Archiviato il conclusivo appuntamento del World Supersport 2024 in quel di Jerez, per Kawasaki è tempo di valutazioni e riflessioni. La casa di Akashi è caduta tristemente nell’anonimato: il podio manca da 358 giorni, la vittoria addirittura dal 4 marzo 2023 con l’hurrà di Can Oncu in Gara 1 di Mandalika, con un misero 5° posto quale miglior piazzamento quest’anno. Un bilancio in passivo generato da un progetto tecnico antiquato, con la Ninja ZX-6R giunta da tempo a fine corsa. Il piatto piange, ma per il 2025 le ambizioni della Verdona saranno ben altre. Grandi aspettative saranno riposte nella nuova Kawasaki 636,
come risaputo attesa al via con il Puccetti Racing Team. Una grossa novità per la scena internazionale, ma non per il nostro panorama nazionale. Da qualche anno la nuova 4 cilindri di Akashi corre in bella vista nel National Trophy 600 sotto le insegne del Vieri Racing Team. La piccola compagine senese di Colle di Val d'Elsa, diretta da Paolo e Marco Vieri, ha precorso i tempi segnando la via verso l’atteso debutto Mondiale. Ecco la storia.
Paolo Vieri, se il National Trophy 600 fosse una prestigiosa università italiana, il Vieri Racing Team sarebbe un serio candidato alla conquista del premio longevitas…
“Partiamo da un presupposto: io sono super-affezionato alla Supersport. Il motivo? Beh, semplice… tra le derivate di serie è l’unica classe che ha mantenuto intatta la propria essenza. Rispetto alla Superbike [dove adesso le concessioni previste dal regolamento FIM consentono di apportare modifiche ad aree sensibili della moto] i prodotti sono a tutti gli effetti di derivazione stradale e, pertanto, reperibili sul mercato così come vengono concepiti. La considero inoltre accessibile dal punto di vista economico nonché formativa per piloti e team”.
Com’è nato il Vieri Racing Team?
“Nasce dalla passione del sottoscritto e di mio fratello Marco. Facevamo gare amatoriali, nei trofei minori… è stato un periodo molto bello e divertente. Intorno al 2014, per ragioni anagrafiche ed economiche, entrambi abbiamo maturato a malincuore la decisione di smettere. Colleghi e amici però ci hanno spronato a non abbandonare l’ambiente e, da lì a poco, abbiamo iniziato a preparare le moto per dei ragazzi che correvano insieme a noi. Istituendo così il team Vieri e, al contempo, affiliandoci alla Federmoto italiana in qualità di Motoclub. Anche se nella vita ci occupiamo di tutt’altro, col passare degli anni è diventata una piacevole abitudine. Inizialmente ci siamo messi alla prova nel contesto della Coppa Italia Velocità, passando al National 600 nel 2018. La pandemia purtroppo ci ha tagliato le gambe… malgrado le difficoltà oggettive, facendo leva su quel poco [o tanto a seconda dei punti di vista] a nostra disposizione non abbiamo mai saltato una gara”.
Nella stagione appena trascorsa siete partiti con propositi ambiziosi con la coppia formata dal giovane Andrea Campaci (3° nella generale, nella foto d’apertura) e l’esperto Andrea Bolognesi, entrambi dai trascorsi nel CIV Supersport, ma avete raccolto meno del previsto. Che tipo di bilancio possiamo tracciare?
“Come gruppo-squadra siamo molto soddisfatti dei progressi evidenziati, a livello di risultati qualche rammarico ce lo portiamo dietro. Sia con Campaci che con Bolognesi, il quale purtroppo ha dovuto saltare le ultime gare per un brutto infortunio rimediato al Mugello, abbiamo mancato l’appuntamento con la vittoria almeno in 2-3 occasioni. Spesso siamo stati velocissimi in prova, senza tuttavia concretizzare la domenica per una serie di circostanze e disavventure”.
Avete il merito di aver scommesso sulla Ninja ZX-6R 636, un unicum guardando le competizioni motociclistiche del nostro Paese. Che cosa vi ha spinto a puntare sulla Kawasaki maggiorata?
“Giacché legatissimi a Kawasaki, per anni abbiamo fatto affidamento sulla ‘classica’ Ninja ZX-6R. Arrivati ad un certo punto, tuttavia, abbiamo realizzato che i nostri limiti risiedevano proprio nel pacchetto in sé, ormai obsoleto. Ci siamo avvicinati con una certa curiosità alla 636 quando il modello è stato commercializzato per la prima volta tra il 2019 e il 2020. Il primo impatto è stato molto positivo, la moto ha mostrato subito un ottimo potenziale. Dopo un periodo di prova con gli amatori, abbiamo valutato di portarla in una realtà più attendibile e selettiva quale il National, favoriti dal regolamento ‘open’ [libero] del trofeo. Quest’anno abbiamo compiuto uno step importante con un motore più spinto, merito di un ‘certo’ Daniele Corradini [già motorista Puccetti Racing nel WorldSBK]. Considerando l’amicizia storica che lega me e mio fratello a Manuel Puccetti, nostro ex-avversario quando correvamo e con cui oggi condividiamo tecnici, meccanici e partner di vario tipo, nel nostro piccolo non potevamo che ravvisarlo sulla bontà del progetto”.
