La clessidra della vita scorre per tutti e questo non è un mistero, ma capita a volte, che essa scorra più veloce quando si presenta un brutto male. Eddie Jordan si è spento dopo aver combattuto a lungo contro un tumore alla prostata e alla vescica. Un malanno che non ha mai tolto il sorriso a Eddie, che per noi amanti di questo sport resterà per sempre impresso nella memoria. Il circus lo ricorda per quello che è stato. Un “folle” irlandese che è riuscito nel suo sogno, quello di avere un team tutto suo in Formula 1. Quante storie da narrare ci lascia Jordan, quante potevano chiudersi con un finale diverso, ma tutte ci lasciano sempre con una bella risata.
Quella vettura tutta gialla un simbolo d’infanzia
Noi nati a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 abbiamo un ricordo molto nitido della Jordan, una vettura tutta colorata di giallo. L’adoravamo, perché dalla TV dei tempi con molte imperfezioni, il suo colore restava lucente e poi aveva il colore di un altro idolo di quei tempi, Valentino Rossi. Quel suo giallo ha spinto tanti ragazzi a giocare molte ore alla Play Station 2 con F1 2004, proprio con la Jordan. Questo è ciò che ha rappresentato, ma la storia di Eddie in Formula 1 parte nel 1991, quando fonda la Jordan Gran Prix. L’irlandese dopo anni di gavetta era riuscito nel suo sogno: allestir una scuderia capace di poter lottare nel massimo campionato al Mondo. Quel colore giallo limpido agli albori non c’era, vi era una vettura blu e verde acqua con un motore Ford.
La stagione della piccola scuderia di Silverstone fu eccelsa, chiuse addirittura quinta. Gli anni a seguire furono altalenanti. Non avendo la capacità di poter costruire un’intera vettura, Jordan si doveva accordare per il motore. Il ricordo va quindi ai motori Yamaha ma anche a quelli Hart, senza dimenticare la parentesi Peugeot o quello Honda. L’ultimo fu Toyota, insomma ne ha cambiate di cose Jordan per proseguire nel suo fantastico viaggio. Tutto è comunque cambiato nel 1997 con quella livrea gialla con disegnato un serpente. Le aspirazioni di questo irlandese si fecero sempre più alte con il biennio ’98-’99 che rappresenta l'apice.
Al primo podio nel ’94 all’ultimo nel 2005
La prima grande soddisfazione della scuderia di Eddie giunse nel 1994 quando in Giappone Rubens Barrichello portò sul podio la sua monoposto. Giungeranno altri podi sino a quel GP belga 1998 passato alla storia. Il 30 agosto di quell’anno viene corsa una delle gare più folli della Formula 1. Una partenza allucinante dove quasi tutti andarono fuori per via della pioggia. La gara una volta ripresa vide David Coulthard andare di proposito contro Michael Schumacher. La prima vettura a passare sotto la bandiera a scacchi fu la monoposto gialla di Damon Hill. La folle corsa di Jordan divenne uno dei cimeli più belli di sempre. Pareva non crederci, non poteva credere che una sua vettura avesse vinto nel più grande campionato al Mondo.
Nel 1999 ci fu forse qualcosa di ancora più grande, perché Heinz Frentzen rischiò seriamente di vincere il mondiale con la 199. Un sogno durato quasi tutta la stagione, la piccola Jordan che lottava contro i mostri sacri McLaren e Ferrari, ma tutti finì nel
GP di Germania. Il pilota tedesco ammise di aver sbagliato alla ripartenza dal pitstop, ma solo anni dopo. Questo perché Eddie da vero papà nell’immediato dichiarò che la vettura ebbe un problema. La scuderia britannica iniziò la sua discesa quell’anno, ma tornò a vincere nel 2003 con Giancarlo Fisichella. La prima e l’ultima vittoria furono segnati dal caos, perché Fisico vinse soltanto dopo la gara, per la precisione a Imola nella tappa successiva. Questo perché i commissari si accorsero di un problema di cronometraggio dato che la gara brasiliana fu interrotta e all’epoca si sommavano i tempi, fu tolta così la vittoria a Kimi Raikkonen. L’ultimo podio risale al 2005, anno in cui la Jordan sì ritirò dalla Formula 1 e fu nella corsa assurda di Indianapolis, con il portoghese Tiago Monteiro.
Eddie lascia un vuoto a questa Formula 1
Nel 2005, come detto, la scuderia corse il suo ultimo anno, ma già l’anno prima Eddie Jordan aveva venduto la sua squadra per gravi problemi finanziari. Il sogno di questo irlandese andò a sbattere con la dura realtà della finanza ma quello che ci ha lasciato è da tramandare ad intere generazioni. Jordan ci ha mostrato sempre un lato umano, sempre un modo di vivere la Formula 1 con la giusta follia, quella follia che ha anche caratterizzato i momenti culmine della sua storia. Ognuno di noi porterà il suo particolare ricordo di Eddie, il mio va proprio al 1991. Jordan quell’anno non solo portò il suo nome in F1 ma durante il GP di Belgio fece esordire un giovane ragazzo. Il 25 agosto esordì sul tracciato di SPA-Francorchamps un certo Michael Schumacher capace di lasciare il mondo a bocca aperta sin dalla sua prima qualifica.
Sorridi caro Eddie, continua a farlo ovunque tu ora stia viaggiando. Magari costruirai anche lì una tua scuderia e rimetterai quelle modelle che ti piaceva tanto mostrare vicino alle tue vetture. Facendo da papà e di questo sono certo, ai tanti piloti che hanno strozzato il loro sogno troppo presto.
Buon Viaggio!
FOTO: Formula 1