L'anno scorso il papà, quest'anno il figlio.
Matteo Cristini s'è preso il suo primo titolo su strada nella classe Race Attack 1000 dei Trofei Motoestate, coronando una stagione in continuo crescendo. L'abbiamo accennato, nel 2023 il padre Paolo Cristini s'era preso l'ultimo titolo 1000 Stock (
qui la nostra intervista), in questo 2024 invece ci ha pensato il 21enne di Nave (Brescia) a mantenere il clima di festa in casa Cristini. Un risultato per nulla scontato: è rimasto sempre nel Team NTR, ma è passato da una Kawasaki 600 ad una BMW 1000, con conseguente debutto in una nuova categoria. Un cambiamento vincente, visto com'è finita a
Cervesina! Ci siamo fatti raccontare la sua storia, eccola dopo gli highlights dell'ultimo round.
Matteo Cristini, raccontaci la tua stagione da campione Race Attack 1000.
Arrivavo da un 600, il salto è stato bello grosso. Abbiamo pure fatto i test verso la prima gara con la moto originale perché purtroppo non sono arrivati i pezzi, ma da subito sono andato discretamente bene. Era la stagione da rookie sul 1000, quindi pensavo solo a divertirmi ed a fare esperienza, invece ce l'abbiamo fatta! È stato davvero bellissimo. Una cosa che mi ha sorpreso però è come ho sempre gestito tutto, anche l'ultimo round per il titolo. Mi sono sempre goduto tutto, senza farmi prendere dall'adrenalina, ragionando e facendo sempre tutto per bene. Ho fatto davvero un bel passo avanti, sono contento perché sono cresciuto anche sotto quel punto di vista.
Guardiamo alle gare: via al Motoestate 2024 a Varano ed a Cremona.
Diciamo che potevo partire meglio! Siamo arrivati al weekend con belle condizioni, ma in qualifica ho avuto un problema con pastiglie dei freni difettose e alla prima curva ero già per terra. Alla fine però ho vinto Gara 1, anche con un pizzico di fortuna, e in Gara 2 con la pioggia ho chiuso 4° senza esagerare. A Cremona invece siamo andati in quel periodo in cui pioveva sempre, quindi non siamo neanche riusciti a fare i test. In Gara 1 però ero secondo finché non mi è arrivato un calabrone in mezzo alla visiera, non vedevo più niente! Ho fatto fatica, ma ho concluso 3°. In Gara 2 invece sono rimasto a lungo davanti ma alla fine ho chiuso 2°.
Tocca a Magione, poi il ritorno a Varano.
A Magione sono arrivato senza test né niente: direi che è andata bene, ho fatto 3° in entrambe le gare. Siamo poi tornati a Varano e da qui ho capito come guidare la BMW 1000. Abbiamo fatto due test con mio padre che mi ha fatto da istruttore, mostrandomi le linee, dove mettere le ruote e tutto il resto. Infatti in qualifica ho fatto 2°, abbassando i tempi di due secondo e mezzo ed a pochi decimi dal primo. Ho vinto Gara 1 e ho fatto 2° in Gara 2.
Arriviamo al gran finale Motoestate a Cervesina.
Come meteo era meglio andare al mare, sabato mattina abbiamo girato con la nebbia e la pioviggine! In qualifica però ho fatto 2° e sapevo che per vincere il campionato mi bastavano due secondi posti. Tenendo dietro i miei rivali, rispettivamente a -9 e -10, quindi chi arrivava davanti vinceva. In Gara 1 abbiamo fatto una bella battaglia per qualche giro, finché non ho pensato al campionato e ho preferito non rischiare. In Gara 2 inizialmente ho fatto io il passo, poi c'è stata un'altra bella lotta, ma ho deciso di portare a casa tutto e ho chiuso di nuovo 2°. Certo mi sarebbe piaciuto vincere tutto, ma ho pensato al campionato. Avevo la situazione totalmente sotto controllo.
Tagli il traguardo da campione, qual è stato il primo pensiero? Te l'aspettavi?
Ero solo emozionatissimo, anzi ero talmente contento che sul rettilineo ho staccato le mani dalla moto a 240 km/h, quindi ho traballato un po'. Ma una volta tagliato il traguardo mi sono tranquillizzato. Ad inizio anno sono partito solo con l'idea di fare esperienza, non mi sarei mai aspettato di essere subito competitivo. Ma fino al 3° round non ci pensavo, poi quando mi sono trovato primo a pari punti c'è stato il click. Mi sono detto, e se ci fosse una piccola possibilità? Al 4° round sono arrivato con la testa totalmente diversa, volevo vincere!
Prima del Motoestate: ci racconti la tua storia di moto?
Con un papà con questa passione non potevo essere diverso [risata]. Anzi, mio padre ha iniziato a correre quando io sono nato! Posso dire quindi che sono nato in pista, fin da piccolino andavo a vederlo alle gare e sono praticamente cresciuto in quel mondo. Ma non ho iniziato subito a gareggiare, per mio padre era troppo pericolo e non ha voluto che cominciassi da piccolo. Ho iniziato in pitbike per caso, avevo 16 anni: la mia prima garetta è stata una che avevano organizzato nella vecchia pista di Franciacorta. È stato fantastico, mi è piaciuto tantissimo! È cominciata così.