Manuel Puccetti vi ha dato ascolto…
“Alla fine, nonostante numerosi tentativi, siamo riusciti a convincerlo. Per fugare ogni dubbio, lo scorso mese di maggio abbiamo organizzato un test ‘vero’ a Cremona con il team di Manuel e, non da meno, la supervisione di Kawasaki Motors Europe. Quando Can Oncu è salito sulla 636, gli sono bastati un paio di giri per abbassare, e di parecchio, i suoi best lap ottenuti con la ZX-6R. Da quel momento Kawasaki, attraverso il peso specifico di Manuel con il sostegno della filiale europea di Akashi, senza dimenticare i feedback ricevuti nel corso delle ultime stagioni dal team Gearlink impegnato sempre con la 636 nella Supersport britannica del BSB, ha probabilmente capito che poteva diventare un modello ‘corsaiolo’. Destinato non solo al semplice uso quotidiano. Un cambio di rotta che ha riempito d’orgoglio me, mio fratello e tutta la nostra squadra: eravamo una ‘voce fuori dal coro’ in Italia, invece...”.
Piccoli, ma decisamente ben organizzati. Adesso anche pionieri.
“Non mi importa se, di tutti gli ingenti investimenti fatti con le nostre tasche nell’ultimo biennio, non abbiamo ricevuto indietro niente. Veder materializzare in pochi mesi, e su larga scala, tutti i nostri sforzi è una gioia che non ha eguali! Vada come vada, del nostro ce lo abbiamo messo”.
In quale veste si presenterà la nuova Kawasaki al Mondiale Supersport?
“Si tratterà di un merge tra 636cc e 599cc. Al netto del discorso legato prettamente alla cilindrata, la versione omologata manterrà le quote ciclistiche dell’attuale ZX-6R riprendendo alcune caratteristiche intrinseche della 636 da noi già sperimentate sul modello originario entrato sul mercato nel 2020: un attacco del forcellone più basso, misure del telaio leggermente diverse. Lo stesso dicasi per link, piastre e forcella. Da un annetto le nostre Ninja sono predisposte, di fatto al 90%, in configurazione Mondiale. Tanto che, a fine settembre, Kawasaki Italia ci ha invitato a partecipare all’ultimo round stagionale del CIV Supersport a Imola con Campaci. Seppur con gomme differenti [Dunlop vs Pirelli], un ‘travestimento’ da ZX-6R in quanto il nuovo modello gioco-forza non era ancora omologato e, di conseguenza, correndo fuori classifica [come Black Flag e RM Racing anch’essi per l’occasione motorizzati 636]”.
Andrea Campaci in pista a Imola
Fino a dove potrà spingersi la moto?
“Sarà tutto da verificare. Da fedelissimo del marchio, mi auguro che Kawasaki grazie a questo nuovo progetto possa tornare ad essere appetibile. Molto dipenderà dal punto d’incontro che troveranno Kawasaki e FIM sul propulsore oltre agli inevitabili accorgimenti regolamentari che verranno apportati in corso d’opera. Una cosa è certa: se il pacchetto resterà fedele in tutto e per tutto a quello da noi utilizzato in queste stagioni, allora la Verdona potrà tornare a dire la sua…”.
Torniamo a voi, siete già al lavoro sui programmi 2025?
“L’ideale sarebbe schierare un paio di 636, a seconda del campionato a cui ci iscriveremo. Il CIV? Nah… ci sono un sacco di spese futili. Siamo in contatto continuo con Pirelli: ci piacerebbe rientrare in un contesto dal format e regolamento più flessibili, simili al Mondiale. In modo da proseguire nello sviluppo della moto dato che Kawasaki è l’unica casa costruttrice del WorldSSP ad aver richiesto un kit racing molto, molto ampio. Ove possibile, facendo da spola con la struttura di Puccetti nella cernita del materiale. Contestualmente stiamo valutando di inserire una Ninja ZX-4RR nel Kawasaki Ninja Trophy o, in alternativa, in una classe Sportbike. Nel finale di stagione abbiamo esordito nel trofeo monomarca con Lorenzo Dotti, per questioni d’età costretto a disertare le prime gare dell’anno perché troppo giovane, il quale ha mostrato interessanti margini di crescita”.
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