Vedremo se in MotoGP le cose saranno destinate a cambiare.
L'intervista originale in lingua spagnola su Motosan.es

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