Il motorsport, bello e pericoloso: quanto avvenuto nel Gran Premio di Catalunya ce l'ha ricordato una volta di più, e merita rispetto.
"Hoy doy solo gracias",
"Oggi rendo solo grazie". Partiamo da questo semplice messaggio di uno degli assenti al Montmelo che chiaramente hanno tremato di più nella giornata di ieri. Si può solo immaginare cos'avrà provato Marc Marquez, a casa e impegnato nel recupero per i noti problemi fisici, quando ha visto le immagini del fratello minore Alex in quel terrificante incidente in Catalunya. Abbiamo temuto tutti il peggio guardando quelle immagini davanti alla TV od agli schermi dei computer, figurarsi un fratello, per non parlare di genitori e fidanzata presenti in circuito... Stesso discorso sicuramente valido anche per familiari e amici di
Johann Zarco, protagonista del secondo terribile incidente nel GP Catalunya appena concluso.
Troppe volte vediamo insulti, minacce di morte, solo per le antipatie di certe tifoserie verso piloti avversari dei propri beniamini. Troppe volte poi vediamo questo bellissimo sport trasformato in uno spettacolo puro e semplice, in cui vengono scavalcati i sentimenti di ragazzi come chiunque, esseri umani dotati di sentimenti ed emozioni. Più voci, a partire da Jorge Martin e Pedro Acosta, hanno infatti criticato la terza ripartenza dopo i due gravi incidenti, ed altri, dal vincitore Fabio Di Giannantonio alla wild card Augusto Fernandez, hanno ammesso di aver corso molto scossi per quanto avvenuto poco prima. E no, ammetterlo non è debolezza, ma solo la richiesta di un maggiore rispetto per esseri umani, non robot. Non parliamo poi di certe foto circolate online subito dopo i fattacci, quando ammettiamolo, molti (inclusa la sottoscritta) temevano il finale peggiore in particolare per
Alex Marquez... Servirebbe una discussione sull'argomento, lo "spettacolo a tutti i costi" non può continuare.
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