Finché non ti avvicini appunto al Motoestate.
Parlando con Bruno [Sandrini, uno degli organizzatori del Motoestate, ndr], abbiamo deciso di organizzare un'uscita con un 400. Era il 2019: ho fatto questo primo test e mi sono divertito, quindi ci siamo detti, perché non provare a fare qualche gara? Abbiamo comprato una Kawasaki 400 e ho iniziato con il Team NTR in 300 SS nel 2020, proprio nel periodo Covid: il Motoestate aveva organizzato tre round, due a Varano e uno a Cervesina, senza gente. Non è andata benissimo, ma era l'esordio quindi va bene così.
Dopo aver rotto il ghiaccio non ti fermi più.
L'anno dopo infatti sono ripartito dalla stessa categoria ma nella classe Challenge, che organizzava Pedercini. L'ho vinta, però diciamo che non possiamo parlare di titolo: era praticamente una sottocategoria, quindi sì ho vinto ma non lo considero un titolo. A seguire ho corso per due anni con una Kawasaki 600 e sempre con il Team NTR in Race Attack 600. Il primo anno sono andato molto forte, il secondo anno invece sono andato molto male. Forse perché speravo di fare davvero bene, può darsi che mi sia messo troppa pressione e ho fatto peggio. Non riuscivo neanche a ripetere i tempi dell'anno prima!
Da qui però l'idea di cambiare, giusto?
Avevamo due opzioni: prendere un 600 Yamaha, oppure passare al 1000. Fisicamente io sono abbastanza alto e grosso, quindi il 600 mi era un po' piccolo. Quest'anno quindi sono passato al 1000 di BMW, visto che abbiamo la collaborazione con Dinamica, concessionaria di Brescia. Ho continuato con il Team NTR, ci ha seguito in gara anche la casa ufficiale Bitubo, e ho avuto un buon istruttore, mio papà, che era già nel settore e mi ha aiutato tantissimo. Oltre agli sponsor che ci hanno permesso di fare davvero un bel cinema. Cambiare si è rivelata la scelta giusta!
Una "pecca": doppio titolo Motoestate padre-figlio mancato di 4 punti!
Ci speravamo tanto! Per me però forse era un po' più "facile", diciamo così, mentre per lui, al debutto in 1000 Open, era un po' più complicato. Soprattutto perché io il nuovo layout di Cervesina l'avevo già visto due volte prima della gara e mi piaceva, mentre lui da anni fatica parecchio su quella pista. Poi all'ultimo giro dell'ultima gara ecco il problema tecnico... Un peccato, lui era arrivato molto carico e convinto. Sarebbe stato davvero tanta roba!
Quando vi carica questa 'rivalità in famiglia', anche se non siete nella stessa categoria?
Le prove libere le facciamo sempre assieme, alla fine in pista non ci pensi perché sei concentrato sul tuo. Quando però tocca alle qualifiche e alle gare... Il pensiero mentre mio padre corre c'è, un po' di paura ce l'hai perché si sa che è un mondo pericoloso, quando uno è in pista l'altro è fuori con l'ansia. Il problema è che corro sempre prima io, quindi lui mi vede e poi deve pensare al suo. Alla fine però la lotta in famiglia c'è sempre, quindi magari sbircio i suoi tempi, lui guarda i miei... Per ora mi ha sempre battuto lui, tranne l'ultima gara. Ma piano piano ci arrivo!
Sei un pilota-lavoratore, in parallelo cosa fai?
Quando ho iniziato a correre con le pitbike andavo ancora a scuola, facevo Meccanica in un CFP [Centro di formazione professionale, ndr]. Non potevo uscire da quel mondo. Purtroppo tutti i CFP qui a Brescia erano sulle macchine e io volevo fare le moto! Infatti ho sempre fatto stage in quel settore. Finite le superiori sono andato a lavorare per due anni in una concessionaria Yamaha come meccanico, poi sono passato allo stesso lavoro di mio papà. Lavaggio interni e lucidature, che faccio ancora adesso, però nelle macchine. È un lavoro che mi permette di guadagnare un pochino di più e quindi posso fare quell'uscita in più in moto.
Hai già qualche idea per il 2025?
Per ora no, zero proprio. Mi sto godendo il titolo e questa stagione che è andata molto bene, per l'anno prossimo dovrà passare l'inverno per capire un po' tutto, è ancora molto presto. Anche perché col lavoro che faccio mi viene difficile, ad esempio non potrei stare assente dal mercoledì come per la Coppa Italia. L'ideale sarebbe rifare il Motoestate, che si svolge in due giorni, ma non vuol dire che non siamo aperti a tutto. Questo però è un divertimento, prima si portano i soldi a casa e poi si vede cosa si può fare.