Superbike Yamaha YZF-R1

Superbike retrospective, Yamaha YZF-R1: Il bolide di Locatelli e Razgatlioglu

Aggiornata per la normativa Euro 5, Yamaha YZF-R1 somiglia sempre più alla M1 MotoGP. Condotta da piloti giovani e veloci, è pronta per ambire al titolo Superbike?

25 aprile 2021 - 21:00

Continuazione dalla [terza parte]

Ad appena due anni di distanza dalla trasformazione radicale del Model Year 2015, Yamaha YZF-R1 ha ricevuto leggeri aggiornamenti necessari al rispetto della normativa Euro 4. In tale occasione è subentrata anche un’evoluzione di alcuni ausili elettronici, tra cui il quickshifter in scalata ed un maggior numero di sensori per le sospensioni Öhlins semi attive. Il livello prestazionale raggiunto era già molto alto, ma nel frattempo le altre supersportive non sono rimaste a guardare. Ducati con la Panigale V4, ma anche BMW, Kawasaki ed Aprilia hanno alzato l’asticella ogni anno di più. Per questa ragione, in vista della normativa Euro 5 la supersportiva di Iwata cambia nuovamente faccia, stavolta senza rinnegare il buono del design precedente e guadagnando tanti piccoli affinamenti tecnici. Del resto, anche la versione superbike da competizione è ancora molto competitiva.

Yamaha YZF-R1 2020, ancora più vicina alla M1

Seguendo una corretta logica di travaso tecnico -e di immagine- dalla MotoGP, la nuova Yamaha YZF-R1 si ispira maggiormente alla M1, specialmente nella zona del cupolino. Quest’ultimo, con il suo profilo più arrotondato ed il plexy più lungo, rimanda direttamente alla moto da gara e ne cattura le qualità in termini di efficienza aerodinamica, non a caso migliorata del 5%. Al tempo stesso, grazie ai nuovi gruppi ottici ancora più sottili e grintosi ispirati alla YZF-R6, tutto il frontale si fa più “cattivo”. Anche la singola presa d’aria trae giovamento da queste modifiche, assumendo una sezione più favorevole per il flusso d’aspirazione. A supporto di essa, arriva un nuovo telaietto in alluminio. Dal cupolino si estendono i fianchetti della carenatura, ora meglio integrati con le forme del telaio e del serbatoio.

 

Il perfezionamento del concept estetico 2015

Il codone, pur senza cambiare nel concept di base con tanto di feritoie aerodinamiche laterali, riceve alcuni affinamenti e risulta visivamente più leggero e filante. Il livello delle finiture è straordinario, in puro stile giapponese e non teme il confronto neppure con la storica qualità Honda. Al netto dell’introduzione del nuovo scarico per la normativa Euro 5, la nuova YZF-R1 non subisce un drastico calo di peso rispetto alla precedente ma si assesta sui 200 Kg in ordine di marcia dichiarati. L’obiettivo della Casa giapponese di mantenere un rapporto peso/potenza pari ad 1/1 è raggiunto. Lo stesso dato è valido per la versione R1M, che sopperisce alla massa extra delle sospensioni elettroniche con una carenatura in nobile fibra di carbonio.

Subito velocissima in Superbike, può ambire al titolo

Consolidando la partnership con il team Crescent, Yamaha non perde tempo e fa debuttare in pista la nuova YZF-R1 a partire dalla stagione 2020. A differenza di quanto accade alla Honda, rientrata ufficialmente nel campionato lo stesso anno con una Fireblade rivoluzionata, la base costruita negli anni dalla Yamaha è rodata e subito veloce. L’esperto Michael van der Mark conquista una vittoria e sette podi, chiudendo quinto in campionato, mentre il nuovo acquisto Toprak Razgatlioglu centra l’oro per ben tre volte e, con sei podi, giunge davanti al compagno di team. A conferma della validità del progetto ci sono anche i quattro podi di Loris Baz con il team Ten Kate, che utilizza la vecchia versione della YZF-R1. Per il 2021 il team saluta van der Mark, accogliendo la stella della Supersport Andrea Locatelli. La moto c’è: i giovani piloti in forza al team ufficiale Yamaha possono sognare in grande.

 

Il motore passa ad Euro 5 senza perdere potenza

La scelta tecnica dell’albero motore a croce, unica sul mercato, rimane parte dell’identità della YZF-R1. Per il 2020, la sfida che gli ingegneri hanno affrontato è quella di mantenere la ragguardevole cavalleria del modello precedente nonostante il passaggio a più stringenti normative anti inquinamento. Si è quindi resa necessaria una parziale riprogettazione delle componenti interne del propulsore. Ecco cambiamenti per la testata e per l’alimentazione, dotata di nuovi iniettori e condotti di aspirazione accorciati. I bilancieri a dito sono alleggeriti, in modo tale da raggiungere regimi più elevati. Non mancano alcuni accorgimenti per l’albero motore, che poggia su bronzine maggiorate e più affidabili, e per gli ingranaggi del cambio e la pompa dell’olio: le perdite meccaniche agli alti regimi sono ridotte del 5%. L’impianto di scarico con silenziatore laterale è rivisto nel rispetto dell’Euro 5, garantendo 200 Cv a 13.500 giri e 112 Nm di coppia a 11.500 giri.

Qualche rimaneggiamento per la ciclistica

Per quanto concerne la ciclistica, viene confermata la distinzione tra R1 ed R1M. Già fiore all’occhiello della Yamaha, il telaio Deltabox in alluminio non subisce mutamenti, mentre il comparto sospensioni evolve per entrambe le versioni. Quella standard riceve un nuovo pacchetto a marchio KYB, compreso l’ammortizzatore di sterzo. Le componenti interne sono state riviste, sia nella forcella che nell’ammortizzatore, migliorando il feeling del pilota con l’avantreno. L’impianto frenante con pinze anteriori a quattro pistoncini si affida a nuove pastiglie freno, più aggressive e meno soggette a surriscaldamento nell’uso intenso in circuito.

