Il weekend più veloce dell’anno per quanto riguarda le quattro ruote è passato e ci induce a qualche riflessione. Pariamo dalla Formula 1 a Monaco. Molti dicono che non sia più il caso di correre lì, visto che è praticamente impossibile superare e la gara si trasforma in un trenino con tempi sul giro gestiti a piacimento: domenica anche cinque secondi più lenti rispetto al ritmo che era previsto. Sono andati così piano per salvare l'unica gomma utilizzata, tanto non poteva passare nessuno. Dall'altra parte dell'Atlantico c'è stata la 500miglia di Indianapolis, la sfida che non ha mai un attimo di pausa. Due gare quindi completamente diverse in due campionati dall'anima differente. I punti in comune sono correre nella stessa data e il prestigio enorme che tocca al vincitore di queste due gare mito del motorsport.
Monaco ed Indianapolis mettono in risalto il pilota
Il GP di Monaco è sempre stato “noioso”. Sono poche le volte in cui sono accaduti fattori che hanno reso la gara imprevedibile fino alla fine. Questo perché la gara si decide già in qualifica, grazie anche al layout della pista. Una pista stretta, che non fa risaltarel’eccellenza della vettura, ma le abilità del pilota. Vero, i primi dieci al traguardo domenica sono arrivati nella stessa posizione di partenza, senza mai superarsi. Eppure, gli uomini al muretto durante le loro conversazioni con i piloti erano molto agitati, soprattutto il muretto Ferrari e McLaren. Questo perché l’evento di Montecarlo conserva ancora quella bella fetta di strategia, è come una partita a scacchi. Oltre a ciò, abbiamo visto che Alexander Albon e Pierre Gasly sono andati a punti. Uno guida una Williams ormai lontana parente di quella degli albori del passato, l’altro un Alpine che non è di certo di prima fascia. I punti sono arrivati grazie alle loro doti da piloti, visto che nel sabato sono stati capaci più degli altri nel prendersi più rischi senza sbattere sulle barriere.
La gara di Indianapolis invece è tutto l’opposto di Monaco. Lì si è con il fiato sospeso fino alla fine e molte volte la griglia di partenza conta poco. Questo vuol dire che è meglio della sorella in Formula 1? No, assolutamente no. La caratteristica della gara madre che si disputa in Indycar è la stessa di quella che corre nel Principato. Una sfida tra il pilota e la pista. il pilota deve essere bravo a rimanere concentrato per quasi due ore, non prendere i muri nelle curve ovali e deve calibrare al millimetro ogni sorpasso. Oltre a ciò, deve tenere gli occhi aperti sugli altri contendenti, perché è un attimo che il rivale sbaglia e lo centra disintegrando anche la sua gara. Una caratteristica forse opposta, è che qui la gara conta molto e la vittoria può arrivare all’ultima curva o all’ultimo giro. Le ultime due edizioni, infatti, si sono risolte solo con l'arrivo in volata sul traguardo.
Leclerc e Newgarden in Indycar essenza del pilota
La particolarità di Monaco è che se vinci qui vieni ricordato per sempre. Una vittoria che da sola vale il lasciapassare per la storia del motorsport. Vincere qui è speciale e i piloti nell’esultare fanno molte volte una pazzia. Il tuffo in piscina o in mare, ad esempio, ma domenica abbiamo assistito a qualcosa di ancora più forte. La vittoria in casa di
Charles Leclerc ha commosso il mondo, il modo in cui guidava era freddo ma con il cuore che pulsava molto di più. Sfido chiunque era a casa a dire che il cuore non batteva a mille e perché batteva così forte? Perché correndo tra le vie del Principato Charles si sarebbe potuto rendere protagonista di un piccolissimo sbaglio in ogni momento, ma la sua freddezza lo ha premiato. Le lacrime per la sua prima vittoria in casa hanno reso questa settantesima edizione del GP di Monaco forse una delle più significative della storia della Formula 1.
Ora questo accadeva nel primo pomeriggio, perché poi alle 18:30 doveva scattare la 500miglia di Indianapolis. La pioggia, tuttavia, ha rimandato l’inizio e così la classica nello Stato dell’Indiana è scattata alle 22:45. La corsa non si può svolgere se la pista è bagnata perché i rischi sono altissimi. La gara una volta partita ha offerto il caos che tutti si aspettavano. La vittoria è giunta all’ultima curva, cioè quando, Josef Newgarden ha sopravanzato dall’esterno Pato O’Ward. Josef all’arrivo non si è trattenuto ed ha fatto come un anno fa. Lo statunitense ha parcheggiato la sua Dallara sul rettilineo finale ed è corso in mezzo al pubblico. Una festa unica con la gente in visibilio ma mai come Newgarden. Il bacio al catino più famoso del mondo e poi via con la iconica festa con il latte, sì con il latte e non con lo champagne.
La Formula 1 deve mantenere questa sua tradizione
Monaco ha quel fascino unico, ha quel significato per i piloti che vale tanto, quindi perché pensare di togliere questa tradizione? Le vittorie in Costa Azzurra sono le più amate dai piloti, sono dietro solo alla vittoria del titolo mondiale ( e ci mancherebbe). La 500miglia è la sua sorella ed ha lo stesso valore per i piloti della Indycar. Quindi perché privarsi di questa giornata così sacra? Che mette in scena prima la gara più rilassante anche se non per i piloti e poi la gara più adrenalinica sulle quattro ruote? Chiudo nel dire, ci sarà un motivo se per raggiungere la tripla corona un pilota deve vincere queste due gare più la 24h di Le Mans? Le tradizioni sono belle, quindi più che parlare della noia di Monaco, parliamo dei tanti GP cittadini noiosi sorti in posti lontano dall’Europa solo per il business.
FOTO: social Scuderia Ferrari HP e di Josef Newgarden