Controlli elettronici migliorati e sospensioni elettroniche per R1M

I già eccellenti sistemi di ausilio elettronico alla guida vengono ulteriormente perfezionati, confermando il massimo interesse di Yamaha per questo aspetto. Tutto parte dal nuovo ride by wire, interamente elettronico e privo di cavi di rinvio. Il motore riceve un evoluto controllo del freno motore, impostabile su tre livelli dal pilota. Inoltre, il launch control è configurato con un attacco più aggressivo, incrementato di 1.000 giri rispetto agli 8.000 del precedente. La frenata combinata, che rappresentava un particolare problematico nell’uso in pista, viene sostituita da un ABS a doppia opzione (fissa o cornering). La ricca YZF-R1M è equipaggiata con il più recente materiale Öhlins. All’anteriore troviamo una forcella ERS NPX-EC, una novità assoluta pressurizzata ad azoto a 6 bar, mentre dietro è confermato il TTX36 ERS, rivisto nei componenti interni. Il sistema Smart EC si interfaccia con le sospensioni offrendo al pilota il controllo in tempo reale tramite il TFT.

Yamaha YZF-R1 2020, varianti e prezzi

Per la superbike di Iwata in versione 2020 vengono rese disponibili solo tre varianti cromatiche, coerenti con il blasone della Casa. Alla YZF-R1 sono riservate la fresca colorazione Icon Blue e la raffinata Midnight Black, mentre la R1M si mostra unicamente nell’esclusiva Icon Performance Blue/Carbon Black. A quest’ultima spetta la placchetta numerata sulla piastra superiore di sterzo, anche se non si tratta di un’edizione limitata. I prezzi sono giustamente da top di gamma: 19.290 euro per la YZF-R1 e 25.990 euro per la R1M. Per chi volesse qualcosa di più in quanto a prestazioni, sono in vendita anche le parti speciali GYTR derivate dalle corse, in grado di completare il prodotto in chiave racing.

Yamaha YZF-R1 si conferma una superbike completa

Per un progetto che non viene stravolto nelle sue radici, arriva la conferma di tutti i pregi per cui era apprezzato. La posizione di guida è più da sportiva all’europea che giapponese, senza peccare nel comfort. Compatibilmente con il fatto che si parla di una sportiva, gli unici difetti che le si può attribuire sono relativi ai semi manubri, ancora troppo chiusi, ed al poco grip offerto dalle insenature in cui si inseriscono le ginocchia del pilota. Il poderoso rombo del motore, magicamente a metà strada tra il sound di una bicilindrica ed una quattro cilindri, si è salvato nonostante l’Euro 5. La YZF-R1 è amichevole alla guida, si lascia dare del tu per essere un mostro di velocità. Il motore conferma il suo tiro generoso e graduale, dando l’impressione di un picco di coppia un po’ più alto che in precedenza. La ciclistica è neutra, straordinariamente precisa in percorrenza e ricca di trazione in uscita di curva. Il nuovo controllo del freno motore aiuta in staccata, ma c’è da dire che rispetto alle migliori concorrenti fatica ancora un po’ in ingresso. Tuttavia, l’ABS cornering funziona molto bene, alla pari di tutto il pacchetto elettronico.

L’allestimento R1M è ancora più godibile

I punti di forza della versione R1M si mantengono anche nel 2020. Le sospensioni elettroniche Öhlins sono ancora più comunicative tanto per l’amatore quanto per i piloti più veloci, dando ottimi feedback a seconda delle regolazioni. Il loro intervento è poco percepibile, aiutando l’utente ad andare ancora più forte. Ancora una volta, è chiaro che con dispositivi di questo tipo ci si deve preoccupare meno di eventuali imperfezioni del set-up, che in pista e con queste potenze possono diventare motivo di affaticamento. La R1M si conferma anche più agile e svelta in inserimento di curva, andando a smussare il -leggero- difetto del modello standard. Globalmente, potendo spendere di più la versione più ricca è la scelta ideale, perché le sospensioni elettroniche migliorano la sicurezza anche su strada. Entrambe le Yamaha, fra tutte le supersportive, sono tra quelle che offrono il miglior pacchetto dinamico in tutte le circostanze di guida.

Ai più veloci ed ambiziosi, Yamaha riserva l’allestimento GYTR

Yamaha è storicamente una Casa molto attenta allo sviluppo in pista delle proprie sportive, col fine di offrire a team e privati materiale “pronto-corsa”. Nel 2018 la Casa giapponese ha presentato una versione praticamente Stock a disposizione dei privati, celebrativa del ventennale del modello. YZF-R1 GYTR, oltre alla livrea speciale, offriva componentistica molto pregiata ed era dedicata al solo uso in pista. Al costo di 39.990 euro per soli 20 esemplari, la moto era equipaggiata con scarico Akrapoviccambio rovesciato, pinze freno anteriori monoblocco e sospensioni Öhlins specifiche. Più caricata sull’anteriore, presentava semi manubri molto aperti, come gradito dai piloti. La posizione di guida differente si traduceva in maggiore nervosismo della ciclistica, ma anche in più controllo ed agilità. La nuova YZF-R1 non dispone ancora di un allestimento GYTR, Yamaha sorprenderà di nuovo gli appassionati con un’edizione speciale?

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Foto: Media.YamahaGetty

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